The Last King

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Guerre antiche & armi chimiche

Presso chi scrive forte è la convinzione che accanto a una Storia del Cinema ufficiale ci possa essere una “storia delle proiezioni”, una fitta e spesso vivace cronaca di eventi cinematografici in grado di incidere, in modo anche robusto, sulla percezione della settima arte da parte dei suoi abituali fruitori. Notevole è l’incidenza di tutto ciò che può essere considerato extrafilmico, a ben vedere. Tale pensiero è tornato prepotentemente alla ribalta venerdì 4 maggio, allorché siamo stati testimoni qui a Roma di un accadimento alquanto inusuale, oltre che assai sgradevole nelle sue dirette conseguenze. Alle 17 era difatti prevista in Sala Deluxe una delle proiezioni più attese del Nordic Film Fest 2018, quella del nuovo film di Nils Gaup, cineasta norvegese di origini Sami le cui opere sono state più volte ospitate da tale rassegna, artefice parecchi anni fa dell’epico, magistrale L’arciere di ghiaccio (1987). Non essendo lui presente, il film viene introdotto da un esperto di cinema scandinavo. La proiezione inizia normalmente. Ma passano pochi minuti e l’imponderabile, tra colpi di tosse a ripetizione e un crescente brusio, comincia a prendere forma…
Veniamo quindi alla fredda cronaca: a un certo punto la proiezione del film The Last King (2016) è stata sospesa, con successivo intervento dei vigili del fuoco, per possibile attacco con bomboletta chimica, rivelatasi poi una versione abbastanza potente dei classici spray al peperoncino messi in commercio per difesa personale. L’interruzione era stata in qualche modo annunciata da un continuo, anomalo e sempre più insistito proliferare di attacchi di tosse e respiri affannosi tra gli spettatori delle prime file. La principale sospettata, una signora visibilmente anoressica con un marcato accento straniero (la quale per inciso durante il film era stata vista agitare nervosamente suddetto spray, nebulizzandolo nell’aria circostante), si è allontanata prima che arrivassero le forze dell’ordine, inveendo genericamente e con malcelato disprezzato contro gli italiani. Un conoscente che era seduto proprio vicino alla tipa mostrava poi vistosi segni di irritazione sul collo. E tutti quelli che erano seduti nella prima metà della sala, compreso il sottoscritto, hanno accusato piccoli problemi respiratori…

Nel frattempo la proiezione era stata sospesa, ad appena un quarto d’ora dal suo inizio. Pur essendo stata arieggiata la sala, dopo che i vigili del fuoco hanno effettuato gli ultimi sopralluoghi la Deluxe è stata dichiarata inagibile e gli spettatori, tra cui si sono verificati non pochi attacchi di panico con esiti talvolta grotteschi (un tale, insospettito evidentemente dai contenuti a rischio del documentario visto in loco nel primo pomeriggio, ha persino messo in guardia gli organizzatori dalla possibilità che si trattasse in realtà di una rappresaglia dell’ISIS!), sono stati invitati ad accomodarsi nell’attigua sala Kodak. I “sopravvissuti”, ovviamente. Perché intanto era passata circa un’ora e molti avevano preferito allontanarsi prudentemente dal “luogo del delitto”. Tossendo ancora lungo la rovinosa ritirata, in certi casi…
Dagli improvvisati attacchi con le bombolette spray alle guerre antiche. Da un contesto extrafilmico fuori controllo (coincidente con la realtà allucinata testé descritta) al mai così consolatorio riaffermarsi del grande schermo. Ed ecco quindi ripartire The Last King, epico filmone diretto da Nils Gaup senza particolari invenzioni registiche ma con un ammirevole controllo della messa in scena, esercitato ponendo in evidenza quelli che in fondo sono i topoi più riconoscibili del suo cinema: crudeli guerrieri del nord che piombano su pacifici villaggi sterminandone la popolazione, generosi eroi che con umiltà e coraggio si oppongono agli invasori, rocambolesche fughe sugli sci, esempi di incredibile fedeltà e vergognosi tradimenti, arcieri dalla mira infallibile, antiche usanze e gioiosi incontri conviviali nelle taverne della povera gente contrapposti poi qui alla legge del più forte, agli intrighi di corte, a un nuovo ordine che si vorrebbe imporre con la spada, alle sordide macchinazioni ordite da ecclesiastici senza scrupoli nel nome della Chiesa di Roma. Una sottolineatura, questa, che rimanda implicitamente all’evangelizzazione forzata e alla colonizzazione del popolo Sami nel corso di vari secoli con conseguenti, sporadiche ribellioni, cui si allude anche in un altro fondamentale lungometraggio di Nils Gaup ambientato invece nell’Ottocento, La rivolta di Kautokeino (2008).

Ambientazione e cronologia sono però diverse, in The Last King. Vi si narra in modo romanzesco e avventuroso il conflitto sviluppatosi nel lontano 1206, durante una guerra civile sorta nell’antico reame norvegese, allorché la fazione dei Bagler, volendo deporre il re in carica e insediare il loro pretendente al trono, mirava ad uccidere il neonato legittimo erede, Håkon Håkonsson, destinato nella realtà storica a diventare uno dei più importanti sovrani della storia scandinava. Protetto da uomini dei Birkebeiner, leali sostenitori del regime vigente, l’infante diventa così protagonista di una emozionante fuga che ha forse il suo momento più iconico nell’arrivo in un povero villaggio, dove saranno cacciatori, agricoltori e mercanti del posto a garantirne la sicurezza, affrontando con le loro poche risorse un drappello di nemici spietati e ben armati. Quasi a riecheggiare, in questa loro impresa, quella compiuta da poveri contadini addestrati per l’occasione nel capolavoro di Kurosawa, I sette samurai.
Ultimissima notazione: nel frattempo giungeva alla Casa del Cinema la notizia che la misteriosa attentatrice della sala Deluxe era stata fermata e perquisita dalle guardie, a Villa Borghese, con tanto di “arma del delitto” ritrovata nella borsetta. Ma qui ci siamo fatti distrarre ancora una volta dal “fuori campo” più minaccioso, la realtà, che ogni tanto giunge a turbare l’ordine apparentemente incantato del mondo (almeno un tempo) di celluloide.

Stefano Coccia