The Punisher

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8.0 Awesome
  • voto 8

Non si tratta di vendetta, ma di punizione

Fank Castle alias “Il Punitore” è un personaggio ostico. Alle sue origini, negli anni Settanta, era un avversario di Spider-man, uno di quei vigilantes probabilmente ispirati al Paul Kersey de Il giustiziere della notte (1974). Negli anni Ottanta, decennio della sua affermazione, si cercò gradatamente di “istituzionalizzarlo” edulcorandone la violenza. Negli anni successivi il personaggio fu sempre in bilico tra queste due direzioni e non prese mai definitivamente piede. Negli anni Duemila il titolare di testata divenne Garth Ennis, il quale, finalmente, riuscì a trovare un equilibrio per il personaggio. Ennis ne fece un antieroe complicato e controverso, capace di una violenza ed una spietatezza efferate ma comunque sempre fedele ad un rigido codice morale.
Steve Lightfoot, showrunner della serie, sembra essere partito dal lavoro di Ennis per dare forma alla sua versione del Punitore. Lightfoot opta per una serie dal taglio realistico che ben si attaglia al personaggio protagonista levandogli la patina fumettistica e riportandolo al suo nocciolo: un reduce di guerra pesantemente traumatizzato. Inoltre riscrive parzialmente le origini del personaggio in una chiave che sposta l’asse di tutto il mondo di Castle. Resta sempre un personaggio segnato e scaturito dalla violenza, ma anziché dalla violenza urbana dell’America anni Settanta questa volta Punisher scaturisce dalla violenza del potere e dalle guerre che esso scatena.
Questo cambiamento dona nuova linfa al personaggio, ne permette un maggiore approfondimento psicologico e fornisce il tema di tutta la prima stagione; nella quale i personaggi sembrano continuamente costretti a fare i conti con il passato e le scelte fatte, con le conseguenze delle quali si trovano ora a fare i conti.
Tutta la prima stagione di The Punisher sembra imperniarsi sui rimorsi del passato e la quasi impossibilità di guardare al futuro. Ciò che ne esce è un mondo profondamente cupo, nel quale la giustizia sembra più un’utopia che una realtà. In un mondo del genere la concezione manichea e sommaria della giustizia di Frank Castle non sembra eterodossa ma addirittura condivisibile. Personaggio, si è già detto, ostico, eppure, visti i sempre più frequenti casi di violenza armata negli Stati Uniti, tremendamente attuale, il Punitore costringe ad una riflessione sulla violenza e la sua percezione nella società. Contribuisce a questo anche la sotto-trama con protagonista il giovane reduce Lewis Wilson. Se un altro personaggio Marvel, Capitan America, rappresenta la parte più solare dell’America, Frank Castle ne rappresenta indubbiamente il cuore di tenebra.
Un’ultima parola per il protagonista Jon Bernthal. Fino ad oggi l’unico tra coloro chiamati ad interpretare il Punitore che fosse riuscito a darne una caratterizzazione credibile fu Ray Stevenson in Punisher – Zona di guerra (2008). Bene, Bernthal gli è superiore, non solo riesce a dare realmente corpo al Punitore ma, aiutato certo dalla sceneggiatura, risulta capace di metterne in luce la complessità psicologica.

Luca Bovio