The Net

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6.0 Awesome
  • voto 6

Ti vengo a cercare

Un giovane arriva in un villaggio sul Mar Bianco, alla ricerca di una ragazza scappata dalla città senza salutarlo. Un anziano abitante del luogo gli mostra la strada. Nessuno dei due, però, ha la più pallida idea delle prove che dovranno affrontare durante il percorso.
Quello che va in scena in The Net (Nevod, in originale) di Aleksandra Steljanaja, presentato nella sezione “Sguardi femminili russi” della 54esima edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, é il tradizionale giro di vite che porta esistenze lontane a entrare in rotta di collisione per poi incontrarsi al termine di un percorso emozionale ancora prima che fisico. E sono proprio le emozioni e gli stati d’animo dei personaggi coinvolti, molto prima delle azioni da loro compiute nell’arco narrativo, a rappresentare il motore portante dello script e della sua trasposizioni. È il magma di sentimenti contrastanti, cristallizzato sotto una cortina di ghiaccio, a riempire i tanti spazi lasciati volutamente vuoti in un racconto scarno ed essenziale, il cui baricentro tematico é l’amore e le sue conseguenze, ma anche qualche pagine del classico romanzo di formazione.
Un tema universale sulla quale non è mai facile confrontarsi, che spinge gran parte delle volte le storie e i personaggi che le animano nelle sabbie mobili della banalità, cosa che per fortuna non accade alla pellicola della Steljanaja, nonostante questa si muova pericolosamente sull’orlo del precipizio. Pericolo per sua fortuna sventato dal lavoro in sottrazione fatto sin dalla fase di scrittura e messo in atto in quella successiva di trasposizione. Il tutto in un racconto che si snoda lungo due piani spaziali paralleli, quello dell’odissea affrontata dai due uomini per raggiungere il villaggio di pescatori e la lotta quotidiana della ragazza per trovare una propria e nuova ragione di vita lontana da casa. Il tallone d’Achille che impedisce all’opera terza della regista russa di fare un ulteriore passo in avanti, utile a raggiungere una solidità strutturale e una scorrevolezza narrativa, sta nella meccanicità dei nodi congiunzione tra i due piani. Questi non funzionano sempre come dovrebbero, tanto da mettere in evidenza lo scollamento e i diversi gradi di consistenza dei due piani, con il secondo che ha una densità e una capacità di compenetrazione maggiori. A mancare è, quindi, l’equilibrio tra le due parti.
Ciò che resta sono le meravigliose location naturali che fanno da sfondo alla storia, cinematograficamente non sfruttate quanto avrebbero meritata dalla Settima Arte e che visivamente parlando donano all’opera terza della Steljanaja squarci di autentica poesia. Lì la regista di San Pietroburgo immerge personaggi e parte della storia, mettendo al servizio di entrambi una regia che denota una maturità stilistica piuttosto spiccata, con soluzioni visive high tech come l’uso delle go-pro per realizzare soggettive in P.O.V. che si vanno a innestare in maniera armonica con un linguaggio classico.

Francesco Del Grosso