Trieste Science + Fiction 2017: bilancio

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Un bilancio sospeso nel tempo!

A causa dello spostamento di date della Festa del Cinema di di Roma, la cui stessa genesi veltroniana deve essere in qualche modo fautrice di infausti accadimenti, quest’autunno ha portato ad una quasi insostenibile sovrapposizione di rassegne importanti o a noi comunque assai gradite: nella stessa settimana è capitato per esempio che si accavellassero, oltre alla già menzionata Festa del Cinema, appuntamenti imperdibili come Lucca Comics & Games, Ravenna Nightmare e, per l’appunto, Science + Fiction a Trieste.
Il sottoscritto, in preda a un attacco acuto di stakanovismo, ha fatto quindi la spola tra Roma, Trieste e Ravenna, a caccia delle giornate di proiezioni sulla carta più interessanti. Quale diretta, forse inevitabile conseguenza, è capitato che il festival confermatosi poi il più succulento, quello triestino, restasse un po’ a margine della nostra analisi. Il sempre querulo e monotono Marzullo è solito dire, in una sua trasmissione: “quando un giorno – vista l’ora – è appena finito e un nuovo giorno è appena cominciato; un giorno in più per amare, per sognare, per vivere.”
Ecco, parafrasando Marzullo, noialtri potremmo anche dire che il bilancio di Science + Fiction 2017 lo stiamo pubblicando “quando il festival della fantascienza – vista la data odierna – è terminato da mesi e un nuovo festival sta per cominciare”. Sì, perché siamo ormai giunti a Capodanno e gennaio in quel di Trieste sarà il mese da “santificare” seguendo Alpe Adria, altro appuntamento a noi molto caro…

Uscendo da questa per noi insolita bolla spazio-temporale, possiamo dire innanzitutto che la 17esima edizione di Science + Fiction è riuscita per l’ennesima volta a non deludere le aspettative, in quanto a film selezionati, confermando peraltro un’apprezzabile tendenza a mescolare il vecchio e il nuovo. Gli appuntamenti retrospettivi, come sempre, si sono fatti valere: su tutti vorremmo segnalare la proiezione in pellicola al Teatro Miela di uno dei tanti filmoni realizzati da Stanley Kramer, L’ultima spiaggia, severo monito sul pericolo di un’apocalisse nucleare che di questi tempi, con il dittatore nordcoreano e il suo avversario statunitense in preda a continui “pruriti”, è tornato a essere sinistramente attuale.
Abbiamo citato il Teatro Miela. Ma la vera novità dell’anno è stata l’inserimento, quale location principale di questa edizione, del Politeama Rossetti: una sala, è il caso di dirlo, veramente “spaziale”! Ed è in questo luogo immenso, elegante, perfettamente attrezzato, che abbiamo visto alcuni lungometraggi ben calati nell’immaginario fantastico, come ad esempio quel kolossal della science fiction russa, Salyut 7 di Klim Shipenko (non a caso Premio del Pubblico), in grado di rivaleggiare con analoghe produzioni americane sul piano tecnico, ma con qualche spunto originale in più.

“Sempre due ve ne sono, un allievo e il suo maestro”. Così si sarebbe espresso forse il saggio Yoda, prelevato a forza dall’universo di Guerre Stellari, di fronte alla presenza a Trieste di questi due lavori per certi versi collegati tra loro, Hostile di Matthieu Turi e Cold Skin di Xavier Gens. Se il secondo, inquietante lungometraggio dalle feconde risonanze lovecraftiane, non ha fatto altro che confermare gli enormi progressi compiuti dall’autore francofono, il collegamento con Hostile, cruda distopia post-apocalittica che peraltro ci ha convinto a metà, è presto detto: il film del comunque promettente Matthieu Turi è stato infatti co-prodotto dallo stesso Xavier Gens che potremmo dunque definire il suo maestro!
Ovvio che non siano mancate le delusioni. Quella principale, sospesa tra ambizioni cyperbunk e ossessioni quasi almodovariane sul rapporto col proprio corpo, è stata rappresentata quest’anno dal farraginoso Replace di Norbert Keil. Volendo chiudere invece in bellezza, segnaliamo volentieri l’esito del Premio Stars’ War, ovvero il premio della Critica Web al quale noi di Cineclandestino abbiamo partecipato assieme ai colleghi di BadTaste, CineBlog, CineLapsus, Cinematographe, Long Take, Quinlan e Sentieri Selvaggi. Ne è uscito trionfatore, con nostra grande gioia, Zombillenium di Arthur De Pins e Alexis Ducord, lungometraggio d’animazione dalle atmosfere burtoniane e dalle eccelse qualità narrative, che ci farebbe molto piacere vedere distribuito in sala.

Stefano Coccia

Riepologo recensioni per sezione della diciassettesima edizione del Trieste Science + Fiction

Neon

Cold Skin di Xavier Gens

Hostile di Mathieu Turi

Neon – Out of Competion

Before We Vanish di Kiyoshi Kurosawa

Blade of the Immortal di Takashi Miike

Bushwick di Jonathan Millot e Cary Murnion

Spazio Corto

La macchina umana di Adelmo Togliani e Simone Siragusano

Extra

Lovemilla di Teemu Nikki

Futurologia

Il senso della bellezza di Valerio Jalongo