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5 Outlaws

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VOTO: 7,5

Dalla Scandinavia al Far West

Nel corso degli anni il Ravenna Nightmare è stato anche occasione di esplorare cinematografie meno presenti nella distribuzione italiana, ma particolarmente vitali quando ci si accosta a determinati generi. Ad esempio ciò che sporadicamente giunge a noi dalla Scandinavia. E come non ricordare, a tal proposito, una scoperta di tanti anni fa, ovvero il così bizzarro e archetipico horror finlandese Sauna, che ci permise anche di familiarizzare con l’eccentrico, poliedrico talento di Antti-Jussi Annila…
Originario della Finlandia – e per la precisione di Turku – è pure Joey Palmroos, co-regista assieme ad Austen Paul di 5 Outlaws. Nella così variegata programmazione del 21° Ravenna Nightmare Film Festival ha fatto perciò capolino anche il western!
Sarà che per il già menzionato Joey Palmroos trasferirsi temporaneamente dalle zone boschive della Scandinavia a quelle degli Stati Uniti non deve essere stato particolarmente traumatico, fatto sta che il Far West di 5 Outlaws pulsa sullo schermo con una sua identità, sia sul piano prettamente filologico che per la vivacità delle invenzioni narrative.

Diversi archetipi si rincorrono durante la visione. Dal movimentato lungometraggio di Joey Palmroos & Austen Paul giungono infatti echi del western classico (la voce fuori campo o i personaggi stessi che citano di continuo figure come Jesse James e Wyatt Earp), mentre l’azione si dipana seguendo schemi, riferimenti iconografici, leitmotiv narrativi e stili di ripresa più vicini alla successiva evoluzione del genere, in chiave crepuscolare e moderna.
Il plot, articolato su differenti piani temporali, pone al centro un topos facilmente riconoscibile: l’assalto al treno con successiva fuga dei fuorilegge, che dovranno presto arrivare a una soluzione condivisa da tutti, per la spartizione del bottino. Qui però i sospetti reciproci e una complessa trama di inganni, omissioni, tradimenti e precarie alleanze condurranno comunque i protagonisti verso un gioco al massacro, da cui sarà estremamente difficili uscirne vivi…
Western quasi contaminato, volendo, con un tipico giallo alla Agatha Christie.

Sia nella crudezza delle eliminazioni che nei dialoghi taglienti e nella costruzione dei personaggi, il riferimento più immediato pare essere in ogni caso Quentin Tarantino. Più in particolare il Tarantino di The Hateful Eight, cui del resto rimanda, insistendo sul versante “numerologico”, anche il titolo del lungometraggio in questione. Ma la vocazione “contemporanea” di 5 Outlaws non esclude che il suo indubbio citazionismo finisca per lambire anche altre fonti di ispirazione: particolarmente apprezzata da parte nostra, nella caratterizzazione del villain più spietato, la raffigurazione di questi quale “uomo dall’armonica”, che con ogni evidenza va ad omaggiare i nostri Sergio Leone ed Ennio Morricone.
Merito del film, curatissimo nelle ambientazioni, è peraltro aver riportato in auge un genere non così facile da realizzare, specie con un budget limitato, regalando citazioni gustose senza lasciarsene sommergere, costruendo anzi poco alla volta una propria impronta narrativa. A ciò ha contribuito senza ombra di dubbio un cast mediamente valido e preparato. Con al suo interno qualche presenza eccellente, su tutte quella del leggendario Eric Roberts (Coca Cola Kid, A morte Hollywood, Guida per riconoscere i tuoi santi, Il Cavaliere Oscuro, I mercenari – The Expandables, Vizio di forma, Babylon), il cui carisma buca lo schermo. E sempre a proposito di collaborazioni importanti nota di merito per la colonna sonora di Tuomas Kantelinen, compositore piuttosto noto a livello internazionale, anch’egli finlandese, la cui rilettura delle ballate country e di altre sonorità attinenti al genere ha costituito, assieme alla splendida fotografia degli elementi naturali e dei bivacchi notturni (con accreditati qui come DOP i due co-registi), presupposto assai ghiotto per la confezione finale di un buon prodotto di intrattenimento.

Stefano Coccia

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