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		<title>CineClandestino.it</title>
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		<description>Rivista di cinema e informazione cinematografica</description>
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		<pubDate>03/02/2012 5.53.07</pubDate>
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			<title>[DVD] Noi credevamo</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=4&amp;art=8911</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/8/Festival/Venezia%2067/Concorso/Noi%20credevamo/Noi-credevamo-cvr200.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Davvero ammirevole il lavoro portato avanti dalla 01 Distribution per promuovere Noi credevamo di Mario Martone: dopo la classica uscita per l'home video, avvenuta alcuni mesi or sono, &#232; ora la volta di una splendida edizione in dvd, con la versione integrale del film e un cd contenente la colonna sonora, eseguita dall'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI diretta da Roberto Abbado. Il modo migliore per dare la doverosa visibilit&#224; a una delle pi&#249; importanti opere cinematografiche portate a termine in Italia negli ultimi due decenni: un film che ha il coraggio di rielaborare un racconto storico sul Risorgimento italiano senza perdere mai di vista la riflessione sulla contemporaneit&#224;.
Nell'interessante commento audio di Martone e Alberto Barbera, rintracciabile tra i pochi ma essenziali contenuti speciali del dvd, il regista campano ammette di aver trasformato l'incipit, dopo averlo scritto, in un omaggio a una sequenza analoga di 1860 di Alessandro Blasetti, uno dei pochi film &amp;#8220;risorgimentali&amp;#8221; del cinema italiano (Martone cita anche Il Gattopardo di Luchino Visconti, Bronte di Florestano Vancini e il misconosciuto La pattuglia perduta &amp;#8211; Vecchio regno, in cui Piero Nelli mescolava al racconto storico le pratiche del cinema neorealista, con un approccio alla materia non poi cos&#236; dissimile da quello che anima Noi credevamo). Un'affermazione che rende abbastanza esplicito uno dei tratti essenziali del film, quello di porsi come vera e propria ricostruzione del materiale storico, attraverso un percorso di riscoperta della memoria della nazione che mette insieme fatti acclarati, ingegni, arti, speculazioni filosofiche. Noi credevamo non &#232; &amp;#8220;solo&amp;#8221; l'ambiziosa messa in scena di un movimento decennale che port&#242;, con fatica e piegando il capo di fronte a un numero non indifferente di compromessi, alla nascita dell'Italia unita, ma anche e soprattutto l'indagine accorata, disillusa ma mai doma, dell'Italia di oggi, &amp;#8220;gretta, superba, assassina&amp;#8221; per dirla con le parole usate da Domenico/Luigi Lo Cascio nel monologo finale. &#200; cos&#236; che viene a mescolarsi la storia di centocinquanta anni addietro con quella attuale, come il fatto che alcune location fossero state rintracciate grazie all'aiuto e all'intervento di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica (in provincia di Salerno) ucciso dalla camorra in condizioni mai completamente chiarite appena pochi giorni prima della presentazione di Noi credevamo alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, dove era presente in concorso. L'Italia di ieri e di oggi si guardano dunque attraverso lo specchio, riconoscendosi e al contempo disconoscendosi, nel difficile tentativo di comprendersi fino in fondo.
Un'opera fondamentale, che riscrive il cinema italiano degli ultimi due decenni e ribadisce la centralit&#224; dell'arte come principale elemento di riflessione e cronaca su ci&#242; che la circonda, un punto fermo andato smarrito con troppa facilit&#224; da qualche tempo a questa parte all'interno della Settima Arte nostrana. Anche per questo il consiglio &#232; quello di non perdere l'occasione di ascoltare gli aneddoti e gli spunti che nascono spontanei nel dialogo tra Martone e Barbera, vero e proprio nodo cruciale degli extra del dvd, quasi un film a parte. Contenuti speciali che contengono anche una breve sequenza eliminata dal montaggio finale del film, nella quale si assiste all'attesa da parte di Giuseppe Mazzini dell'arrivo di Salvatore, passata suonando la chitarra, il trailer del film e La meditazione, breve cortometraggio di teatro/danza che Martone ha tratto da Hayez e messo in scena sfruttando la suggestiva coreografia di Raffaella Giordano. 
