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All Our Fears

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VOTO: 7

La croce di essere diverso

In concorso al Biopic Fest 2022, il polacco All Our Fears di Lukasz Ronduda e Lukasz Gutt racconta la storia vera di Daniel Rycharski, artista, attivista e fervente cattolico nella cornice di una Polonia rurale e moralista.
Daniel è omosessuale in un mondo che rifiuta quelle che giudica ‘relazioni contronatura’; allontanato dal padre, ha una relazione segreta con Olek, e ha un’amica, Jacanda, anch’ella omosessuale, derisa per le sue scelte e senza sostegno nella sua stessa famiglia, che sceglierà di suicidarsi come ultima via di fuga. Ed è proprio quest’atto estremo a segnarlo; dovrà scegliere se abbandonare tutto o combattere la sua battaglia, che è poi quella di tutto il mondo LGBT polacco, un paese, per usare un termine attuale, ‘poco inclusivo’.

Nodo centrale è il rapporto tra religione ed omosessualità; Daniel è un cattolico praticante, va in Chiesa, fa la comunione, porta la croce di Cristo sempre al collo, eppure da quella stessa Chiesa è rifiutato. O meglio, tollerato, finché non decide di sfidarla con la sua Arte: esponendo, alla propria mostra, una croce di legno, simbolo della sofferenza di Jacanda e di tutti i ragazzi e le ragazze scherniti e bullizzati per le proprie scelte sessuali. Ed ecco un altro punto focale del film: l’alto tasso dei suicidi giovanili in Polonia, in particolare nelle zone agricole. Daniel vive in campagna con la nonna, unica a rispettarlo per chi è, fa parte della comunità, combatte le battaglie contro i cinghiali (per quanto possa suonare comico per chi abita a Roma, che con i cinghiali convive ormai pacificamente, in campagna c’è l’alto rischio di trasmissione di malattie da questi ai maiali delle fattorie), costruisce barriere che li tengano lontani, organizza manifestazioni che diano visibilità e risalto ai problemi rurali, tra cui appunto l’alto tasso di suicidi giovanili; la morte dell’amica, oltre ad una profonda crisi personale del ragazzo, incrinerà anche il suo rapporto con la comunità, spingendolo a ribellarsi con la sua unica arma: l’Arte. Così la Croce di Cristo diventa la sua croce, da portare in spalla lungo una via Crucis per le strade della città che mostri a tutti il peso portato dall’intera comunità LGBT. Un atto che, per lo scalpore e l’indignazione suscitati, non rimarrà privo di conseguenze. Oggi Daniel Rycharski, come si legge nei titoli finali, vive ancora in campagna con la nonna; costruendo e vestendo le sue croci per ogni giovane che diviene vittima per il suo essere diverso.

All Our Fears è un film che fa riflettere: sebbene la tematica sia stra-abusata, e i diritti delle persone LGBT+ siano riconosciuti pressoché ovunque, la mentalità di chi vive in determinati contesti (qui la cattolicissima Polonia, ma è cosi, ancora oggi, anche in alcuni luoghi del nostro Sud) fatica ad accettarne la stessa esistenza. Grazie ad una eccellente fotografia e a un buon tocco registico, il film riesce a cogliere l’atmosfera d’insieme cosi come i particolari, donando finanche una sorta di epicità al protagonista dai capelli biondo tinti, che indossa perennemente la sua tuta scura con le fascette arcobaleno, come nella foto reale che chiude il racconto.

Michela Aloisi

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