A Tor Bella Monaca non piove mai

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5.0 Awesome
  • voto 5

Nella periferia romana

Come si fa a pagare l’affitto quando il lavoro scarseggia e affittuari abusivi non pagano i loro mensili? Le cose non sono affatto facili, soprattutto se la giustizia stessa sembra non stare dalla parte di chi ha ragione. Questo, all’interno di una cornice che vede il quartiere romano di Tor Bella Monaca protagonista, è quanto è stato messo in scena dall’attore Marco Bocci nella sua opera prima da regista: A Tor Bella Monaca non piove mai.

Un film, il presente, che mette in scena le vicende di un ragazzo – il gentile e pacato Mauro, impersonato da Libero De Rienzo – che si trova costretto a darsi alla malavita, al fine di far sì che la sua famiglia e la sua ragazza possano permettersi una vita dignitosa. Ma, di fatto, si tratta davvero di qualcosa di particolarmente originale nel suo genere?
Di storie del genere che vedono come scenario la periferia romana ne abbiamo viste tante e tante. E, più di una volta, realizzate anche in modo più che apprezzabile. Eppure, nonostante tutto, questo lavoro di Marco Bocci – data l’attualità dei temi trattati e l’indubbio appeal di determinate storie – naturalmente incuriosisce. Ma andiamo per gradi.
Dopo un incipit in cui su tutto ci colpisce un grintoso commento musicale, ecco iniziare un lungo flashback che ci porterà, pian piano, proprio alla scena iniziale, in cui il protagonista, insieme ad altri due amici, sta per rapinare degli imprenditori cinesi milionari. Ed ecco che, immediatamente, iniziamo a conoscere più da vicino il protagonista e le sue numerose problematiche, per un crescendo di situazioni ai limiti del paradossale in cui non si sa più chi siano i buoni e chi i cattivi. E il protagonista stesso, di suo, funziona decisamente, grazie anche alla bravura di De Rienzo.
Quello che, invece, di un lungometraggio come A Tor Bella Monaca non piove mai proprio non convince è proprio la regia di Marco Bocci. Tra scavalcamenti di campo non giustificati, primi piani di nuche fuori fuoco e – durante le scene degli inseguimenti – improvvisi ralenty che seguono passo passo il ritmo della musica, ci rendiamo immediatamente conto come il neo regista abbia ancora molto da imparare riguardo la grammatica cinematografica stessa. La macchina da presa – e l’intera post produzione dopo di lei – hanno qui un tocco eccessivamente maldestro e manieristico che, purtroppo, non funziona e fa sì che l’intero lungometraggio – che già di suo non brilla certo per originalità né per riusciti colpi di scena – crolli inevitabilmente.
In seguito alla visione di A Tor Bella Monaca non piove mai, dunque, ciò che immediatamente ci è dato da pensare è che l’intero lavoro sia stato quasi girato con il pilota automatico, calcando le orme di quanto realizzato in questi ultimi anni, pericolosamente certo che il tutto avrebbe avuto successo. Ma le cose, purtroppo, non sempre sono così semplici. E, in fin dei conti, ciò che abbiamo davanti è un prodotto che – colpevole anche uno script complessivamente privo di mordente e di originalità – probabilmente finirà nel dimenticatoio già pochi mesi dopo la sua permanenza in sala.

Marina Pavido

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