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		<title>CineClandestino.it</title>
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		<description>Rivista di cinema e informazione cinematografica</description>
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		<pubDate>29/07/2010 6.31.17</pubDate>
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			<title>Luglio 2010</title>
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			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/6/MondoCorto/48-h-film-project-80x110.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;L'Angolo del Cortista di Luglio 2010 offre ai suoi lettori una raccolta di tre cortometraggi realizzati in occasione dell'ultima edizione del Festival 48h Film Project. Tre shorts provenienti da Italia, Olanda e Stati Uniti. Per l'Italia il noir diretto da Giuseppe Peronace dal titolo L'Amante, vincitore della menzione speciale &quot;Tutto Digitale&quot; e interpretato da Lucilla Agosti e Tullio Sorrentino. Dai Paesi Bassi arriva il pluripremiato A Way della coppia Christian Van Duuren e Marcus Moonen, interpretato da Marleen Schamp, Marissa Schijif e Rael Smeets. Si tratta di un dramma giovanile premiato con le statuette per la miglior regia, fotografia, musica e attrice protagonista. In rappresentanza degli Stati Uniti troviamo, invece, il Road Movie in chiave comico-sentimentale dal titolo The Chase, diretto da Jordan Imhoff e interpretato da Chad Gilliland.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;l&#39;angolo del cortista&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;01/07/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Francesco Del Grosso&lt;/strong&gt;</description>
			<category>l&#39;angolo del cortista</category>
			<pubDate>01/07/2010</pubDate>
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			<title>Giugno 2010</title>
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			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/5/MondoCorto/calibro%2070-80x110.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Per l'appuntamento di Giugno 2010, L'angolo del cortista regala ai suoi lettori una breve panoramica sul cortometraggio di genere made in Italy. Quattro shorts di altrettanti giovani registi che per le loro storie hanno deciso di confrontarsi con la cinematografia di genere, passando per lo psycho-thriller, l'horror e il caro vecchio poliziottesco tricolore. Buona visione!

MASSACRO SULLA COLLINA (Estratto) di Alberto Donati
Un gruppo emergente di rockers sta viaggiando, assieme al manager, verso la prossima tappa del tour. Sulla strada incontrano una giovane autostoppista senza meta, e decidono di caricarla. Il viaggio non sar&#224; dei pi&#249; facili, soprattutto perch&#233; il destino inizier&#224; a ricamare sulle vite dei giovani protagonisti, costringendoli ad una lunga sosta in collina.

TERRIBLE TRUTH (Trailer) di Angelo e Giuseppe Capasso
Eddie, la compagna Sara e il fedele amico Tony rapinano con successo sontuose ville. La loro &#232; una squadra affiatata e compatta ma ad un tratto qualcosa di inaspettato rompe questo equilibrio.

FOTOTRAUMA &amp;#8211; LA CASA DELLE OMBRE di Mattia Ravaioli
Recatosi presso una vecchia villa abbandonata che da tempo stava cercando, un anziano fotografo decide di dedicarle alcuni scatti, ma qualcosa di oscuro sembra abitare quei luoghi. Prima lo scurone di una finestra che si apre all'improvviso, poi degli strani rumori che provengono dalla vegetazione. E infine un misterioso cadavere fra l'erba, con il volto affossato nella terra...

CALIBRO 70 (Trailer) di Alessandro Rota
Torino, anni '70: la citt&#224; &#232; in preda al terrore. Leonardo Morra, spietato criminale meglio noto come &quot;Lo Svizzero&quot;, mette a punto i suoi sporchi piani lasciando dietro di s&#232; numerose vittime. Il figlio del direttore della pi&#249; importante banca cittadina si mette in contatto con il criminale, accordandosi per una grande rapina nella banca del padre. Nel frattempo Lo svizzero dovr&#224; fare i conti con alcuni traditori e con un suo acerrimo nemico: &quot;l'Inglese&quot;, con cui lotta per il dominio della citt&#224;...&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;l&#39;angolo del cortista&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;31/05/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Francesco Del Grosso&lt;/strong&gt;</description>
			<category>l&#39;angolo del cortista</category>
			<pubDate>31/05/2010</pubDate>
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			<title>The Jackal - Il bello della rete</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=13&amp;art=5698</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/5/MondoCorto/The%20Jackal/The-Jackal-cvr200.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Dobbiamo restare uniti! E&amp;#8217; un motto che potrebbe essere simile a quello di giovani eroi letterari, mentre, invece, &#232; quello di eroi che fanno cinema assolutamente low budget. Loro sono The Jackal, un gruppo di videomakers indipendenti composto da sei intraprendenti ragazzi napoletani. 