Il consiglio &#232; dunque quello di non lasciarsi sfuggire dalle mani un capolavoro del cinema contemporaneo italiano, struggente resoconto di ci&#242; che fu ed &#232;, ma anche e soprattutto di ci&#242; che sarebbe potuto essere, forse. Perch&#233; &amp;#8220;eravamo tanti, eravamo insieme, il carcere non bastava. Noi la lotta dovevamo cominciarla quando ne uscimmo. Noi, dolce parola, noi credevamo...&amp;#8221;.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;dvd and co&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;28/01/2012&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Raffaele Meale&lt;/strong&gt;</description>
			<category>dvd and co</category>
			<pubDate>28/01/2012</pubDate>
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			<title>Home Video - Il meglio del 2011</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=69&amp;art=8858</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2012/2012/1/Dvd%20e%20co/home-video-il-meglio-del-2011-200x150.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Appuntamento speciale con la rubrica dedicata alle uscite home video. Come gi&#224; accaduto nel 2010, vi proponiamo una selezione (squilibrata, schizofrenica, arbitraria, discutibile, contestabile...) delle uscite in dvd e blu-ray dell'anno appena trascorso. Cinquanta titoli, tra dischi singoli e cofanetti, classici e nuovi cult, cinema orientale e occidentale, animazione e serie televisive. Tutti imperdibili, tasche permettendo.

Difficile, forse impossibile, stilare una classifica tra le cinquanta uscite selezionate. Ma la prima segnalazione non &#232; casuale: il cofanetto Powell &amp; Pressburger (tre perle: Duello a Berlino, Narciso nero e il meraviglioso Scarpette rosse), seguito da So dove vado e I racconti di Hoffmann, ci permette finalmente di ammirare sul piccolo schermo il cinema bigger than life di questi due immensi registi. Un sodalizio artistico probabilmente irripetibile. Era gi&#224; disponibile Scala al Paradiso, altra pellicola imperdibile. E il cult L'occhio che uccide, firmato dal solo Powell e atteso da tempo, chiude il cerchio.

Facciamo un bel balzo temporale e parliamo di tre uscite dedicate a un regista finalmente sdoganato: Nicolas Winding Refn. Il cineasta danese, recentemente nelle sale italiane con Drive (che torner&#224; in altre classifiche...), &#232; sbarcato nella Penisola con i dvd di Bronson, Valhalla Rising e il cofanetto Pusher - La Trilogia, targato One Movie e Rai Cinema. Pusher I, II e III non erano inediti, ma mettere le mani su tutti e tre era diventata un'impresa ardua. Cinema di inaudita potenza...

Dobbiamo limitarci a un solo titolo? Al dvd del 2011? Allora diciamo This is England di Shane Meadows, piccolo grande capolavoro. Uscito nelle sale con abissale ritardo, arriva anche in dvd. Commovente, politico, doloroso, vero. Restando tra i film (occidentali) invisibili o inediti, consigliamo vivamente il recupero dell'horror canadese Pontypool di Bruce McDonald: il potere delle parole! E poi, datato 1990, il misconosciuto Riflessi sulla pelle di Philip Ridley, tra le migliori pellicole sull'infanzia. Nero come la pece.

Asia! L'apertura del mercato cinematografico, televisivo e dell'home video al cinema asiatico, seppur ancora limitata, &#232; in ogni caso un segnale estremamente positivo. Una buona fetta di grande cinema, infatti, &#232; (ed &#232; stata) prodotta in Oriente: Giappone, Hong Kong, Cina, Corea del Sud, Thailandia, Taiwan, Filippine e via discorrendo. Qualcosa si inizia a vedere.
Mikio Naruse (Senza legami di parentela, Sogni di una notte...), Yasujiro Ozu (Rissa fra amici in stile giapponese, Giorni di giovent&#249;...), l'edizione blu-ray di Kagemusha - L'ombra del guerriero di Akira Kurosawa, Secret Sunshine e Poetry di Lee Chang-dong, 13 assassini di Takashi Miike e via discorrendo. &#200; solo l'inizio?

