Un valzer tra gli scaffali

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7.0 Awesome
  • voto 7

Supermarket in love

San Valentino è la festa degli innamorati e la Settima Arte non può di certo esimersi dal partecipare alle annuali celebrazioni. Viene da sé che le distribuzioni a tutte le latitudini scelgano il 14 febbraio per portare nelle sale i titoli dei rispettivi cataloghi che fanno dell’amore il proprio baricentro. Quale collocazione migliore allora per il lancio sugli schermi nostrani con Satine Film, ad un anno dall’anteprima alla 68esima Berlinale (vincendo Premio della Giuria Ecumenica e Premio Guild delle Giurie indipendenti) e più di recente dalla partecipazione alla 20esima edizione del Napoli Film Festival (dove si è aggiudicato il Vesuvio Award), di una pellicola come Un valzer tra gli scaffali.
Protagonisti del film di Thomas Stuber sono, infatti, un amore nato tra gli scaffali di un supermercato e il microcosmo pieno di umanità rappresentato dalle persone che vi lavorano, che fra quegli stessi scaffali trovano amicizia, amore, orgoglio e dignità. Tra questi c’è il nuovo arrivato Christian, timido e riservato scaffalista notturno, che presto finisce per considerare il supermercato come fosse la sua vera casa. Lì, tra le infinite e asettiche corsie che lo compongono, rimane incantato da Marion, la responsabile del settore dolciumi, che lo ha folgorato al primo sguardo e che, tra un incontro e l’altro alla macchinetta del caffè, cercherà teneramente di conquistare.
Alla visione lasciamo ovviamente l’esito, ma nel frattempo quella che scorre davanti agli occhi degli spettatori di turno è una storia delicata, che rivela momenti di grande poesia nel raccontare la banalità della vita quotidiana, perché la vita può essere incredibile anche nelle piccole cose. E il cineasta tedesco, già autore dei pluridecorati Teenage Angst ed Herbert, dipinge questo spaccato esistenziale utilizzando pennellate di lirismo sin dai primissimi fotogrammi della sua opera terza, con le luci del grande supermercato alla periferia di una cittadina della Germania Est che fa da palcoscenico accendersi sulle note di “Sul Bel Danubio Blu”, mentre i carrelli per la movimentazioni delle merci volteggiano come abili danzatori in un valzer tra i corridoi. Un’immagine onirica ed evocativa che sembra contrastare con la monotona quotidianità di questo luogo, popolato di gente, lavoratori o clienti, unicamente impegnata a riempire o a svuotare interi bancali di merci. Eppure, in questo microcosmo di vite scandite da una banale e impassibile regolarità, si cela una profonda umanità: storie di solitudini e malinconie, ma anche di emozioni e di complicità. Emozioni che una volta scongelate alimentano la linea romantica che fa da colonna vertebrale allo scheletro della timeline. I momenti che chiamano in causa Christian e Marion, interpretati dai bravissimi Frank Rogowski e Sandra Huller, sono non a caso i più riusciti e intensi, poiché capaci di scaldare il cuore e fare brillare gli occhi.
Il risultato è una dramedy in salsa melò che mescola sulla tavolozza senza soluzione di continuità e con grande equilibrio, toni e registri, realismo e poesia, colori e atmosfere, ossessioni e suggestioni universali, ma soprattutto grandi e piccoli temi (crisi dei sentimenti e crisi economica, redenzione e perdono) che vengono sviscerati senza il bisogno di alzare la voce e banalizzare.

Francesco Del Grosso