Per chi pensa che le loro produzioni siano legate ai generi tradizionali &#232; fuori strada: la loro mission (non) impossible &#232; lo sciacallaggio delle grandi produzioni cinematografiche in chiave comico-parodica, realizzando degli short trash. Il cinema e la voglia di farlo ce l&amp;#8217;hanno nel DNA da sempre, tanto che quando frequentavano le scuole medie gi&#224; circolavano con una telecamera per girare i primi corti.
E&amp;#8217; il 2005 quando i ventenni Francesco Capaldo, Enrico Nocera, Simone Russo, Ciro Capriello, Mariano Navarra e Alfredo Felaco decidono di fondare quella che poi negli anni diventer&#224; una vera e propria societ&#224; di produzione audiovisiva, la The Jackal. Creativit&#224;, sperimentazione e humour dissacrante sono gli assi nella manica dei sei &amp;#8220;sciacalli&amp;#8221; quando si buttano in questa impresa: in fondo, possono essere le uniche alternative capaci a sopperire alla mancanza di soldi. Le prime domande che si pongono sono: come diffondere gli short? E come stuzzicare la curiosit&#224; degli spettatori? Detto fatto. Su YouTube creano un canale dove inserire i filmati realizzati Un&amp;#8217;ottima idea per dare visibilit&#224; al loro lavoro, ma non finisce qui. Mettono in piedi un&amp;#8217;arguta strategia di lancio. Storpiano e stravolgono i loro cognomi in nome del trash: Francesco diventa Francesco Ebbasta, Enrico &#232; Enrico Nocella, Mariano diventa per tutti Mariano Stavarra, Simone adotta lo pseudonimo di Ruzzo Simone, Ciro passa da Capriello in Priello e Alfredo adotta il cognome Vanesso. I video sono accompagnati da esilaranti sinossi, difficile non scoppiare a ridere anche solo dopo aver letto la prima frase, soprattutto, sarebbe inspiegabile non essere tentati dal cliccare il tasto play. E&amp;#8217; quello che &#232; accaduto quando Il Piccione e L&amp;#8217;ultima Trillata sono inseriti. Scatta immediato il passaparola. Il Piccione parodia de Il Corvo e L&amp;#8217;ultima Trillata che, facendo il verso a The Ring, &#232; una satira sugli effetti di Windows Messenger, in breve tempo sono tra i video pi&#249; cliccati. 
Nel giro di un anno i The Jackal diventano un vero fenomeno su YouTube. Ci&#242; li spinge a realizzare altri short parodici. Ormai nella rete hanno trovato un canale di visibilit&#224; di sicuro successo, quindi bisogna puntare ancora di pi&#249; sulla qualit&#224; e sull&amp;#8217;originalit&#224;. Decidono di darsi degli incarichi specifici: Francesco si dedica alla regia; Alfredo &#232; il prodigio degli effetti speciali e del montaggio, Simone &#232; lo scenografo e costumista, Mariano e Ciro si occupano dei casting ed Enrico &#232; l&amp;#8217;addetto stampa della societ&#224; (loro quattro sono anche gli interpreti dei corti).   
Oltre a curare nei minimi particolari gli aspetti tecnici, ricostruendo anche l&amp;#8217;atmosfera e i clich&#233; dei film a cui si ispirano, vogliono che i loro corti trasmettano anche dei messaggi. Iniziano a prendere spunti anche dall&amp;#8217;attualit&#224; e dai fatti di cronaca. Ne &#232; un esempio Io sono molto leggenda, parodia del celeberrimo film con Will Smith dove, in perfetto stile The Jackal, raccontano il problema dell&amp;#8217;emergenza spazzatura vissuto in Campania nel 2007. Questo short che vede le peripezie di un eroe sui generis che si trova da solo nella provincia napoletana sommersa di immondizia li fa uscire fuori dai confini di YouTube. Vengono notati anche nei concorsi ufficiali. Partecipano alla sezione Schermo Napoli del Napoli Film Festival e ricevono una menzione speciale per &amp;#8220;aver trattato con ironia intelligente un problema sociale quale l'emergenza rifiuti&quot;.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;mondocorto&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;28/05/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Antonia Fiorenzano&lt;/strong&gt;</description>
			<category>mondocorto</category>
			<pubDate>28/05/2010</pubDate>
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			<title>Maggio 2010</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=93&amp;art=5561</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/4/MondoCorto/michele-lombardo-80x110.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Continua il viaggio de L'Angolo del Cortista alla scoperta dei registi nostrani. Nell'appuntamento di maggio 2010, la consueta rubrica dedicata al mondo dello short e ai suoi protagonisti vi presenta il filmmaker milanese, classe 1977, Michele Lombardo attraverso una selezione dei suoi lavori. Vi proponiamo una carrellata avvincente nella sua filmografia, tra videoclip, short e documentari. Buona visione!&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;l&#39;angolo del cortista&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;01/05/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Francesco Del Grosso&lt;/strong&gt;</description>
