Sex Education

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8.0 Awesome
  • voto 8

Il sesso può essere un bel problema

L’educazione sessuale dei giovani può essere un argomento davvero esplosivo, capace come pochi di suscitare contrapposizioni insanabili sul fatto se sia opportuna o meno. Anche nei paesi del nord Europa la questione è viva e dibattuta, con interventi a macchia di leopardo per fornire agli adolescenti una corretta informazione sessuale. L’Inghilterra non fa eccezione. Assume quindi un particolare interesse la serie tv inglese Sex Education, attualmente alla sua prima stagione su Netflix.
La serie riesce ad unire un registro da fiction, maggiormente capace di attrarre il pubblico giovane, ad un sotto-testo didattico, l’importanza di informarsi circa la sessualità e le sue pratiche, in modo da fornire un prodotto d’intrattenimento capace anche di veicolare un messaggio importante.
Laurie Nunn, l’autrice della serie, ed i suoi collaboratori creano un romanzo di formazione nel quale l’educazione alla sessualità diventa anche educazione ai sentimenti ed alla vita. Racconto corale di un micro-cosmo di provincia che si fa sineddoche di una realtà più ampia, Sex Education sfrutta il suo punto di partenza tematico (adolescenti e sessualità) per affrontare il tema più grande e complesso della crescita, delle prime grandi difficoltà che l’affacciarsi all’età adulta comporta. Grazie al suo inedito punto di partenza la serie riesce a trattare una materia molto sfruttata, qual è il racconto di formazione adolescenziale, in un modo che appare fresco ed innovativo. A questo si somma l’alto livello di scrittura della serie che evita di proporci una versione stereotipata di situazioni e personaggi e così facendo si inserisce in una felice tradizione inglese di serie tv di ambiente teen insieme ad opere come la notevole Skins (2007 – 2013) e l’imperfetta Misfits (2009 – 2013).
Spaesati, in balia degli eventi e di un mondo che non capiscono i protagonisti cercano faticosamente di trovare loro stessi e la propria strada. In questo percorso sono soli o scarsamente aiutati dagli adulti, incapaci di comprenderli compiutamente ed essere loro realmente d’aiuto, se non quando riescono a fornire loro quel sostegno emotivo che sembra essere il vero bisogno di ogni adolescente. Vediamo così svolgersi piccoli e grandi drammi di vita mentre i giovani protagonisti tentano di raccapezzarsi nel mondo e gli adulti insieme a loro.
In un cast di alto livello che può annoverare tra i comprimari attori come Gillian Anderson e James Purefoy si fanno notare i tre protagonisti principali: Asa Butterfield (Otis Milburn), Emma Mackey (Maeve Wiley) e Ncuti Gatwa (Eric Effiong). E se Butterfield, complice una carriera già ricca e prestigiosa nonostante la giovane età, si conferma interprete di talento, a colpire maggiormente lo spettatore è la quasi esordiente Emma Mackey, qui al suo terzo ruolo di attrice, che dimostra di essere capace di stregare la macchina da presa e lo spettatore.
Visto il successo riscosso Netflix ha confermato la serie per una seconda stagione. A noi non resta che aspettare.

Luca Bovio