Ancora Asia, ma non solo. Anche la visibilit&#224; del cinema d'animazione &#232; assai relativa. Per farla breve: il meglio resta troppo spesso fuori dai confini nazionali. Dove &#232; finito, ad esempio, The Secret of Kells di Tomm Moore e Nora Twomey? E vedremo mai In the Attic: Who has a Birthday Today? di Jir&#237; Barta o Alois Nebel di Tom&#225;s Lun&#225;k? Intanto godiamoci, sulla scia della popolarit&#224; di Miyazaki e dello Studio Ghibli, Porco Rosso, Pom Poko di Isao Takahata e I sospiri del mio cuore di Yoshifumi Kondo. Sempre dal Giappone, Mobile Suit Gundam - Il contrattacco di Char di Yoshiyuki Tomino. Quindi la poesia di Sylvain Chomet, col suo ultimo lungometraggio L'illusionista, e Winnie the Pooh - Nuove avventure nel Bosco dei 100 acri di Stephen J. Anderson e Don Hall, per bambini e adulti/bambini.

Spazio ai cofanetti, vero e proprio oggetto dei desideri dei cinefili. Ne escono tanti, ne abbiamo selezionati cinque. Il primo non &#232; esattamente per tutti i gusti: Karel Zeman Collection (L'arca del Sig. Servadac, Il barone di Munchhausen e I ragazzi del Capitano Nemo), ovvero la fantasia al potere. Quindi il monumentale Stanley Kubrick Collection, gioia per gli occhi. In blu-ray la trilogia originale (l'unica...) di Star Wars. Dalla RaroVideo John Cassavetes Box (Assassinio di un allibratore cinese, Una moglie, Ombre, La sera della prima e Volti). Chiudiamo con una strepitosa produzione televisiva: Carlos - La Serie di Olivier Assayas. Irrinunciabili.

Il nostro viaggio tra le uscite del 2011 si chiude tra Europa e Stati Uniti, tra dvd e blu-ray. Sul versante dvd si possono recuperare alcuni titoli anni Venti/Trenta, come L'uomo che ride di Paul Leni e Liliom di Fritz Lang. Tra i contemporanei, Taurus - Il crepuscolo di Lenin di Aleksandr Sokurov.  Titoli pi&#249; &amp;#8220;commerciali&amp;#8221; tra i blu-ray, da Lo spaccone di Robert Rossen a Pulp Fiction di Quentin Tarantino e Strade perdute di David Lynch (avevamo detto commerciali?).&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;ultimi articoli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;15/01/2012&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Enrico Azzano&lt;/strong&gt;</description>
			<category>ultimi articoli</category>
			<pubDate>15/01/2012</pubDate>
		</item>
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			<title>[DVD] Uomini H</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=66&amp;art=8842</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2012/2012/1/Dvd%20e%20co/uomini-h-200x150.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Per parlare della scelta, davvero ottima, di riproporre in DVD uno dei migliori titoli di Ishir&#244; Honda, ci viene spontaneo partire da uno dei contribuiti speciali ivi inclusi: il commento sintetico ma estremamente puntuale di Luigi Cozzi. Sono davvero tanti gli spunti di assoluto rilievo contenuti in questo intervento del regista italiano, che tra l&amp;#8217;altro omaggi&#242; proprio Uomini H in una sequenza ricca di tensione del suo Contamination &amp;#8211; Alien arriva sulla terra, datato 1980. E a questo punto lasciatecelo dire, ma sarebbe bello se ogni tanto personaggi come Cabona del Giornale, o come altri sedicenti critici arruolati nella funesta trasmissione televisiva di Gigi Marzullo, riuscissero a trasmettere un cos&#236; genuino trasporto e informazioni altrettanto interessanti parlando di cinema! La prima cosa che ci &#232; piaciuta del discorso di Cozzi, ovviamente incline a valorizzare quell&amp;#8217;indirizzo di genere cui seppe dare in prima persona un pur modesto contributo, &#232; il ricordo della profonda, sincera amicizia tra Honda e il grande Akira Kurosawa, un&amp;#8217;amicizia contraddistinta da stima reciproca e da frequenti rapporti sul set. Nel passare poi in rassegna una mappa di possibili riferimenti cinefili per il gioiellino di Honda, realizzato nel 1958 e cio&#232; in un periodo di notevole fermento