The Void

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4.0 Awesome
  • voto 4

Vuoto pneumatico

Certi titoli sembrano, a leggerli in senso lato, autentiche dichiarazioni d’intenti. Prendiamo ad esempio The Void – ossia Il vuoto – horror battente bandiera canadese diretto dal duo di carneadi Jeremy Gillespie e Steven Kostanski, nel cui pedigree troviamo tanta serie C di genere e una partecipazione al secondo capitolo dell’antologico ABCs of Death (2014) relativamente al solo Kostanski. Tali, tutt’altro che entusiasmanti, premesse trovano conferma nel corso della visione di The Void, filmetto di natura ampiamente derivativa che, nella progressione narrativa, si rivela nient’altro che una sorta di rivisitazione del cult carpenteriano Il signore del male (Prince of Darkness, 1987), peraltro epurato della fondamentale componente religiosa ma in compenso “arricchito” di una quantità fuori controllo di effetti splatter. Non l’idea del secolo, verrebbe da affermare. Anche perché la coerenza narrativa si rivela da subito un optional rimasto nei meandri delle buone intenzioni, con situazioni più o meno orrorifiche che si affastellano senza una minima parvenza di logica. Come se la coerenza intrinseca della storia, in questo tipo di cinema per nulla autoriale, fosse un qualcosa di secondario.
Dopo un sanguinoso prologo che non troverà spiegazione alcuna nel prosieguo del film, vari personaggi – tra cui il poliziotto protagonista dal doloroso passato – si ritrovano assediati, in perfetto Carpenter style, in un ospedale in via di dismissione poiché circondati all’esterno da misteriosi figuri incappucciati di bianco (reminescenze del Ku Klux Klan?) e minacciati dall’interno da pazienti improvvisamente trasformatisi in putrescenti creature multiformi. Nell’epilogo viene svelato il grande mistero, dato che trattasi di invasione su piccola scala da parte di un inquietante figuro proveniente da dimensione parallela e malefica. H. P. Lovecraft ne sarebbe di certo entusiasta. Ovviamente qualcuno dovrà sacrificarsi per salvare l’umanità (si fa per dire…), esattamente come accadeva appunto nel finale de Il signore del male.
Omaggiare John Carpenter, George A. Romero (nell’ospedale, prima del pandemonio, qualcuno guarda, forse a mo’ di precognizione, La notte dei morti viventi) e persino il nostro Lucio Fulci – il sottofinale non può che essere preso come una citazione esplicita de L’aldilà – in tempi di grama potrebbe pure essere operazione degna di benevolenza. Non è purtroppo il caso di The Void, in quanto tipico lungometraggio “alla Frankenstein” cucito alla bell’e meglio senza nessuna ambizione di rileggere in modo intelligente il cinema di genere. Tutto l’opposto, ad esempio, di quanto fatto nel recente Auguri per la tua morte di Christopher Landon, in cui la consapevolezza della destrutturazione di determinati stereotipi transgenere riusciva ad elevare l’operazione a livelli di godibilità assolutamente insoliti. Inutile dunque aggrapparsi al solito alibi del post-post-moderno, secondo cui il cinema di oggi non può essere altro che un riciclo infinito di elementi del passato. A tale, certamente opinabile, teoria è sempre possibile controbattere scrivendo che sussiste modo e modo di farlo. E sfortunatamente, il duo Gillespie & Kostanski – anche sceneggiatori del film – ha scelto decisamente il peggiore: giocare d’accumulo con la loro presunta cultura in materia, senza uno straccio d’ironia a condire l’insieme, creando così un nefasto effetto bulimico nello spettatore, più portato allo sbadiglio che al brivido dovuto all’ampio scorrimento di sangue. Se proprio si è appassionati di splatter senza se e senza ma, allora molto meglio recuperare il turco Baskin (2015) di Can Evrenol, lungometraggio con il quale The Void condivide alcune analogie sia a livello di plot che, soprattutto, di personaggi messi in scena.
Il film diretto da Gillespie & Kostanski – inspiegabilmente distribuito in sala da noi nonché recuperato un anno dopo la realizzazione – ha la consistenza dell’aria fritta imprigionata in un enorme vuoto di proporzioni incalcolabili. E questo, come appunto suggerisce il titolo, è davvero l’unico fattore capace di generare veramente inquietudine in coloro che avranno la sventura di imbattersi in esso.

Daniele De Angelis