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		<title>CineClandestino.it</title>
		<link>http://www.cineclandestino.it/</link>
		<description>Rivista di cinema e informazione cinematografica</description>
		<language>it</language>
		<pubDate>29/07/2010 6.31.43</pubDate>
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			<title>Lunga &#232; la vita</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=70&amp;art=6016</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/7/Piccolo%20Schermo/Non%20%C3%A8%20mai%20troppo%20tardi/Non-%C3%A8-mai-troppo-cvr80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;A scorrere i nomi coinvolti in questo Non &#232; mai troppo tardi (2007) verrebbe voglia di precipitarsi davanti allo schermo e godersi lo spettacolo: Jack Nicholson mattatore assoluto, Morgan Freeman in quello della &quot;spalla&quot; di lusso ed un veterano della regia come Rob Reiner a dettare i tempi. Invece questa storia di due malati terminali di cancro fermamente intenzionati a recuperare il tempo perduto decolla solo a tratti. Reiner - peraltro da parecchio in caduta libera dai fasti anni ottanta (un titolo su tutti Stand by Me) - cerca di alternare commozione e comicit&#224; riuscendo per&#242; a toccare le corde giuste solo in quest'ultimo campo. Merito di un Jack Nicholson al solito sapientemente istrionico ma anche della capacit&#224; di Freeman di adeguarsi camaleonticamente a qualsiasi tipo di recitazione. Al tirar delle somme, lo avrete capito, un film che merita la visione solo per gli interpreti, visto che a livello sia narrativo che registico non offre certamente molto di nuovo...&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;tv in chiaro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;29/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>tv in chiaro</category>
			<pubDate>29/07/2010</pubDate>
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			<title>Occhio ai fantasmi!</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=71&amp;art=2391</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2009/2009/2/Piccolo%20Schermo/Sospesi%20nel%20tempo/Sospesi-nel-tempo-cover80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Mica facile abbinare intrattenimento e riflessione sui &quot;massimi sistemi&quot;. Prendete ad esempio Sospesi nel tempo (1996), un film che &#232; allo stesso tempo una rutilante, divertente ed inquietante  storia di spettri (alcuni terribilmente vendicativi, altri buoni e simpatici) ma che pure pu&#242; contare su una trama dove il concetto di Morte, nell'accezione pi&#249; completa del termine, ha una sua profondit&#224; &quot;filosofica&quot;. Insomma una pellicola con una doppia anima, che il grande Peter Jackson &#232; riuscito a conciliare e fondere da par suo, con in pi&#249; alcuni momenti di regia assolutamente impareggiabili, vedere come dimostrazione la sequenza dello scioglimento finale in ospedale, con annesso virtusistico montaggio alternato tra presente e passato. 
Sospesi nel tempo &#232; un'opera che merita una pienissima rivalutazione, non fosse altro perch&#233; realizzata da un cineasta che ha sempre dimostrato unamore sviscerato nei confronti della Settima Arte.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;digitale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;29/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>digitale</category>
			<pubDate>29/07/2010</pubDate>
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			<title>Un'amicizia &quot;estranea&quot;</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=70&amp;art=6012</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/7/Piccolo%20Schermo/L&#39;ospite%20inatteso/Lospite-inatteso-cvr80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Ci sono moltissimi buoni motivi per segnalare e caldeggiare la visione, soprattutto di questi tempi nei territori italici, de L'ospite inatteso (2007), film diretto da quel Tom McCarthy gi&#224; autore del bellissimo The Station Agent. In primis per il motivo che si tratta di un'opera che mette al centro della narrazione l'incontro tra due diversit&#224; etniche e caratteriali, tratteggiando con sensibilit&#224; ed accuratezza un percorso di avvicinamento quantomai realistico; in secondo luogo perch&#233;  finalmente &#232; possibile ammirare in un ruolo da protagonista - dopo tante parti da caratterista di lusso - tutto il talento dell'ottimo Richard Jenkins, un attore capace di sopportare sulle spalle senza il minimo problema tutto il peso di un film di certo non facile. Poich&#233; parla della paura nei confronti del &quot;diverso&quot; ed offre un ritrastto dell'America post-11 Settembre di quelli che non si dimenticano con facilit&#224;.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;tv in chiaro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;28/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>tv in chiaro</category>
			<pubDate>28/07/2010</pubDate>