rispetto a quella fantascienza che traeva spunto dalle spaventose conseguenze dell&amp;#8217;atomica, Luigi Cozzi ci ha tenuto a ribadire la sostanziale contemporaneit&#224; di Uomini H e dell&amp;#8217;americano Blob &amp;#8211; Fluido mortale, ipotizzando &amp;#8211; probabilmente a ragione &amp;#8211; che la minaccia rappresentata con evidenti analogie da qualcosa di proteiforme, gelatinoso, strisciante, abbia in fondo una matrice comune, ovvero il parassita alieno descritto nel primo capitolo di una straordinaria saga cinematografica prodotta nel Regno Unito, quella del dottor Quatermass.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;uscite del mese&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;10/01/2012&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Stefano Coccia&lt;/strong&gt;</description>
			<category>uscite del mese</category>
			<pubDate>10/01/2012</pubDate>
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			<title>Home Video Gennaio 2012</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=69&amp;art=8822</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2012/2012/1/Dvd%20e%20co/home-video-gennaio-2012-200x250.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Trentanovesimo appuntamento con la rubrica dedicata alle uscite in dvd e blu-ray. Come gi&#224; precisato in precedenza (ripetiamo per evitare incomprensioni), segnaliamo in questa pagina alcune uscite (o ri-uscite), seguendo una logica inattaccabile: ci&#242; che ci aggrada in questo preciso momento. Una selezione, squilibrata-schizofrenica-discutibile-contestabile, tanto per essere chiari.

Nel mese delle varie classifiche (a breve...) che celebreranno l'anno appena trascorso, tra uscite in sala, inediti e recuperi home video, apriamo il nostro consueto appuntamento mensile con dvd e blu-ray con una pellicola science fiction che intreccia suggestioni spielberghiane, romanticismo adolescenziale, omaggi cinefili e un commovente gusto nostalgico: Super 8 di J.J. Abrams, lontano anni luce dalle scorciatoie del 3D, &#232; un meraviglioso tuffo nel passato. Restando nell'ambito sf, segnaliamo il convincente reboot L'alba del pianeta delle scimmie di Rupert Wyatt e il realistico Contagion di Steven Soderbergh.

Non si vive di solo cinema occidentale. Negli ultimi mesi, fortunatamente!, &#232; lievemente aumentata la visibilit&#224; del cinema asiatico nella nostra sonnacchiosa penisola. Tre i titoli di gennaio: Il duello silenzioso di Akira Kurosawa, A Hero Never Dies di Johnnie To e Ip Man di Wilson Yip. Da prendere a scatola chiusa...&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;ultimi articoli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;08/01/2012&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Enrico Azzano&lt;/strong&gt;</description>
			<category>ultimi articoli</category>
			<pubDate>08/01/2012</pubDate>
		</item>
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			<title>[BD] The Great Debaters</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=66&amp;art=8808</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2012/2012/1/Dvd%20e%20co/The%20Great%20Debaters/The-Great-Debaters-cvr160.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Triste - ma non inspiegabile - destino: le opere &quot;all black&quot; in Italia non trovano quasi mai le attenzioni che meriterebbero. Come caso paradigmatico si potrebbe citare il monumentale Beloved (1998) di Jonathan Demme, capolavoro tratto dal libro di Toni Morrison che scavava sino all'essenza della cultura afroamericana; ma anche la mancata distribuzione in sala di questo The Great Debaters, seconda prova dietro (ma anche davanti...) la macchina da presa per il bravo Denzel Washington, lascia parecchio perplessi per tutta una serie di motivi, non ultimo la sapiente costruzione spettacolare di un lungometraggio in grado di garantire una lettura universale e non delimitata del cristallino messaggio di civilt&#224; ivi contenuto.
