Un figlio all’improvviso

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La mamma è sempre la mamma

La mamma è sempre la mamma. Anche quando, ormai, non si è più bambini. E persino quando si fa la sua conoscenza solo in età adulta. Ed è stato proprio l’intento di dedicare una pièce teatrale a sua madre e – più in generale – a tutte le mamme del mondo, ad aver spinto, nel 2016, l’autore e attore Sébastien Thiery ad aver scritto “Momo”, concepito, appunto, per un palcoscenico teatrale e che, in poco tempo, gli ha regalato grande notorietà. Quale consacrazione migliore, dunque, per la suddetta opera, se non la sua trasposizione sul grande schermo? Detto fatto: appena due anni dopo la sua prima rappresentazione a teatro, Momo – tradotto in italiano con il titolo Un figlio all’improvviso – è diventato anche un lungometraggio. Per l’occasione, Thiery si è avvalso della collaborazione del regista Vincent Lobelle, qui alla seconda regia dopo Les dents de la nuit (2008).

Con tali premesse, chi meglio dello stesso regista, dunque, per interpretare la parte del bizzarro Patrick? Nell’insolito ruolo di un quarantenne sordo, che, sotto molti aspetti, sembra quasi essere rimasto bambino, già pochi minuti dopo i titoli di testa vediamo, dunque, Thiéry “importunare” al supermercato una coppia di mezza età (interpretati da Catherine Frot e Christian Clavier), rubando loro il carrello della spesa e scappando via senza motivo apparente. Nel momento in cui, però, i due torneranno a casa, troveranno lo stesso Patrick, che, dopo aver messo in ordine la spesa precedentemente sottrattagli, affermerà di essere loro figlio. Peccato che la coppia non abbia mai avuto figli. Che sia, in realtà, il frutto di una scappatella?
Una storia singolare, per una commedia brillante che punta molto sugli importanti nomi all’interno del proprio cast. Se, infatti, questo singolare mattacchione che, di punto in bianco, afferma di essere il figlio dei due protagonisti si rivela più che carismatico, l’intero lungometraggio sembra aver trovato il proprio punto di forza principalmente nelle interpretazioni della Frot e di Clavier. E, soprattutto per quanto riguarda quest’ultimo, si potrebbe addirittura affermare che questo Un figlio all’improvviso sia una sorta di consacrazione per il suo ormai celeberrimo talento comico. Allo stesso, modo, riuscite gag stanno a valorizzare gli interpreti tutti, compresi anche lo stesso Thiéry e Pascale Arbillot (nel ruolo della compagna non vedente di Patrick). Cosa, questa, d’altronde assai frequente quando un’opera è tratta da una pièce teatrale. Persino se la suddetta teatralità poco si fa sentire nel suo adattamento per il grande schermo.
Ciò che, in realtà, di un lavoro come questo preso in esame proprio non convince, è una successione degli eventi eccessivamente repentina, soprattutto man mano che ci si avvicina al finale. Poco credibile, dunque, ci sembra improvvisamente lo stesso Christian Clavier, a causa del suo improvviso cambio di registro. Allo stesso modo, eccessivamente forzata ci appare anche la reazione della stessa Catherine Frot, nel suo entrare così in fretta nell’ottica di essere madre. Ma, si sa, in questo caso si può anche chiudere un occhio, se si pensa al messaggio dell’opera stessa, secondo il quale per essere genitori, non sempre è necessario essere anche genitori biologici. E il messaggio, in soli ottantacinque minuti di gag e situazioni paradossali di ogni genere, arriva forte e chiaro.

Marina Pavido