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			<title>Vacanze iberiche</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=71&amp;art=4554</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2009/2009/11/Piccolo%20Schermo/Vicky%20Cristina%20Barcelona/Vicky-Cristina__-cvr80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Woody Allen versione turista in terra catalana. E come un qualsiasi altro viaggiatore riprende ottimamamente il luoghi visitati, con Barcellona ritratta al massimo dello splendore grazie anche alla preziosa fotografia del basco Javier Aguirresarobe. Poi perr&#242; dovrebbe esserci anche un film, e qui arrivano le note meno liete: perch&#233; Vicky Cristina Barcelona (2008) ripropone s&#236; per l'ennesima volta i girotondi sentimentali di cui il Woody &#232; (era) maestro, ma lo fa in maniera quantomai pigra e banale, senza il minimo approfondimento dei personaggi, qui bidimensionali come poche altre volte &#232; capitato nella gloriosa carriera del regista newyorchese. E con una voce narrante fuori dalla logica, una Scarlett Johansson scipita, un Javier Bardem eccessivamente bello e maledetto non basta nemmeno una godibile Penelope Cruz tutta passionalit&#224; e scatti d'ira a salvare la baracca. Solo per &quot;woodyalleniani&quot; al di l&#224; di qualsiasi sospetto...&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;digitale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;27/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>digitale</category>
			<pubDate>27/07/2010</pubDate>
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			<title>La grande, infima, guerra</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=70&amp;art=1881</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2008/12/12/Piccolo%20Schermo/La%20grande%20illusione/La-grande-illusione-cover80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;La grande illusione, capolavoro pacifista per eccellenza firmato da Jean Renoir nel lontano 1937. Sembra molto, troppo tempo fa,  eppure i discorsi portati avanti dal film sono sempre attualissimi. L'azzeramento dei valori che la guerra comporta, anche tra persone che in tempi di pace si sarebbero potute definire civili; oppure il fatto che la brutalit&#224; della guerra non conosca vincitori o vinti. Tutti, alla fine, perdono. 
Non bastano certo queste poche righe a far capire perch&#232; La grande illusione continua ad essere un' opera da non perdere. Ma fidatevi.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;tv in chiaro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;26/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>tv in chiaro</category>
			<pubDate>26/07/2010</pubDate>
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			<title>Deutschland &#252;ber alles</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=70&amp;art=6003</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/7/Piccolo%20Schermo/Il%20miracolo%20di%20Berna/Il-miracolo-di-Berna-cvr80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Sulla carta, un'operazione straordinariamente pregna di poesia: la vittoria della Germania Ovest, ancora ferita dal disastro bellico, ai campionati del mondo di calcio disputatisi in Svizzera nel 1954 vista attraverso lo sguardo di un bambino di undici anni. Il problema de Il miracolo di Berna (2003) &#232; che il regista Sonke Wortmann - in seguito autore del trascurabile kolossal pseudo-storico La papessa - &#232; semplicemente un anonimo traspositore di idee in immagini, lontanissimo dal raggiungere quell'emozione che pure sarebbe ampiamente stata alla portata di un film che vuole dire troppe cose (il calcio come rifugio estremo da un'esistenza difficile, la famiglia marchiata indelebilmente dalla guerra) con il risultato di non veicolare quasi nulla. Solo la cronaca storica di una vittoria calcistica a sopresa che segn&#242; un decisivo passo in avanti nella ricostruzione di un paese...&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;tv in chiaro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;25/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>tv in chiaro</category>
			<pubDate>25/07/2010</pubDate>
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			<title>Il Mio West</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=71&amp;art=1320</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2008/10/Piccolo%20Schermo/Terrra%20di%20confine/Terra-di-confine-cover.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Dopo il pluripremiato Balla coi lupi ecco Terra di confine (2003). Se due indizi fanno una prova possiamo tranquillamente affermare che il Kevin Costner regista &#232; davvero un innamorato senza possibilit&#224; di redenzione alcuna del genere americano per eccellenza, il western. Open Range, che gi&#224; dal titolo originale evoca la visione archetipica del suo autore, ha una storia quantomai &quot;classica&quot;, con proprietari terrieri che spadroneggiano e cowboys coraggiosi che si oppongono allo stato delle cose. Ma &#232; bello proprio per questo; perch&#232; Costner &quot;ci crede&quot;, immette nella sua opera le giuste dosi di realismo, eroismo e romanticismo, si circonda di grandi attori (il mitico Robert Duvall) ed evita la visione buonista e manichea abbastanza  naif che caratterizzava il gi&#224; citato Balla coi lupi.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;digitale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;25/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>digitale</category>
