Tafanos

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6.5 Awesome
  • VOTO 6.5

Tafano da morire

Quando ci si presenta per una proiezione all’Isola del Cinema, con il Tevere a pochi metri, può essere legittimo temere le punture di qualche zanzara. Martedì 4 luglio è stato invece il turno dei tafani! Tafani terribili. Tafani carnivori. Tafani assassini. Tafani mutanti. Alla loro guida un tafano enorme e affamato, la cui presenza scenica da peso massimo degli insetti alati ha fatto impallidire, per un attimo, il ricordo de La mosca di Cronenberg.
Il pubblico di suddetta anteprima, che come si sarà facilmente intuito è risultata assai divertente, ha potuto però beneficiare di una protezione insperata: ossia il piccolo gadget consegnato prima che il film avesse inizio a ciascun spettatore, un buffo e coloratissimo scacciamosche con il logo “Tafanos” sul manico. Chissà se saranno altrettanto fortunati e accorti gli spettatori a casa, se sapranno procurarsi uno strumento parimenti utile per difendersi, visto che il film prodotto da Minerva Pictures e Sky approda proprio oggi su tale emittente televisiva…

Facezie a parte, Tafanos di Riccardo Paoletti è effettivamente un prodotto godibile, concepito senza eccessive pretese e votato a parodiare il genere di riferimento con uno spirito decisamente scanzonato. Sul nostro giudizio pesa, è ovvio, un “peccato originale” tutt’altro che trascurabile: non aver ancora recuperato il Tafanos primigenio, girato da Paolo Marcellini e Carlo Giudice nei primi anni duemila e trasformatosi quasi subito in un piccolo caso, al punto di dar vita a una mini-saga low budget accompagnata poi da discreta fortuna. Pare, per esempio, che l’idea apparentemente folle (e in sé maliziosa) in base alla quale i personaggi sotto l’effetto di marjuana risultano poi immuni agli attacchi dei mostruosi tafani, nel prototipo ci fosse già.
Al buon Riccardo Paoletti, artefice di questa operazione divertita, sfiziosa e dotata di un ritmo quantomeno apprezzabile, va dato senz’altro un merito, quello di aver realizzato un update intelligentemente vicino ai mutamenti di gusto del pubblico, che in questi anni ha assorbito da un lato le improponibili iperboli e la demenzialità senza limiti delle produzioni Asylum, dall’altro la lezione offerta da certe black comedy di provenienza spagnola o anglosassone, in possesso di sceneggiature articolate su più livelli e di uno humour maggiormente sulfureo. In tal senso il parente “nobile” di Tafanos potrebbe tranquillamente essere Black Sheep – Pecore assassine, horror del 2006 diretto e sceneggiato dal neozelandese Jonathan King, diventato ben presto un cult movie grazie ai suoi grotteschi ovini mutanti e alle stravaganti strategie poste in atto per fermarli. Ecco, il film di Paoletti (al pari dei suoi tafani) vola sicuramente più basso, ma in alcune trovate politicamente scorrette e nella bizzarria dei personaggi permane qualche traccia di quell’eco-vengeance esilarante, stravolto, malato. Superbo ad esempio il latifondista nazi che al grido di “occhio per occhio” (e perdendo conseguentemente un occhio) affronta lo sciame dei tafani, usando i diserbanti come arma.

In conclusione, anche se il gruppetto di giovinastri da slasher movie asserragliati nella dimora campagnola di uno di loro, per resistere all’attacco dei famelici insetti, regala presenze interessanti e altre meno, lo script di questa simpaticamente balorda horror comedy gioca abbastanza bene sull’assurdità della situazione, sull’interazione tra personaggi diversamente sociopatici, sugli stereotipi legati al genere e sulla sguaiata demenzialità di certe battute. Se qualche effettaccio digitale finisce inevitabilmente per risultare sopra le righe, il lato positivo è che anche su questo versante Tafanos, pur ammiccando all’impronta sparagnina e approssimativa che i film targati The Asylum visivamente si concedono, mostra una cura diversa. Della serie: facciamo un B-movie, sì, ma con qualche attenzione in più, anche quando si rifinisce il tutto in post-produzione.

Stefano Coccia