The Wash

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Non si può lavare tutto

C’è qualcosa di grottesco nel fatto di essere ammazzati da divise vuote senza i soldati dentro che con l’arma di turno ti sparano addosso. Eppure per quanto grottesco e impensabile esso sia, è quanto accade da decenni a questa parte in quel di Capo Teulada, lembo di terra nel sud della Sardegna, caratterizzato da pareti a picco sul mare e da dune con spiagge di sabbia bianchissima. Potrebbe essere un piccolo angolo di Paradiso se non fosse per l’insediamento militare che ne deturpa la topografia e che mette seriamente in discussione la vita di alcuni componenti della popolazione locale.
Non siamo dunque nel classico “teatro di guerra”, eppure la gente rischia quotidianamente la propria esistenza per via di quello che si può considerare a tutti gli effetti una sorta di fuoco amico. Il carnefice in questione è il poligono militare di Teulada, una zona di esercitazione su larga scala voluta e costruita su un perimetro di 50 km dalla NATO dopo la Seconda Guerra Mondiale, che ad oggi rappresenta uno dei maggiori centri di collaudo per armamenti dell’intero pianeta. Le vittime, invece, sono i componenti della famiglia proprietaria della lavanderia del paese che si sono ammalati a causa delle sostanze tossiche presenti nelle divise militari che loro lavavano e maneggiavano e maneggiano ogni giorno da anni.
Tanto l’invisibile carnefice quanto le vittime sono i protagonisti di The Wash di Tomaso Mannoni, presentato nel Concorso Italiano della quarta edizione di Visioni dal Mondo. Trattasi di un documentario d’inchiesta caratterizzato da un originale sguardo contemplativo che evita la frontalità delle interviste per immergere lo spettatore nel territorio e nella sua storia, suggerendo la denuncia e non cavalcandola. Il tutto in una ventina di minuti che arrivano al fruitore per mezzo di un montaggio in contrappunto che intende restituire un’articolazione narrativa tra ricostruzione e paesaggi spettacolari, tra scarti e sovrapposizioni temporali. In tal senso, il cineasta cagliaritano non segue i modelli classici del genere in questione, ma ne prende in prestito alcune componenti per portare sullo schermo uno short che raccoglie e mescola nel suo DNA l’approccio di Enrico Parenti e Thomas Fazi nel loro Standing Army (incentrato sulla rete globale di basi militari statunitensi, il loro impatto sulle popolazioni locali e il complesso militare-industriale che sostiene tale rete) con quello di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti per Materia oscura. Con quest’ultimo ha sicuramente più punti in comune, a cominciare dal tema, ossia quello degli esperimenti bellici delle forze armate nel territorio del poligono sperimentale del Salto di Quirra in Sardegna e le relazioni degli abitanti del luogo. Coordinate geografiche diverse seppur non particolarmente lontane in termini di distanza, ma la sofferenza che si vive quotidianamente in quei luoghi ha il medesimo drammatico impatto sugli esseri umani. Da parte sua, Mannoni rivolge l’obiettivo della macchina da presa verso un nucleo familiare, quello più colpito (5 su 6 componenti ammalati di disfunzione della tiroide), per provare ad aprire una breccia nel solito muro di omertà che viene eretto quando si tratta di interessi, legami strategici e ragioni di Stato. E per farlo pone l’accento sulla relazione maligna e fatale tra l’attività lavorativa della comunità civile e quella militare all’interno del poligono.
The Wash ha il merito della sintesi e allo stesso tempo della chiarezza, anche se in alcuni brevi passaggi appare ripetitivo nel sottolineare i concetti chiave. La soggettiva della lavatrice in funzione con l’apparato filmico anch’esso impegnato in una rotazione circolare a 360° è il campo di battaglia dove si consuma una guerra che va avanti da decenni, quella tra l’uomo e una minaccia letale in polvere chiamato amianto o uranio impoverito.

Francesco Del Grosso