			<pubDate>25/07/2010</pubDate>
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			<title>Un classicissimo...di serie B</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=71&amp;art=1788</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2008/12/12/Piccolo%20Schermo/Fuga%20da%20New%20York/Fuga-da-New-York-cover80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Chiamami Jena...(nell'originale americano &#232; Snake, serpente, ma stavolta non fa moltissima differenza...). E fu leggenda. Pochi avrebbero potuto prevedere, nel lontano 1981, che 1997: Fuga da New York sarebbe divenuto col tempo una straclassico dell'action movie &quot;povero&quot;, quello che i detrattori definiscono di serie B per povert&#224; di mezzi e non eccelsa originalit&#224; di idee. Invece il film in questione &#232; un autentico gioiello di ritmo, trovate di sceneggiatura e completa padronanza della messa in scena nonch&#232; interpetazioni (Kurt Russell su tutti) entrate gi&#224; nel Mito. Oltretutto &#232; anche una pellicola dalle chiave di lettura politica ben definita, quasi un invito alla salutare anarchia del sapere e potere pensare con la propria testa, tema oggi quantomai attuale soprattutto nel nostro amato Belpaese. Dimenticavamo: la regia &#232; del grande John Carpenter. Sar&#224; per questo che ne scriviamo cos&#236; bene?&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;digitale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;24/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>digitale</category>
			<pubDate>24/07/2010</pubDate>
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			<title>Sex is everywhere</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=70&amp;art=5998</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/7/Piccolo%20Schermo/40%20anni%20vergine/40-anni-vergine-cvr80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Lo strano caso di mister Judd Apatow, nuove Re Mida della commedia contemporanea statunitense. Ma &#232; vera gloria? Questo 40 anni vergine (2005), da lui diretto e scritto assieme all'interprete principale Steve Carell (senz'altro in parte...) lascerebbe deporre ad una risposta negativa. Partenza in quarta con un'istantanea iper-volgare su come la puritanissima america viva la questione sessuale ed approdo ad un buonismo di riporto che esalta la bont&#224; del sentimento. Nondimeno forse sta proprio in questo scarto narrativo la ragione del successo del film di Apatow: dall'erezione permanente con cui si sveglia il povero e attempato vergine Andy (Carell) fino alla &quot;necessit&#224;&quot; di accantonare il sesso per conoscere meglio il proprio partner, il passo non &#232; decisamente breve... E poi un film che vede nel suo cast anche la musa per eccellenza del cinema indie a stelle e strisce Catherine Keener qualcosa di buono deve per averlo!&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;tv in chiaro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;23/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>tv in chiaro</category>
			<pubDate>23/07/2010</pubDate>
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			<title>Sotto Ceausescu</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=70&amp;art=5981</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/7/Piccolo%20Schermo/4%20mesi%203%20settimane%202%20giorni/Quattro-mesi__cvr80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Una ragazza cerca disperatamente un modo per abortire, mentre una sua amica si prodiga per aiutarla. A sentirla cos&#236; sembra una storia di ordinario dolore femminile, in un qualsiasi paese dove l'aborto potrebbe essere visto come reato. Non &#232; cos&#236;; perch&#233; non &#232; questo il nucleo centrale del bellissimo 4 mesi 3 settimane 2 giorni (2007), pellicola del rumeno Christian Mungiu meritatissima Palma d'Oro a Cannes nello stesso anno. Il film &#232; infatti un impietoso ritratto di un regime capace di soffocare qualsiasi libero pensiero, soffocante nella misura in cui &quot;obbilga&quot; uomini e donne a percorrere la strada di un'illegalit&#224; che il regime stesso alimenta a fini economici. L'opera di Mungiu - pur estremamente scioccante in almeno un momento - non prende assolutamente posizione n&#232; pro n&#232; contro la pratica dell'aborto, limitandosi a fotografare un vergognoso passato e strutturando il film come fosse un noir esistenziale ambientato in un periodo storico dove la parola fine era gi&#224; contenuta nell'inizio.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;tv in chiaro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;22/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>tv in chiaro</category>
			<pubDate>22/07/2010</pubDate>