			<category>l&#39;angolo del cortista</category>
			<pubDate>01/05/2010</pubDate>
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			<title>So che c'&#232; un uomo</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=90&amp;art=5469</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/4/MondoCorto/So%20che%20c&#39;%C3%A8%20un%20uomo/so-che-c%C3%A8-un-uomo-cover200.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;In So che c'&#232; un uomo di Gianclaudio Cappai, mediometraggio presentato in concorso alla 66a Mostra Internazionale D&amp;#8217;Arte Cinematografica di Venezia (Corto Cortissimo) e vincitore dell&amp;#8217;Ovidio d&amp;#8217;Argento per la miglior regia all&amp;#8217;ultima edizione del Sulmona Cinema Film Festival, scorre come sangue nelle vene un minimalismo che, nel senso pi&#249; nobile del termine, a nostro avviso non ha paragoni nella produzione medio-corta nostrana dell&amp;#8217;ultimo decennio. Un minimalismo che contamina tutto e tutti, storia e personaggi compresi, trascinandoli in un limbo spazio-temporale dove ogni gesto, ogni parola, si fa carico di un peso ineluttabile, quello di un destino che &#232; sempre l&#236; a un passo dal pronunciarsi. 
Cappai, tanto nella narrazione quanto nella su messa in scena, lavora per sottrazione, scarnifica fino ad arrivare all&amp;#8217;essenziale e alla vera essenza delle cose. Cos&#236; i sentimenti, seppur apparentemente congelati e latenti sotto una crosta di freddo distacco, finiscono con il deflagrare nel pi&#249; tremendo degli epiloghi, bruciando nel fuoco di una macchina incendiata. Le atmosfere rarefatte e la tensione che vi si respira al loro interno, che ricorda Io non ho paura di Gabriele Salvatores, attanaglia e disturbata lo spettatore, rendendolo partecipe di un racconto fatto di lunghi silenzi, sguardi carichi di tutto e di niente, di abbracci rubati, morbosi e ossessivi, di violenti confronti fisici e verbali. &#200; giusto parlare di incomunicabilit&#224; tra persone che si amano e si odiano allo stesso tempo, che condividono il tetto e spesso lo stesso letto, perch&#233; parenti. Nel gioco delle citazioni, dal quale &#232; difficile sottrarsi verrebbe da scomodare persino il cinema di Michelangelo Antonioni, che dell&amp;#8217;incomunicabilit&#224; e del non detto si &#232; fatto portabandiera, ma quando si tratta di dinamiche familiari corrotte o instabili non ci si pu&#242; esimere dal tirare in ballo la filmografia di Marco Bellocchio (uno su tutti I pugni in tasca). 
Il regista stesso a proposito del suo film parla di &amp;#8220;Una famiglia vista come un nucleo attorcigliatosi all&amp;#8217;interno, i cui elementi sono disposti e seguiti nello spazio come un entomologo che osserva i propri insetti muoversi dentro una scatola&amp;#8221;. Cappai si limita ad osservare e a catturare dall&amp;#8217;esterno con uno sguardo quasi documentaristico, con una macchina da presa onnipresente che guarda senza giudicare, lasciando spazio anche alla potenza del fuori campo e del sound effect. Padre, madre e prole al seguito, diventano cavie da studiare, perch&#233; simbolo e sintesi malata del tempo che stiamo vivendo. Sono animali che scalciano, chiusi in una gabbia fatta di sbarre invisibili che non possono e non vogliono oltrepassare. La lotta dei galli con il quale trascorrono il tempo diventa cos&#236; metafora della loro stessa esistenza, ossia quella di reclusi volontari (la roulotte dove si rifugia la nipote) che di tanto in tanto si concedono un&amp;#8217;ora d&amp;#8217;aria, ma che in realt&#224; hanno un bisogno epidermico di confrontarsi e &amp;#8220;scannarsi&amp;#8221; con l&amp;#8217;altro. &#200; ancora Cappai che ce lo conferma dicendo che: &amp;#8220;Nell&amp;#8217;animo di questi personaggi c&amp;#8217;&#232; un universo sull&amp;#8217;orlo del collasso, che a volte pu&#242; essere silenzio e sopportazione, oppure grido e rivolta. Finanche morte&amp;#8221;.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;vetrina&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;20/04/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Francesco Del Grosso&lt;/strong&gt;</description>
			<category>vetrina</category>
			<pubDate>20/04/2010</pubDate>
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			<title>La raison de l'autre</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=90&amp;art=5385</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/4/MondoCorto/La%20raison%20de%20l&#39;autre/La-raison-de-lautre-cvr200.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Dopo aver vinto il Premio della Critica al &amp;#8220;Nice Film Festival&amp;#8221;, La raison de l'autre di Foued Mansour &#232; stato scelto in concorso per la sezione cortometraggi africani nella 20&#176; edizione del &amp;#8220;Festival del cinema Africano, d'Asia e America Latina&amp;#8221;. 
