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A Cup of Coffee and New Shoes On

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VOTO: 8

Gemelli nella buona e nella cattiva sorte

«Per L’approccio minimalistico alla tragica e straziante storia, dove i protagonisti principali guidano lo spettatore attraverso emozioni autentiche, ma mai sentimentali. La storia ha un forte supporto nell’originale lavoro sul suono e nel montaggio, e nell’eccezionale prestazione degli attori». Questa la motivazione del Premio per la Miglior Regia, conferito dalla giuria del 41° Bergamo Film Meeting a A Cup of Coffee and New Shoes On (Një filxhan kafe dhe këpucë të reja veshur, Albania, Portogallo, Grecia, Kosovo). Del suo regista, l’albanese Gentian Koçi, ci è rimasta impressa sin dalla sua apparizione a Bergamo quella granitica determinazione nel rivendicare e difendere, durante il Q&A col pubblico, tutta una serie di scelte estetiche che anche per noi assicurano al lungometraggio un valore, una coerenza e una sincerità non comuni. Dalle geometrie così espresive della messa in quadro al timbro sobrio e comunque evocativo della colonna sonora tutto concorre all’elaborazione di un’esperienza sensoriale forte, quasi tattile, in quanto fiero contrappunto del dramma di due fratelli gemelli, i quali, già privi dell’udito, per colpa di una malattia genetica s’apprestano a perdere anche la vista.

Scelto anche come candidato albanese agli Oscar (senza rientrare, comunque, nella cinquina finale), A Cup of Coffee and New Shoes On affronta ad ogni modo il tema della malattia e l’accanirsi della cattiva sorte con toni consapevolmente, orgogliosamente anti-hollywoodiani. Nessun pietismo di sorta. Nessuna enfasi registica. Lo sguardo di Gentian Koçi si carica della grande dignità dei protagonisti e del loro affetto reciproco, è vero, senza però smussarne le componenti caratteriali più fragili e spigolose, senza celare o mascherare le loro debolezze. La malattia li consuma poco a poco. Ma loro restano profondamente umani, nel bene e nel male. Stessa cosa per quanto riguarda la giovane donna, legata sentimentalmente ad uno dei due, cui viene chiesto uno sforzo immenso dalla vita, al fine di non soccombere emotivamente a una situazione sempre più stressante, angosciante, restando al contempo fedele alla propria scelta affettiva.
Ed è attraverso prossemiche studiate con grande attenzione, ossia per tramite di contatti visivi un tempo essenziali (e destinati, nel caso dei due gemelli, ad estinguersi malinconicamente con l’aumentare della disabilità) come pure, soprattutto, nella intima relazione di mani, labbra, corpi, che l’estetica così motivata, intensa e vibrante di A Cup of Coffee and New Shoes On prende forma; sostenuta peraltro da interpreti straordinari, nell’aderire a tali figure e al complesso sistema di relazioni, che viene a configurarsi tra loro e con l’ambiente circostante.

Stefano Coccia

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