Comunque siano andate le cose in ambito distributivo a rendere parziale giustizia ad un film da vedere arriva ora - a quattro anni di distanza dalla sua realizzazione - la distribuzione italiana in blu ray ad opera della Mondo Entertainment, in una edizione parecchio spartana a livello di contenuti extra (assenti), ma apprezzabile dal punto di visto della resa formale, con i colori del profondo sud statunitense magnificamente fotografati dal grande Philippe Rousselot, esaltati dalla magia dell'alta definizione. Non l'unico pregio di un'opera che conferma appieno le qualit&#224; registiche di Denzel Washinghton, gi&#224; mostrate nel suo esordio nella regia avvenuto nel 2002 con il solido dramma di formazione Antwone Fisher: un cinema capace di muoversi con una certa abilit&#224; tra gli insidiosi codici della retorica spettacolare hollywoodiana senza peraltro tralasciare la profondit&#224; di un accurato ritratto sociale con annessi riverberi nella storia pi&#249; o meno recente. Gi&#224;, perch&#233; la vicenda al centro di The Great Debaters &#232; ambientata nel Texas razzista degli anni trenta, in un epoca in cui la gente di colore non solo lottava ancora per i propri diritti pi&#249; elementari ma stava cominciando a far sentire la sua voce anche a livello di pura opinione politica, provocando reazioni vergognosamente smodate - e perci&#242; fatalmente violente - nell'establishment di origine anglosassone. Ed &#232; proprio nella impeccabile precisione del ritratto d'epoca il punto di forza del film di Denzel Washington, regista che coinvolge lo spettatore rappresentando con chiarezza una delle colonne portanti della societ&#224; americana: la &quot;feroce&quot; competizione in qualsiasi settore messa in atto per&#242; per far emergere il meglio delle risorse sociali di un intero e sterminato paese.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;uscite del mese&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;07/01/2012&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Daniele De Angelis&lt;/strong&gt;</description>
			<category>uscite del mese</category>
			<pubDate>07/01/2012</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>[DVD] Help Me Eros</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=66&amp;art=8762</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2011/2011/12/Dvd%20e%20co/help-me-eros-cover200.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Nel bradipico ozio intellettuale in cui ristagna pericolosamente l&amp;#8217;Italia da un ventennio a questa parte, si corre il rischio di dare per scontate gran parte delle dinamiche industriali legate al cinema, spesso senza poter contare su una qualsivoglia smentita spiazzante e salvifica. Fortunatamente, per&#242;, di quando in quando si verifica qualcosa al di fuori della prassi in grado di risvegliare dal sonno letargico il cinefilo e di donargli una pur minima speranza nel futuro. I toni apocalittici di questo incipit ben si legano, in fin dei conti, a un evento come l&amp;#8217;uscita in dvd, per la Minerva Pictures, di Help Me Eros, opera seconda nelle vesti di regista dell&amp;#8217;attore taiwanese Lee Kang-sheng, pi&#249; noto come alter ego cinematografico di Tsai Ming-liang. 
Da quando apparve alla Mostra del Cinema di Venezia, nell&amp;#8217;oramai lontano 2007, ospitato addirittura all&amp;#8217;interno del concorso ufficiale, Help Me Eros sembrava destinato a recitare la parte dell&amp;#8217;ectoplasma in celluloide, figura mitica in grado di invadere le memorie di chi aveva assistito alla proiezione lagunare ma impossibilitata a vivere la propria vita cinematografica nella penisola a forma di stivale. Nulla di cui stupirsi, in fin dei conti, visto e considerato lo scempio a cui sono andate incontro anche le ultime opere di Tsai Ming-liang (I Don&amp;#8217;t Want to Sleep Alone, Visage, ma anche lo straordinario Goodbye Dragon Inn del 2003) e la ben poca recettivit&#224; dimostrata dall&amp;#8217;Italia nei confronti della vasta produzione proveniente dal bacino del sud-est asiatico e dall&amp;#8217;Estremo Oriente. &#200; dunque con un misto di soddisfazione e incredulit&#224; che si certifica l&amp;#8217;uscita per il mercato home video del film di Lee, sensazioni alle quali