The Colourful Life of Jenny P

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6.0 Awesome
  • voto 6

Caro nonno

Quando si è bambini, il nonno diviene spesse volte una figura mitica. Può essere tanto un saggio genitore, quanto uno scanzonato amico, che passa il suo ultimo restante tempo di vita con il proprio giovanissimo nipote. Certamente due mondi separati da un immenso Gap generazionale, ma alcune volte la distanza è solamente in termini biologici, perché le affinità vitali che possono legare due generazioni remote possono essere molteplici. Il nonno può trasformarsi nel miglior compagno di giochi.
Nella brevissima durata del cortometraggio, poco meno di cinque minuti, il giovane regista Daniele Barbiero vuole raccontare questa relazione affettiva che si può creare tra una nipote e il proprio nonno. The Colourful Life of Jenny P, dietro la spessa patina della triste perdita, narra il ricordo attraverso vivaci immagini dai toni fiabeschi, che sono ricordi sospesi e cristallizzati della piccola Jenny, che rievoca il proprio esuberante nonno, compagno scavezzacollo di tante avventure. Anche se il mondo che li circonda è in sfacelo, Jenny e il nonno sanno divertirsi e giocare, tra rottami e immondizia. Ambienti (fanta)reali che paiono fuoriusciti da molte opere post-apocalittiche di Marco Ferreri, ma con meno tristezza e rabbia. E sopra queste immagini di un (altro) mondo, viene innestata la voice over del nonno, che racconta una fiaba infantile a Jenny, e che collima con il tono delle immagini costruite dal regista Barbiero. I grandi occhi azzurri di Jenny, finestre di quelle memorie, una erano volta allegri e spensierati, adesso sono fermi e malinconici.
Sceneggiato da Daniele Barbiero e Luca Nicolai, The Colourful Life of Jenny P – presentato nell’ambito della terza edizione dell’IveliseCineFestival – sfrutta bene la breve durata per narrare visivamente una “Short Story” intrisa di sentimento, di un mondo che non tornerà più (le mani del nonno e la nipote che si allontanano). Diviene, quindi, un’ode di Jenny verso il nonno (il cortometraggio si apre con l’esclamazione – felice – «Nonno?», e si chiude con la parola – triste – «Nonno!»). Onesto nel voler raccontare questo delicato squarcio sentimentale e memoriale, soprattutto con scene pervase da una fotografia “chimerica” (merito di Beppe Gallo), però quello di cui difetta è un eccessivo pathos musicale che straborda il soave racconto ritmato dalle scene.

Roberto Baldassarre