Wonderful Losers: A Different World

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Una vita da gregari

La storia dello sport ci insegna che dietro agli arcinoti campioni del passato e del presente c’è e c’è sempre stato qualcosa o qualcuno che, in un modo o nell’altro, ha contribuito alla loro grandezza. Eppure i loro nomi, salvo rarissime eccezioni, non vengono ricordati negli annali, ne sono destinati a non trovare spazio sulle pagine dei giornali o degli almanacchi e negli speciali televisivi. Nel ciclismo, ad esempio, la figura del gregario è sempre stata e continuerà ad essere fondamentale per le vittorie di quei corridori che, oggi come ieri, hanno scritto capitoli importanti della storia di questo sport. In tal senso, il contributo alla causa è solo apparentemente invisibile, nella stragrande maggioranza dei casi perché lontano dagli obiettivi delle telecamere. Di conseguenza, si fa fatica a capirne l’importanza. Ed è per questo che un’opera come Wonderful Losers: A Different World assume un elevato peso specifico in termini di valore intrinseco, proprio perché mette da parte le gesta di quegli atleti i cui nomi sono incisi a carattere cubitale nella mente degli sportivi e degli appassionati, per concentrarsi su quelli che nei decenni hanno con forza di volontà, coraggio e abnegazione, sacrificato velleità e ambizioni per amore delle due ruote.
A loro Arūnas Matelis ha dedicato un documentario davvero toccante ed emozionante, che riempie in parte quel vuoto mediatico e storiografico che l’audiovisivo e non solo ha creato intorno alla figura del gregario. Circoscrivendo il campo, tutte le volte che la Settima Arte nelle sue diverse espressioni si è avvicinata al ciclismo lo ha fatto quasi esclusivamente per raccontare le imprese passate alla storia o per dipingere i ritratti di coloro che le hanno portate a termine. Ultimo in ordine di tempo Moser, scacco al tempo, il documentario che Nello Correale ha realizzato per rendere omaggio al Francesco Moser uomo e sportivo.
Con Wonderful Losers: A Different World, nelle sale nostrane con Stefilm e Movieday dopo un fortunato tour nel circuito festivaliero e il recente passaggio al Trieste Film Festival 2018, il regista lituano punta la macchina da presa sul mondo dei gregari, i “portatori d’acqua”, i Sancho Panza del ciclismo professionistico, per portare sul grande schermo la loro volontà smisurata, la loro devozione e la capacità di sopportare la fatica e il dolore per continuare la gara ad ogni costo e dare il personale contributo alla vittoria finale del loro capitano. Se cadono si rialzano e fanno di tutto per continuare la corsa: alzare bandiera bianca non è ammesso. E per farlo, Matelis ha seguito il Giro d’Italia e i suoi 21 giorni, immergendosi corpo e anima nel gruppo e mai nella testa. Il tutto scegliendo l’auto del team dei medici come punto di vista inedito dal quale osservare e ascoltare i protagonisti nel corso delle tappe, mentre vengono soccorsi o incitati a continuare. Ciò restituisce allo spettatore di turno una prospettiva diversa su un modo di vivere il ciclismo, che dà voce a chi solitamente non ne ha. Questo è il grande merito di una pellicola che sa come e quando pizzicare le corde del cuore del fruitore senza scivolare mai nelle sabbie mobili della spettacolarizzazione, alternando momenti privati alla cronaca della quotidiana odissea dei gregari e dei loro angeli custodi, i medici di corsa.

Francesco Del Grosso