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			<title>Silenzio d'amore</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=71&amp;art=4170</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2009/2009/9/Piccolo%20Schermo/L&#39;assedio/Lassedio-cover80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Il penultimo lungometraggio realizzato da Bernardo Bertolucci, ovvero L'assedio (1998), &#232; fondamentalmente un film d'amore, straordinariamente interpretato dai bravissimi David Thewlis e Thandie Newton. Ma molto, molto atipico. Perch&#232; sembra una lotta, un &quot;gioco al massacro&quot; spesso sottilmente psicologico quando non del tutto fisico. L'assedio &#232; inoltre un film a suo modo sperimentale. Quasi privo di dialoghi, mette la straordinaria visione autoriale del cineasta parmense completamente al servizio del significato pi&#249; intimo e personale dell'opera. Che, come ogni grande film che si rispetti, pu&#242; e edeve essere diverso a seconda della sensibilit&#224; del singolo spettatore. Tanto innamorati, con tutte le follie che ne conseguono, lo siamo stati tutti...&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;digitale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;21/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>digitale</category>
			<pubDate>21/07/2010</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Il sesso degli angeli</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=70&amp;art=5976</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/7/Piccolo%20Schermo/La%20moglie%20del%20soldato/La-moglie-del-soldato-cvr80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;E finalmente, nel 1992, il cinema &quot;transgender&quot; ebbe il suo oggetto di culto di alto profilo. Parliamo ovviamente del notissimo La moglie del soldato, con tutt&#224; probabilit&#224; l'opera pi&#249; conosciuta di Neil Jordan anche se forse non la sua migliore. A cui comunque non manca il coraggio, visto che mescola piuttosto arditamente - e con una certa fluidit&#224; narrativa... - la famigerata questione irlandese, l'impossibilit&#224; di decifrare sino in fondo i meccanismi del cuore e buon ultimo una disquisizione mai banale sulle apparenze, sessuali e non. Perch&#233; certo &#232; a conoscenza di tutti, che la donna del titolo in realt&#224; nasconde un &quot;piccolo&quot; segreto... 
Un buonissimo cast dominato dal sempre ottimo Stephen Rea e dalla &quot;rivelazione&quot; Jaye Davidson porta, insieme alla regia attenta e ad una sceneggiatura che indaga sull'essenza umana senza filosofeggiare inutilmente, la pellicola di Jordan nella non amplissima cerchia dei film da vedere per imparare qualcosa.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;tv in chiaro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;20/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>tv in chiaro</category>
			<pubDate>20/07/2010</pubDate>
		</item>
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			<title>E venne il Mito</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=70&amp;art=5806</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/6/Piccolo%20Schermo/Giovent%C3%B9%20bruciata/Giovent%C3%B9-bruciata-cvr80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Raramente il mondo del cinema hollywoodiano &#232; riuscito a far coincidere con tanta perfezione l'immagine di una star con quella dei suoi personaggio nella finzione; e va da se come un certo James Dean avesse, come si suol dire, &quot;il fisico del ruolo&quot; per interpretare il giovane ribelle ad oltranza in perenne conflitto con una societ&#224; troppo lontana da lui per poter essere anche solo idealmente sfiorata. Giovent&#249; bruciata (1955) di Nicholas Ray rappresenta in quest'ottica un vero e proprio monumento all'icona James Dean, per l'occasione al suo massimo interpretativo nel ruolo border-line che ne ha determinato il culto. Il resto lo ha fatto la sua (vera) morte prematura, perfettamente in tema con la sua esistenza di celluloide. Ci&#242; premesso Giovent&#249; bruciata &#232; un film capace di brillare di vita propria, costruito con quell'abilit&#224; nell'approfondire i vari personaggi che solo il grande cinema americano dei tempi andati sapeva sfoggiare. Da vedere anche per capire al meglio come funzionassero certi meccanismi prduttivi davvero oltre la perfezione...&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;tv in chiaro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;19/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>tv in chiaro</category>
			<pubDate>19/07/2010</pubDate>
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			<title>L'amore ai tempi dell'aids</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=71&amp;art=2588</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2009/2009/3/Piccolo%20Schermo/Philadelphia/Philadelphia-cover80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Philadelphia, diretto nel 1993 da Jonathan Demme, &#232; un film che rappresenta una duplice lezione &quot;morale&quot;. In primo luogo perch&#232; dimostra come &#232; stato e sia ancora possibile realizzare film d'impegno nell'ambito di una produzione senza dubbio alcuno di marca hollywoodiana; ma soprattutto pech&#232; la pellicola di un maestro come Demme ci racconta, senza particolari edulcorazioni, non le sofferenze della malattia in s&#232; - per i pochi che non lo sapessero il film affronta la scottante tematica dell'aids - ma le conseguenze di carattere &quot;sociale&quot; a cui va incontro una persona ammalata. E sul calvario dello sventurato personaggio interpretato da Tom Hanks (Oscar per il ruolo), peraltro reso con eccellente costruzione drammaturgica, non &#232; proprio possibile non riflettere a fondo... Finale da far commuovere anche le statue, sulle note di Neil Young.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;digitale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;19/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>digitale</category>