Si tratta di un corto che possiede un piglio diverso rispetto al panorama in circolazione, non solo per la tematica affrontata, ma soprattutto per l'ottica con cui si dipana la storia. Un film che si racconta in soggettiva attraverso gli occhi, le camminate e le iniziative di Caroline (Chlo&#233; Berthier, vincitrice come miglior attrice al Clermont-Ferrand International Short Film Festival 2009), assistente sociale impiegata presso il servizio RMI, un risvolto-incontro di questo lavoro. 
Il regista Mansour sceglie di focalizzarsi su un episodio in particolare tra i tanti casi che possono passare sotto le mani di un centro ausiliario: un uomo richiede il sussidio, ma non dichiara di avere due lavori in nero, a farne la scoperta sar&#224; per caso Carol intravedendolo nella cucina del ristorante in cui stava cenando. Roprio questa situazione rappresenta la peculiarit&#224; del film: la ragazza, ferita nell'orgoglio e sentendosi tradita, inizia a seguire il suo assistito, andando oltre il proprio dovere, contravvenendo ad ogni etica professionale e facendone una questione personale. Affrontando il rischio della notte, la ragazza apprende anche di una seconda occupazione come netturbino e, guidata dai principi etici, riferisce al suo responsabile l'accaduto, ritenendolo anomalo e scorretto. Senza retorica, la soluzione pi&#249; immediata sar&#224; quella pi&#249; comoda, meno moralistica, in cui si sceglie di non vedere pur sapendo che si tratta di una realt&#224; persistente, frutto non solo della situazione socio-economica di un Paese, ma figlia in primis di una burocrazia talvolta &amp;#8220;malata&amp;#8221; e controproducente.  
Protagonisti sono Caroline e la fetta di popolazione che annaspa, vittima della classificazione sociale, goditrice paradossalmente del bonus economico non per sopravvivere, ma come &amp;#8220;premio&amp;#8221; dopo aver trovato lavoro - &#171;serve per ridarle fiducia&#187;. La raison de l'autre &#232; un lucido ritratto dell'attualit&#224;, reso personale ed originale da un gioco ad incastro di sguardi e luci. Suggestivo &#232; il momento prima e post inseguimento in cui gli occhi della ragazza controllano l'uomo, il quale avverte lo sguardo esterno su di s&#233; e noi lo guardiamo quasi in un campo-controcampo, tra silenzi coperti dalle voci esterne e dal motore del bus. Subito dopo, nell'ombra notturna, lo spettatore si sintonizza con il ritmo affannoso di Caroline, che a sua volta si sente rincorsa da occhi e passi altrui, forse coscienza del suo atto usurpatore della ragione dell'altro, a lei ignota.
Il regista tunisino mette a nudo il meccanismo scopico della macchina da presa, sfruttandolo a tutto tondo per costruire un cortometraggio montato su sequenze dialogate - simbolo di ci&#242; che gi&#224; conosciamo - ed inquadrature &amp;#8220;curiose&amp;#8221;, che, nascondendosi nell'ombra, tentano di svelare l'aspetto impenetrabile del &amp;#8220;diverso&amp;#8221;.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;vetrina&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;12/04/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Maria Lucia Tangorra&lt;/strong&gt;</description>
			<category>vetrina</category>
			<pubDate>12/04/2010</pubDate>
		</item>
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			<title>Un transport en commun</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=90&amp;art=5348</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/4/MondoCorto/Un%20transport%20en%20commun/Un-transport-en__-cvr200.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Per &amp;#8220;la scelta di utilizzare un genere come il musical, inconsueto nel cinema sub-sahariano, senza rinunciare a raccontare gli aspetti sociali e individuali della realt&#224; contemporanea senegalese&amp;#8221; Un transport en commun ha ricevuto il Premio Eni al Miglior Cortometraggio Africano. La motivazione addotta dalla giuria del 20&#176; Festival del Cinema Africano, d'Asia e America Latina sintetizza efficacemente con poche parole il valore simbolico che questo film ha assunto, non solo all'interno della kermesse milanese, ma ancor pi&#249; nel raggio della filmografia realizzata da registi africani e dedicata al continente culla dell'umanit&#224;.
