The Babushkas of Chernobyl

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Invecchiare a Chernobyl

Chernobyl, 26 aprile 1986. Alla centrale nucleare, l’impianto del reattore n°4 esplode, rilasciando delle radiazioni 400 volte più forti della bimba sganciata su Hiroshima.
Da qui la zona delle campagne circostanti fino a decine di chilometri vennero evacuate per la forte contaminazione dalle radiazioni. Eppure anche se tutti furono costretti a lasciare le proprie case e proprietà, quella zona non è mai stata completamente abbandonata.
The Babushkas of Chernobyl diretto da Holly Morris e Anne Bogart cattura momenti davvero esilaranti seguendo quelle anziane signore che non hanno  mai lasciato la loro terra, non hanno cambiato le loro abitudini da contadine nelle loro case isolate all’interno della zona ad alta contaminazione. Con la pesca, l’agricoltura e l’allevamento riescono tuttora ad avere quei pochi alimenti per sopravvivere.
Il documentario, che ha avuto la sua prima al Los Angeles Film Festivla lo scorso giugno, si apre con un Valentyna Ivanivna, la quale mentre pesca con una artigianale canna, osserva che secondo lei l’aria che respira nella sua campagna è probabilmente più pulita  di quella che si respira a Kiev. E come non darle torto se dalle statistiche, sembra che ci siano più morti tra gli anziani che hanno lasciate quelle campagne dopo il disastro, dovute al malcontento e alla tristezza di aver abbandonato la propria terra amata. “Le persone che hanno lasciato hanno un sacco di problemi. Quando si vive lontano dal tuo paese, la tua anima si perde“, dice Galina Konyushok, 71 anni. Ha il cancro alla tiroide ma non molla, e anzi porta avanti la sua passione, quella di cucire su stoffe tradizionali immagini di Gesù Cristo. Nonostante il divieto ufficiale di vivere nella zona, la presenza di queste simpatiche nonnine è tollerata dal governo. Anzi spesso sono proprio quei militari che durante le visite per consegnare la posta o la pensione, anche se non dovrebbero mai accettare cibo e acqua dalle anziane, non vedono l’ora di rifocillarsi e provare le delizie da loro cucinate nonché la vodka fatta in casa. In fondo come alcune di loro pensano, moriranno prima di vecchiaia che per le radiazioni.
Interessante anche il punto di vista di Mary Mycio, autrice del testo Wormwood Foresta: A Natural History of Chernobyl, che si aggira tra quei paesaggi quasi da favola che invece, come ben spiega citando informazioni che rivela nel suo libro, nascondono una forte radioattività. Non a caso le registe di ci mostrano anche cosa succede a Chernobyl Town, dove vivono in 14.000 persone di lavoro. Qui i dipendenti lavorano quindici giorni e hanno successivamente altri quindici giorni di riposo, in modo da non protrarre l’esposizione del corpo a troppe radiazioni. Opposto invece è quello che fanno alcuni giovani che si infiltrano abusivamente nella zona di esclusione per poter vivere di persona un videogioco molto famoso, STALKER, che ha luogo proprio nelle città fantasma vicino la centrale chiusa. Materiale girato con telecamere nascoste e cellulari che mettono in evidenza uno spirito da ribelli piuttosto sciocco e incosciente, soprattutto quando alcuni di questi giovani bevono le acque di un fiume a pochi metri dalla centrale e affermano che sia più buona di quella bevuta in città. Per loro si ha disgusto mentre quando una delle anziane signore va alla ricerca di funghi o bacche nel bosco, non si può che provare molta tenerezza.
Un ritratto sociologico intrigante per le registe che hanno dovuto sottoporsi a continui esami e pause dalle riprese per non essere anch’esse esposte alle troppe radiazioni. Ci sono anche molti accenni ai conflitti del passato e presente in Ucraina. Eppure anche se le babushkas sembrano rimpiangere il passato, la loro vita è piuttosto serena in quelle campagne isolate che sembrano appartenere ad un tempo lontano e arretrato. Si respira nostalgia e solitudine dalle loro storie. Eppure non manca mai un sorriso, non manca il benessere del cuor; e anche se la loro situazione sanitaria è ben diversa, si può dire che le signore continuano a vivere serenamente con le poche cose che hanno. Tra queste è onnipresente la vodka che allieta i loro ritrovi e permette loro di ricordare i tempi passati, quando erano belle e giovani, con delle esilaranti barzellette. Lunga vita alle Babushkas di Chernobyl!

Vanessa Crocini