			<pubDate>19/07/2010</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Sorelle, sorelle</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=70&amp;art=5957</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/7/Piccolo%20Schermo/Che%20fine%20ha%20fatto%20Baby%20Jane_/Che-fine-ha-fatto-cvr80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Fondamentalmente &#232; un thriller - di quelli anche parecchio robusti, nonostante la sua veneranda et&#224; - ma forse, a guardare oltre la cornice, &#232; un noir di quelli che ti entrano subito in circolo, se ci facciamo partecipi del pessimismo radicale di cui &#232; intriso. Che fine ha fatto Baby Jane? (1962) del grande Robert Aldrich &#232; purtroppo quel tipo di pellicola che avrebbe potuto essere realizzata solo in quegli anni. Un po' perch&#232; di grandi autori camuffati da artigiani come lo stesso Aldrich si &#232; perso lo stampo, un po' perch&#233; trovare due dive assolute sul loro lucente &quot;viale del tramonto&quot; del calibro di Bette Davis e Joan Crawford disposte oggi a rimettersi in gioco in questo modo sarebbe pura utopia. Molto perch&#232; il film parla di Hollywood, in fondo; e la distrugge, allo stesso modo in cui lei fa a pezzi le sue star dopo averle usate. Potrebbe mai accadere ora?&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;tv in chiaro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;18/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>tv in chiaro</category>
			<pubDate>18/07/2010</pubDate>
		</item>
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			<title>Batman, dove vai?</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=71&amp;art=4153</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2009/2009/9/Piccolo%20Schermo/Il%20cavaliere%20oscuro/Il-cavaliere-oscuro-cover80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Perch&#233;, all'interno delle produzioni ad alto budget, Christopher Nolan &#232; un autentico numero uno? Guardatevi e riguardatevi Il cavaliere oscuro (2008), i suoi scarti narrativi del tutto insoliti, il ribaltamento del concetto di eroismo (Batman, gi&#224; di per s&#232; anomalo), la voluta complicazione della trama. La parola d'ordine - per i film da fumetto e non solo - &#232; stata sempre una sola: semplificare. Qui accade l'esatto contrario. Ed il film ha pure incassato cifre iperboliche. Si dir&#224; che il &quot;merito&quot; &#232; dovuto alla scomparsa di Heath Ledger, avvenuta a ridosso dell'uscita del film. E la sua interpretazione &#232; davvero qualcosa di sensazionale. Ma &#232; lo sguardo d'autore di Nolan a portare il film verso i territori inesplorati del confronto con la realt&#224; che stiamo vivendo, le sue contraddizioni e la sua confusione, con il male travestito da bene e viceversa. Il cavaliere oscuro, come tutti i film dai grandi autori &quot;hollywoodiani&quot; Michael Mann in testa, intrattiene dando una precisa indicazione sullo &quot;stato delle cose&quot;. E per farlo ci vuole talento...&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;digitale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;17/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>digitale</category>
			<pubDate>17/07/2010</pubDate>
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			<title>Indietro nel tempo</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=70&amp;art=3834</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2009/2009/8/Piccolo%20Schermo/Peggy%20Sue%20si%20%C3%A8%20sposata/Peggy-Sue-si-%C3%A8__-cover80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Peggy Sue si &#232; sposata, girato dal grande Francis Ford Coppola nel 1985, fu all'epoca scambiato per un film &quot;su commissione&quot; che reinterpretava in chiave pi&#249; seria e drammatica la moda del viaggio nel tempo appena reintrodotta da Ritorno al futuro di Robert Zemeckis. Niente di pi&#249; sbagliato, perch&#233; quello di Coppola &#232; un film personalissimo, minimalista ma proprio per questo pieno di annotazioni tenere e poetiche sull'ineluttabilit&#224; del tempo che scorre, sui rapporti che inevitabilmente s'incrinano, sui rimpianti per le opportunit&#224; perdute. Kathleen Turner - autenticamente eccezionale la sua interpretazione - a seguito di un malore ad una rimpatriata, si ritrova a rivivere la sua esistenza sin dalla giovinezza, consapevole dello sfacelo della propria vita matrimoniale da adulta. Ripercorrer&#224; lo stesso cammino? 