Tutto prende piede da un viaggio da Dakar a Saint-Louis in un taxi tradizionale adibito al trasporto en commun. Sei passeggeri s'incontrano nel luogo di ritrovo con l'autista, ma all'orario prestabilito per la partenza manca il settimo passeggero. Inizia un dialogo di battute e, negli inserti canori, di cori contrappuntistici tra le due parti &amp;#8211; i passeggeri e il tassista &amp;#8211; ed a conclusione di questa prima presa di contatto prevale la voglia di partire optando per la divisione equa della quota mancante. 
Incorriamo nelle storie di vita pi&#249; diverse, da Souki (Anne Jeanine Barboza) diretta al funerale di suo padre mai conosciuto a Malick (Antoine Diandy), il quale vuole salutare la sua fidanzata per emigrare in Italia nella speranza di un'occupazione, al personaggio di Madame Barry (Bigu&#233; N'Doye) che va incontro ai suoi figli, lasciati da anni per lavorare. Stretti nei sedili di un auto, pagata a caro prezzo ma facile a incidenti di percorso &amp;#8211; visto lo stato in cui versa &amp;#8211; viaggiano persone accomunate da una meta non meramente fisica, ma di status ideale.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;vetrina&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;06/04/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Maria Lucia Tangorra&lt;/strong&gt;</description>
			<category>vetrina</category>
			<pubDate>06/04/2010</pubDate>
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			<title>Aprile 2010</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=93&amp;art=5285</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/3/MondoCorto/david-petrucci-80x110.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Il consueto appuntamento con la rubrica dedicata al mondo dello short e ai suoi protagonisti vi porta alla scoperta del giovane regista romano David Petrucci attraverso una selezione del meglio della sua produzione breve.
Continua il viaggio de L'Angolo del Cortista alla scoperta dei giovani registi nostrani. Nell'appuntamento di aprile 2010, la consueta rubrica dedicata al mondo dello short e ai suoi protagonisti vi presenta il filmmaker romano David Petrucci attraverso una selezione dei suoi lavori brevi. In attesa di poter vedere la sua opera prima dal titolo Canepazzo, vi proponiamo una carrellata avvincente nella sua ricca filmografia. Buona visione!&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;l&#39;angolo del cortista&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;01/04/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Francesco Del Grosso&lt;/strong&gt;</description>
			<category>l&#39;angolo del cortista</category>
			<pubDate>01/04/2010</pubDate>
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			<title>27 minuti di purezza</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=90&amp;art=5168</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/3/MondoCorto/27-minuti-di-purezza-cover200.JPG&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Capita un giorno si e l&amp;#8217;altro no di sfogliare le pagine di un quotidiano o ascoltare le notizie del telegiornale e rendersi subito conto di quanto sia particolarmente ricco lo spazio dedicato alla cronaca nera. Omicidi, stupri, delitti irrisolti, suicidi e via dicendo, sono diventati parte del men&#249; mattutino con il quale l&amp;#8217;italiano, ma pi&#249; in generale il cittadino del mondo, d&#224; inizio a una nuova giornata. Non si parla del futuribile ma del presente; &#232; la dura e cruda verit&#224; al quale tutti giorni siamo costretti a credere e con il quale dobbiamo convivere. L&amp;#8217;accanimento mediatico su tutto ci&#242;, infetta a sua volta il pubblico e il lettore di una morbosit&#224; che non ha cura, perch&#233; a un vaccino per debellarla nessuno a mai provveduto, vuoi per interessi socio-politici vuoi perch&#233; la posta in gioco &#232; troppo alta e allettante. Siamo in un territorio che scotta, dalle mille contraddizioni e zone d&amp;#8217;ombra. Il cinema &#232; a suo modo un Media e in quanto tale si &#232; sentito coinvolto, forse per questo non si &#232; mai messo da parte, ha quantomeno preso nei decenni una posizione, tanto critica quanto equivoca. La filmografia in tal senso &#232; vasta e ha affrontato l&amp;#8217;argomento con sterminati punti di vista, a seconda della cinematografia, del periodo storico, dell&amp;#8217;ideologia politica o religiosa, ma anche dell&amp;#8217;autore che ha deciso di portarlo sul grande schermo. La corruzione e la manipolazione mediatica della realt&#224; dei fatti &#232; una tematica che affascina, ma allo stesso tempo spaventa chi ne entra a contatto. Il risultato &#232; traducibile in centinaia e centinaia di opere (di fiction e non) incapaci di scavare fino alle radici del problema, soffermandosi sulla superficie e sull&amp;#8217;aspetto pi&#249; chiaro del contraddittorio. Chi meglio del cinema, emblema della mistificazione e dell&amp;#8217;artefatto, pu&#242; permettersi di affrontare con i mezzi a disposizione un&amp;#8217;arte cos&#236; sottile e diabolica come quella della manipolazione nefasta dell&amp;#8217;informazione? Al cinema per&#242; non si chiedono risposte, ma almeno il coraggio di raccontare, esplorare o indagare. 
