6 Underground

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5.0 Awesome
  • voto 5

Il tributo all’Italia di Michael Bay

Dal 13 dicembre 2019, Netflix ha reso disponibile l’ultimo film di Micheal Bay girato prevalentemente in Italia. Le riprese infatti, sono iniziate proprio nel settembre del 2018 nel capoluogo toscano che ospita una delle scene più adrenaliniche del film. L’inizio è proprio ambientato nella città fiorentina e vede una squadra di vigilantes alle prese con uno spettacolare inseguimento tra le strette stradine della città. Il ritmo è già elevatissimo e lo stile di Micheal Bay si evince sin dai primi momenti: esplosioni, auto che si disintegrano, schianti fragorosi e uccisioni in slow motion. Bastano pochi minuti per rendersi conto che 6 Underground è il riflesso del regista californiano alla sua massima potenza. Tuttavia, un film dai ritmi così alti deve pur essere in grado di mantenersi nel corso della sua durata. Invece, il lungometraggio scema di ritmo e si rivitalizza di tanto in tanto come delle montagne russe nelle quali non manca mai l’adrenalina. La storia non ci ha pienamente convinto. Nonostante la presenza di un cast tutto sommato buono, capitanato da Ryan Reynolds e contenente nomi come Mélanie Laurent, Manuel Garcia-Rulfo, Adria Arjona, Corey Hawkins, Dave Franco e Ben Hardy, la sceneggiatura risulta quella di un classico blockbuster di intrattenimento incapace di spiegare e illustrare a fondo le motivazioni che spingono i personaggi a fare ciò che fanno. In altre parole, Bay getta un gruppo di attori provenienti da diversi angoli del mondo (tralasciando l’Italia che però offre gran parte le sue scenografie) nella mischia, affidando loro ruoli tanto diversi e ricchi di sfaccettature ma senza svelare alcun perché. Non c’è una storia di fondo a guidare le gesta di questi sette uomini, solo un forte senso del dovere e una ricerca di giustizia per un dittatore da rovesciare. La sceneggiatura, firmata da Rhett Reese e Paul Wernick, costruisce addirittura un intero paese fittizio, il Turghistan (che dovrebbe essere il Tagikistan attuale) per proseguire una narrazione che sembra priva di scopi. I buoni dovranno così affrontare un classico villain, nella figura di un dittatore, provando a salvare un popolo intero dai soprusi e dalla povertà. Bay aggiunge un po’ di giustizialismo tramite una scena in cui vengono usati aerei da guerra armati con gas sarin, mostrando così una piaga che purtroppo affligge il nostro pianeta, specialmente in alcune zone del pianeta come la Siria. Un aggancio alla realtà che permette al film di scorrere nelle oltre due ore di proiezione ma di rimanere solo un’opera di puro intrattenimento senza un ché di filosofico o quant’altro. 6 Underground non è certo uno dei migliori film del regista più esplosivo di Hollywood, anzi, i tempi di The Rock, del primo Transformers e del più recente 13 Hours: The Secrets Soldiers from Bengazi, sembrano uno spauracchio del passato. Dato il notevole investimento di Netflix (6 Underground è ufficialmente il film per il quale la piattaforma ha speso di più in assoluto) siamo comunque in grado di affermare con certezza che quest’ultima opera del regista nato a Los Angeles farà piuttosto discutere. Ci sarà senz’altro chi lo adorerà e chi invece, come noi, dichiarerà la sua mancanza rispetto ai suoi passati lavori. Considerando la sequenza finale, sembra che Bay abbia voluto tenersi aperta una backdoor per provare a trasformare questo singolo film in un franchise a più capitoli. Ma sarà una buona idea?

Stefano Berardo

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