Un nemico che ti vuole bene

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

In compagnia di un killer, fin troppo premuroso

Senza alcun dubbio Un nemico che ti vuole bene è la black comedy che non ti aspetti. Quantomeno sugli schermi italiani. Già, basti pensare che il film girato tra le Puglie e qualche amena location elvetica da Denis Rabaglia, regista svizzero con cittadinanza italiana, su alcuni siti di casa nostra viene catalogato come commedia e in altri addirittura come thriller. Si vede che il cinema prodotto nello stivale e la critica che vi si rapporta hanno poca confidenza con certe sfumature. Eppure, è proprio da talune atmosfere, dal laconico umorismo tendente al nero, che questa piccola produzione impreziosita da un cast parimenti eccentrico trae parte della sua originalità, sufficiente verso la fine a chiudere un occhio su alcune incertezze di sceneggiatura.

Presentato in anteprima nazionale al Terni Pop Film Fest, dopo aver debuttato a Locarno 2018, Un nemico che ti vuole bene proprio in terra umbra ci ha offerto la possibilità di apprendere, dal regista stesso, un fatto assai curioso: pare infatti che l’anomalo soggetto sia stato ispirato a Rabaglia dal bizzarro aneddoto raccontagli da un illustre collega, l’autore polacco Krzysztof Zanussi, il quale a sua volta avrebbe appreso sì strana storiella a tavola, da un sedicente killer georgiano. Sempre che nel rincorrere la matrice dell’episodio non si sia già persa la rotta, intendiamoci. Fatto sta che poi Zanussi avrebbe acconsentito alla richiesta del collega svizzero, lasciando che fosse lui ad attivarsi per trasformare il frutto di quel momento conviviale nella traccia di un vero e proprio progetto cinematografico. E già questo ci pone in circostanze abbastanza eccezionali…
Dopo un prologo degno di qualche eurospy degli anni ’60, Un nemico che ti vuole bene ci catapulta a freddo nel brusco incontro tra i due protagonisti: in una notte buia e tempestosa il professor Enzo Stefanelli (un Diego Abatantuono qui particolarmente misurato e sornione) salva la vita a quel giovane ferito da un’arma da fuoco, che gli aveva anche puntato la pistola addosso pur di farsi curare senza passare dal pronto soccorso. In cambio l’uomo colpito (Antonio Folletto, vera e propria rivelazione del film), un killer professionista dal misterioso passato, insiste affinché gli sia data occasione di trovare e uccidere un qualsiasi nemico del professore, per potersi così sdebitare. Sebbene Enzo affermi di non avere nemici, l’altro si mette subito all’opera, creando un certo scompiglio nell’esistenza apparentemente quieta dell’uomo che precedentemente gli aveva salvato la vita. In principio scettico, il professore farà grazie a lui una serie di sconcertanti scoperte…

Di questa insolita black comedy, tirando le somme, ci sono piaciute parecchio le stuzzicanti premesse, relative al paradossale rapporto instauratosi tra i due personaggi principali, un rapporto che oscilla di continuo tra diffidenza e amicizia, tra riconoscenza e timore, generando poi una inaspettata escalation comica allorché la famiglia del professore viene coinvolta poco alla volta nella vicenda. Peccato soltanto che nell’avvicinarsi alla conclusione lo script perda un po’ di colpi, sfilacciandosi eccessivamente e risolvendo in modo un po’ semplicistico alcuni snodi cruciali. Ma quella realizzata da Denis Rabaglia con l’ausilio di un cast decisamente accattivante, in cui figurano anche i nomi di Antonio Catania, Massimo Ghini, Andrea Preti, Mirko Trovato e Sandra Milo, resta in ogni caso una piacevole anomalia, quantomeno per il panorama nostrano.

Stefano Coccia