La risposta non &#232; difficile da dare, poich&#233; fornita dallo spirito stesso di un film che racchiude magicamente l'essenza stessa della vita, che va accettata con serenit&#224; nonostante sofferenze e dolori. Cosa che far&#224;, nel commovente finale,  la protagonista. Siamo davvero sicuri si tratti di un Coppola &quot;minore&quot;?&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;tv in chiaro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;16/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>tv in chiaro</category>
			<pubDate>16/07/2010</pubDate>
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			<title>Baci e Pistole</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=71&amp;art=1614</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2008/11/11/Piccolo%20schermo/Kiss%20Kiss%20Bang%20Bang/Kiss-kiss-bang-bang-cover.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Lo sceneggiatore di vaglia Shane Black (suoi, tanto per gradire, gli script de la saga di Arma letale e quello, davvero frizzante, de L'ultimo boy scout, firmato Tony Scott) esordisce alla regia con un film che &#232; la quintessenza della sua visione di cinema: citazionista ad oltranza, in perfetto equilibrio tra noir ed ironia, ottimamente cadenzato nei ritmi di sviluppo della storia. E con un cast, comprendente tra gli altri Robert Downey jr. e Val Kilmer, utilizzato al meglio ad impersonare personaggi che sembrano usciti direttamente da un manuale di Storia del Cinema. Kiss Kiss Bang Bang non &#232; ovviamente un capolavoro ma certo &#232; colto cinema d'intrattenimento, capace di essere rifrescante quanto una gazzosa alla mente in piena estate.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;digitale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;14/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>digitale</category>
			<pubDate>14/07/2010</pubDate>
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			<title>Dopo la guerra</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=70&amp;art=1729</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2008/11/11/Piccolo%20schermo/Il%20cacciatore/Il-cacciatore-cover80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;In una guerra, qualsiasi guerra, c'&#232; sempre un prima ed un dopo. Una realt&#224; che cambia repentinamente, trasfigurando l'io interiore di qualsiasi essere umano. Il cacciatore, capolavoro assoluto firmato da Michael Cimino nel 1978, &#232; la trasposizione di tutto questo; un maestoso ed assieme intimo affresco di come possono cambiare le vite delle persone quando &quot;la patria chiama&quot;. Si sarebbe potuto intitolare &quot;C'era una volta in Vietnam&quot; e raccontare come favola sinistra alle nuove generazioni, a mo' di eterno monito. Forse non servirebbe, perch&#233; il discorso &#232; molto, troppo pi&#249; complesso ed articolato. Ma il film resta assolutamente magistrale, con il suo cast meraviglioso che vede sugli scudi Robert De Niro, Christopher Walken e Meryl Streep.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;tv in chiaro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;14/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>tv in chiaro</category>
			<pubDate>14/07/2010</pubDate>
		</item>
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			<title>Il manuale del perfetto edonista</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=70&amp;art=3414</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2009/2009/6/Piccolo%20Schermo/Le%20regole%20dell&#39;attrazione/Le-regole-dell__-cover80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Roger Avary - ex amico e sodale artistico di Quentin Tarantino, per i maligni autentica mente occulta dell'autore di Pulp Fiction - meriterebbe gloria cinematografica imperitura solo per aver diretto questo meraviglioso, spietato, virtuosistico Le regole dell'attrazione nell'anno di gloria 2002. 
Tratto dall'omonimo romanzo del Bret Easton Ellis di American Psycho il film &#232; un ritratto implacabile della giovent&#249; di un passato prossimo che ha definitivamente &quot;traslocato&quot; nella contemporaneit&#224;. In un college statunitense i giovani consumano noiosamente le proprie esistenze tra sesso, droga e trasgressioni assortite, disperatamente protesi in una corsa verso il nulla magistralmente descritta dalla regia di Avary. Raramente, nel cinema pi&#249; o meno recente, &#232; risultato cos&#236; felice l'abbinamento tra forma e contenuto, con la scelta di un linguaggio &quot;giovanile&quot; per fare in mille pezzi un way of life che non riguarda purtroppo solo quello specifico universo. Anche perch&#232; poi (quasi) tutti i giovani sono destinati a crescere...&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;tv in chiaro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;13/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>tv in chiaro</category>
			<pubDate>13/07/2010</pubDate>
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