Con 27 minuti di purezza, il regista bergamasco Omar Pesenti non ha la presunzione di voler fornire a tutti i costi allo spettatore delle risposte, come si ostinano a fare tanti altri colleghi, magari pi&#249; affermati, ma offrire una personale chiave di lettura sull&amp;#8217;argomento. Lo fa dirigendo un cortometraggio, il quarto e pi&#249; riuscito della sua breve carriera registica, asciutto e incisivo, capace di prendere di petto l&amp;#8217;argomento ma con la giusta distanza. Lo short, selezionato in diverse kermesse nazionali del settore e vincitore del Premio &amp;#8220;Eco Bergamo&amp;#8221; alla settima edizione del Festival Corto Lovere, &#232; un pugno ben assestato alla coscienza collettiva. In soli sette minuti mette in scena una calibrata ricostruzione di un fatto di cronaca nera, sostenuta da una suspense che resta tesa fino all&amp;#8217;ultimo fotogramma, grazie ad un sagace equilibrio tra pathos e umorismo, unito ad un'attenta cura dell'ambientazione. La stessa cura nei dettagli di cui si nutre l&amp;#8217;intero progetto filmico, dalla sceneggiatura alla fotografia, dal sound effect alla recitazione. Pesenti non si lascia sfuggire l&amp;#8217;occasione di trasformare in immagini e suoni uno script di ottima fattura, che fa della solida concatenazione drammaturgica dei fatti narrati e dello sviluppo eccellente delle one line dei personaggi, i punti di forza. Il fatto di cronaca al centro della narrazione diventa un punto di partenza per affrontare con onest&#224; il problema complesso dell'informazione e dell&amp;#8217;utilizzo distorto che la stragrande maggioranza dei mass media mette in atto quotidianamente. I riferimenti del regista e dello sceneggiatore Massimo Vavassori sono chiari quanto automaticamente rintracciabili dal punto di vista meramente ideologico: da Alle cinque della sera di Samirah Makhmalbaf a Mad City - Assalto alla notizia di Costa-Gavras, passando per Diritto di cronaca di  Sydney Pollack, 15 minuti &amp;#8211; Follia omicida a New York di John Herzfeld e Un grido nella notte di Fred Schepisi. Diversa la misura, ma stessi intenti per progetti cos&#236; lontani per concezione e personalit&#224;, ma accomunati dai medesimi desideri che trasudano da 27 minuti di purezza: raccontare la controinformazione nei confronti delle bugie e delle omissioni dei mass media; mettere in scena un attacco allo strapotere manipolatore della TV, alla sua invadenza e schizofrenia, all'isterica stupidit&#224; della cosiddetta opinione pubblica. 
Il regista dell&amp;#8217;apprezzabile Di chi &#232; ora la citt&#224;? non lascia nulla al caso, dimostrando di conoscere sempre di pi&#249; il mezzo con il quale si confronta. Dal punto di vista prettamente stilistico, Pesenti strappa applausi quando tira fuori dal cilindro movimenti di macchina complessi come il piano sequenza circolare con il quale apre il flashback del ritrovamento del cadavere nella casa. La regia &#232; funzionale e mai invasiva, prestata al completo servizio dello script. La narrazione &#232; portata avanti da un progetto visivo ben architettato dal suo autore, caratterizzato da una duplice fruizione che si manifesta mediante uno sguardo empatico sulla vicenda e uno pi&#249; oggettivo e freddo sull&amp;#8217;artefatto. Nel primo caso &#232; l&amp;#8217;apparato filmico e l&amp;#8217;onniscienza della macchina da presa e dello spettatore a mostrarci da un punto di vista pi&#249; intimo e soggettivo i personaggi e le loro dinamiche emotive all&amp;#8217;interno della storia, nel secondo, invece, la freddezza delle telecamere televisive ci mostrano solamente quello che la brutalit&#224; e la superficialit&#224; legata all&amp;#8217;immediatezza riesce a manifestare. Un messaggio che pi&#249; chiaro di cos&#236; si muore!&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;vetrina&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;02/03/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Francesco Del Grosso&lt;/strong&gt;</description>
			<category>vetrina</category>
			<pubDate>02/03/2010</pubDate>
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			<title>Marzo 2010</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=93&amp;art=5155</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/2/MondoCorto/il-mio-ultimo-giorno-di-guerra-80x110.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Nel numero di Marzo 2010, L&amp;#8217;angolo del cortista propone ai lettori una selezione dei migliori cortometraggi made in Italy in concorso all&amp;#8217;ultima edizione del Bari International Film &amp; Tv Festival. Buona visione!

