Agnus Dei 70

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Un nuovo Messia?

Con Agnus Dei 70 ecco un’altra provocazione per immagini firmata dal prolifico Flavio Sciolè, cinquantenne autore di numerosi cortometraggi. E non usiamo tale – forse inflazionata – definizione a caso, visto che Sciolè risulta, in questo caso ma non solo, artefice in toto di ogni aspetto dei propri lavori, dall’interpretazione al montaggio eccetera eccetera.
In questa sua fatica, presentata alla prima edizione dell’IndieCinema Festval, ci troviamo dunque dalle parti della video-arte, un cortometraggio sperimentale dalla confezione psichedelica che ci riporta di slancio verso quegli anni settanta suggeriti anche dal titolo. Evocare il fantasma del nume Andy Warhol o affini potrà sembrare probabilmente eccessivo, ma in tempi di calma piatta intellettuale come quelli che stiamo purtroppo trascorrendo da tempo non deve suonare irrispettoso, tutt’altro. Il citato “Agnello di Dio” – ovviamente interpretato dallo stesso Sciolè, unico attore del video – ben rispecchia la confusione morale contemporanea. Dove qualunque personaggio, anche quelli eufemisticamente tra i più discutibili, può ambire al titolo di Salvatore di un Mondo ormai in frantumi. Se la confezione rimanda argutamente, come detto, agli anni settanta, cioè ad un periodo durante il quale il sonno della ragione generava davvero mostri e non il processo contrario che si verifica ora, appare lampante come i riferimenti in Agnus Dei 70 siano tutti dedicati al presente. Offrendoci appunto il ritratto satirico nonché a dir poco controverso di un personaggio aggressivo, armato e pericoloso. Auto-definitosi latore di un messaggio rivoluzionario in grado di ottenebrare le menti e riportare una sorta di nuovo ordine costituito. Certamente una provocazione visiva ed intellettuale, si diceva. E tuttavia ancorata ad una realtà non immaginaria in cui qualcuno indica il Presidente U.S.A. Donald Trump come candidato al Nobel per la Pace oppure considera lo stesso Trump come autentico Messia deputato a mondare l’intero globo terracqueo da pericolosissimi liberals in cerca di giovani vittime, secondo il messaggio della setta QAnon, organizzazione che sembra in espansione negli Stati Uniti e non solo. O magari, l’opera di Sciolè, può essere letta in chiave di un avvertimento subliminale verso i rischi dell’omologazione totalitaria proveniente dal nuovo capitalismo cinese, dove il classico “Uomo Forte” è costituito da un’intera nazione.
Quello portato avanti da Agnus Dei 70 è insomma un discorso aperto, variamente interpretabile non solamente da posizioni politiche differenti. Un saggio filosofico della durata di quattro minuti che vale in toto la fatica – per gli occhi, non per la mente – spesa per guardarlo. E se a Sciolé possono essere mosse accuse di qualunquismo o di sterile operazione formale, ebbene si può affermare che fa tutto parte del gioco. Un gioco, se di questo si tratta, di cui Agnus Dei 70 risulta essere ben consapevole, Uno spicchio simbolico di un villaggio globale dove torto o ragione si confondono in una nebbia culturale molto difficile da diradare. E in cui, conseguentemente, è facilissimo perdere qualsiasi senso dell’orientamento.

Daniele De Angelis

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