Yùl and the Snake

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Difesa a oltranza

La presenza fuori concorso alla 15esima edizione di Imaginaria ci ha permesso di recuperare uno dei cortometraggi d’animazione più premiati dell’annata 2015/2016, ossia Yùl and the Snake di Gabriel Harel. L’opera vincitrice del prestigioso Cartoon D’Or 2016 era già transitata sugli schermi nostrani due stagioni fa nella sezione competitiva “Generator +18” del Giffoni Film Festival, ma la mancata partecipazione di Cineclandestino alla kermesse campana ci impedì di intercettarlo. Possibilità, questa, che non ci siamo fatti sfuggire una seconda volta grazie alla proiezione in quel di Conversano. Meglio tardi che mai.
Realizzato con un tratto semplice in B&N, con righe e punti che disegnano e compongono personaggi e ambienti, con un corpo estraneo colorato che entra improvvisamente a gamba tesa per rompere in via definitiva gli equilibri del plot, Yùl and the Snake sa come calamitare a sè l’attenzione della platea di turno dal primo all’ultimo fotogramma utile. Il punto di forza dello short del cineasta francese, formatosi nell’importante scuola La Poudrière, non risiede però nella tecnica utilizzata, bensì nella componente drammaturgica che lo alimenta. Di conseguenza, più che il tipo di animazione bidimensionale con il quale Harel ha scelto di dare forma e sostanza alle immagini del suo secondo lavoro sulla breve distanza, a colpire lo stomaco e la retina dello spettatore ci pensa il crescendo emotivo che caratterizza l’arco narrativo. Ci toviamo catapultati al seguito di Yùl, un tredicenne che va con il fratello maggiore Dino a concludere un affare con Mike, un teppista scortato dal suo mastino argentino. Quando la situazione degenera, appare un misterioso serpente.
La tensione sale gradualmente sino a implodere sullo schermo, andando di pari passo con l’innalzamento del livello di violenza legato all’escalation criminosa degli eventi. Yùl and the Snake è di fatto un piccolo crime movie declinato a romanzo di (de)formazione, che non fa sconti a nessuno quando si tratta di mostrare quanto e cosa sia costretto a fare il giovane protagonista per sopravvivere ai pericoli imminenti. Dalla materialità dell’atto criminoso si passa poi alla metafora del serpente che, nel suo palesarsi, porta sullo schermo l’animalità e il lato oscuro dei personaggi, compreso quello di Yùl.
Quello firmato da Harel è un cortometraggio che prova a riflettere la violenza della Società odierna, lanciando al fruitore un messaggio chiaro e senza mezze misure. Un’opera che arriva al pubblico come un pugno assestato alla bocca dello stomaco.

Francesco Del Grosso