Ice Scream di Roberto De Feo, Vito Palombo

Micky, un ventenne dall&amp;#8217;aspetto pulito e insicuro nei modi, entra in un bar per comprare un gelato, ma si imbatte in due bulletti suoi conoscenti, Brando e Alex&amp;#8230;


So che c&amp;#8217;&#232; un uomo di Gianclaudio Cappai

I dubbi, le paure e i malesseri di una famiglia senza controllo. A tensioni mal represse fa eco una promiscuit&#224; morbosa. Se poi il grande assente &#232; il futuro, non basta la follia di un figlio dolcemente crudele a mascherare quel senso di ineluttabilit&#224; contro cui &#232; inutile combattere.


Il mio ultimo giorno di guerra di Matteo Tondini

La grande avventura di un contadino romagnolo protagonista di uno scontro tra soldati tedeschi e americani durante la seconda guerra mondiale. Riuscir&#224; il giovane contadino a salvarsi e superare il suo &amp;#8220;ultimo giorno di guerra&amp;#8221;?


Uerra di Paolo Sassanelli

Bari vecchia, 1947. La guerra &#232; finita ma piccole guerre intestine non si estinguono. Come quella tra il fascista Paolo e il socialista Vitino, padri di famiglia che si giocano la loro presunta rivalit&#224; politica a carte. Fino a quando il figlio di Paolo decide di procurargli l&amp;#8217;arma della sicura vendetta: un fucile di legno.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;l&#39;angolo del cortista&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;28/02/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Francesco Del Grosso&lt;/strong&gt;</description>
			<category>l&#39;angolo del cortista</category>
			<pubDate>28/02/2010</pubDate>
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			<title>Febbraio 2010</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=93&amp;art=5016</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/2/MondoCorto/metal-gear-solid-cover80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;L'angolo del cortista di questo mese ci fa entrare nel fantascientifico mondo del videogame Metal Gear Solid, grazie alla trasposizione cinematografica firmata da Giacomo Talamini., ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, L'angolo del cortista di questo mese ci fa entrare nel fantascientifico mondo del videogame Metal Gear Solid, grazie alla trasposizione cinematografica firmata da Giacomo Talamini., ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;l&#39;angolo del cortista&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;01/02/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Francesco Del Grosso&lt;/strong&gt;</description>
			<category>l&#39;angolo del cortista</category>
			<pubDate>01/02/2010</pubDate>
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			<title>L'Arte dello Spot: Michel Gondry</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=91&amp;art=4995</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/1/MondoCorto/Michel%20Gondry%20Spot/Michel-Gondry-cvr80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Genio assoluto dell&amp;#8217;illusionismo cinematografico, Michel Gondry mette molto spesso il suo sterminato bagaglio di trucchi, trovate visive, stile, follia e creativit&#224;, al servizio della produzione breve, &amp;#8220;partorendo&amp;#8221; vere e proprie piccole perle del genere. Il risultato sono spot e videoclip che non hanno paragoni nel circuito televisivo internazionale, tanto per l&amp;#8217;efficacia della messa in scena quanto per la capacit&#224; del regista di Human Nature e Se mi lasci ti cancello di trasformare dei filmati commerciali in opere d&amp;#8217;arte, basta pensare al pluri-premiato spot per la Levi&amp;#8217;s dal titolo &amp;#8220;Drugstore&amp;#8221;.  Di seguito vi mostriamo una meravigliosa e avvincente carrellata sui pi&#249; recenti spot firmati dal regista francese. Buona visione!
, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, Genio assoluto dell&amp;#8217;illusionismo cinematografico, Michel Gondry mette molto spesso il suo sterminato bagaglio di trucchi, trovate visive, stile, follia e creativit&#224;, al servizio della produzione breve, &amp;#8220;partorendo&amp;#8221; vere e proprie piccole perle del genere. Il risultato sono spot e videoclip che non hanno paragoni nel circuito televisivo internazionale, tanto per l&amp;#8217;efficacia della messa in scena quanto per la capacit&#224; del regista di Human Nature e Se mi lasci ti cancello di trasformare dei filmati commerciali in opere d&amp;#8217;arte, basta pensare al pluri-premiato spot per la Levi&amp;#8217;s dal titolo &amp;#8220;Drugstore&amp;#8221;.  Di seguito vi mostriamo una meravigliosa e avvincente carrellata sui pi&#249; recenti spot firmati dal regista francese. Buona visione!, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;spot and clip&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;29/01/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Francesco Del Grosso&lt;/strong&gt;</description>
			<category>spot and clip</category>
			<pubDate>29/01/2010</pubDate>
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			<title>Nastri d'Argento - Cortometraggi 2009</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=92&amp;art=4877</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/1/MondoCorto/Nastri%20d&#39;Argento%202009/Nastri-dargento-09-cvr80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Un articolo sulla cinquina dei finalisti dei prestigiosi Nastri d'Argento 2009., Un articolo sulla cinquina dei finalisti dei prestigiosi Nastri d'Argento 2009., Un articolo sulla cinquina dei finalisti dei prestigiosi Nastri d'Argento 2009., Un articolo sulla cinquina dei finalisti dei prestigiosi Nastri d'Argento 2009.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;cortocircuito&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;09/01/2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Francesco Del Grosso&lt;/strong&gt;</description>
			<category>cortocircuito</category>
			<pubDate>09/01/2010</pubDate>
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			<title>Gennaio 2010</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=93&amp;art=4820</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2009/2009/12/MondoCorto/ape-e-il-vento-80x110.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Con l&amp;#8217;anno nuovo torna l&amp;#8217;immancabile rubrica di CineClandestino dedicata al meglio della produzione breve.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;l&#39;angolo del cortista&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;29/12/2009&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Francesco Del Grosso&lt;/strong&gt;</description>
			<category>l&#39;angolo del cortista</category>
			<pubDate>29/12/2009</pubDate>
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			<title>Premio Roma VideoClip 2009</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=95&amp;art=4731</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2009/2009/12/MondoCorto/Premio%20Roma%20VideoClip/Premio-Roma-Videoclip-cvr80.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Serata di gala per la premiazione dei migliori videoclip 2009.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;ultimi articoli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;10/12/2009&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Francesco Del Grosso&lt;/strong&gt;</description>
			<category>ultimi articoli</category>
			<pubDate>10/12/2009</pubDate>
		</item>
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			<title>Dicembre 2009</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=93&amp;art=4632</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2009/2009/11/MondoCorto/vincent-tim-burton-80x110.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Un breve viaggio alla scoperta dei corti d'autore: piccole perle dirette da grandi firme del panorama cinematografico internazionale.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;l&#39;angolo del cortista&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;30/11/2009&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Francesco Del Grosso&lt;/strong&gt;</description>
			<category>l&#39;angolo del cortista</category>
			<pubDate>30/11/2009</pubDate>
		</item>
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			<title>Novembre 2009</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=93&amp;art=4431</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2009/2009/11/MondoCorto/VALIDATION-Kurt-Kuenne-80x110.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;L&amp;#8217;appuntamento di novembre 2009 con la rubrica L&amp;#8217;angolo del cortista ci trascina alla (ri)scoperta di alcune perle del &amp;#8220;mondo&amp;#8221; del cortometraggio.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;l&#39;angolo del cortista&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;04/11/2009&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Francesco Del Grosso&lt;/strong&gt;</description>
			<category>l&#39;angolo del cortista</category>
			<pubDate>04/11/2009</pubDate>
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			<title>Clacson</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=90&amp;art=4253</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2009/2009/10/MondoCorto/Clacson/Clacson-cover200.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Il premiatissimo cortometraggio diretto da Tak Kuroha sull'enorme stress della vita contemporanea., Il premiatissimo cortometraggio diretto da Tak Kuroha sull'enorme stress della vita contemporanea.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;vetrina&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;09/10/2009&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Maria Lucia Tangorra&lt;/strong&gt;</description>
			<category>vetrina</category>
			<pubDate>09/10/2009</pubDate>
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		<item>
			<title>Ottobre 2009</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=93&amp;art=4269</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2009/2009/10/MondoCorto/Quel-maledetto-treno-blindato-80x110.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Una panoramica sui corsi, gli stage e i seminari cinematografici dedicati agli addetti ai lavori e ai semplici appassionati.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;l&#39;angolo del cortista&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;09/10/2009&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Francesco Del Grosso&lt;/strong&gt;</description>
			<category>l&#39;angolo del cortista</category>
			<pubDate>09/10/2009</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Trailer: Clacson</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=95&amp;art=4254</link>
			<description>Trailer del cortometraggio Clacson, inquietante excursus sullo stress nella vita moderna diretto da Tak Kuroha.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;ultimi articoli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;09/10/2009&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;CineClandestino&lt;/strong&gt;</description>
			<category>ultimi articoli</category>
			<pubDate>09/10/2009</pubDate>
		</item>
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