si aggiunge la curiosit&#224; per cercare di comprendere quale impatto possa avere un film cos&#236; particolare sul cinefilo italiano medio. Perch&#233; Help Me Eros &#232; opera tutt&amp;#8217;altro che semplice da assimilare, contro la quale anche allo spettatore pi&#249; smaliziato potrebbe capitare di cozzare senza venirne realmente a capo. Pur lasciandosi sedurre in pi&#249; di un&amp;#8217;occasione dalla tentazione di appropriarsi degli stilemi registici del suo mentore Tsai &amp;#8211; per il quale ha recitato in tutti i film &amp;#8211;, urgenza sottolineata sia dalla parcellizzazione dei movimenti di macchina, ridotti all&amp;#8217;osso, che dal modo in cui vengono utilizzati (da un punto di vista estetico e narrativo) i dialoghi, &#232; indubbio che Lee sia alla ricerca di una propria formula poetica attraverso la quale esprimersi. Gi&#224; rispetto al precedente The Missing (2003), l&amp;#8217;insieme sembra possedere una forza visiva e concettuale pi&#249; coerente e matura: l&amp;#8217;interesse di Lee si concentra sul corpo umano, macchina sessuale alla ricerca di una propria dimensione, disperatamente bramosa di raggiungere l&amp;#8217;amore, la pace, la tranquillit&#224; emotiva. Un film di corpi in cui la scintilla dell&amp;#8217;amore scoppia attraverso la cornetta del telefono, grazie a una linea telefonica erotica: dimostrazione di una voglia di lavorare per paradosso che l&amp;#8217;attore e cineasta di Taiwan mette in mostra pi&#249; volte durante lo svolgersi della trama, e che rappresenta uno dei tratti distintivi pi&#249; interessanti dell&amp;#8217;intera opera. Help Me Eros &#232; un film misconosciuto da riscoprire per aprire gli occhi sulla realt&#224; del cinema taiwanese attuale, dopo i fasti della new wave cui diedero vita i vari Edward Yang, Hou Hsiao-hsien, Te-chen Tao, Yi Chang e la seconda onda rappresentata tra gli altri da Tsai Ming-liang, Ang Lee, Leste Chen. 
Peccato per&#242; la Minerva non abbia avuto voglia di investire fino in fondo sulla riscoperta del film di Lee: il dvd dato alle stampe &#232; davvero ridotto si minimi termini, mancando sia dei contenuti speciali &amp;#8211; prassi purtroppo abbastanza consolidata quando si ha a che fare con materiale ben lontano dal mainstream &amp;#8211; che, cosa assai pi&#249; grave, della lingua originale. L&amp;#8217;audio &#232; infatti reperibile solo in italiano, con un doppiaggio non particolarmente ispirato e privo per di pi&#249; anche dei sottotitoli per i non udenti. La qualit&#224; video, quantomeno, si mantiene su livelli ottimali. Il voto che trovate a corollario di questa recensione &#232; ovviamente da intendersi come una mediazione tra l&amp;#8217;importanza artistica del film, la rarit&#224; da questo rappresentata all&amp;#8217;interno del sistema distributivo italiano e la scarsa qualit&#224; del dvd. Peccato, perch&#233; sarebbe bastato poco per collocare sugli scaffali delle videoteche un prodotto imperdibile, quasi da collezione. Invece...&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;uscite del mese&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;18/12/2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Raffaele Meale&lt;/strong&gt;</description>
			<category>uscite del mese</category>
			<pubDate>18/12/2011</pubDate>
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			<title>[BD] Scream 4</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=66&amp;art=8749</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2011/2011/4/In%20sala/Scream%204/Scream4-cvr200.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;In un biennio cinematografico contraddistinto dal ritorno in scena di alcuni dei maestri del cinema statunitense degli anni Ottanta, come John Landis, Joe Dante e John Carpenter, ha stupito non poco la leggerezza con la quale &#232; stata affrontata dal pubblico e (in parte) dalla critica un'opera a suo modo fondamentale come Scream 4. Il film, diretto come i tre precedenti da Wes Craven, &#232; stato solitamente snobbato al momento della sua uscita, e nonostante il generico apprezzamento ricevuto dalla critica online non ha avuto modo di incidere in maniera particolare nella graduatoria degli incassi. Altrettanto difficile dopotutto &#232; ipotizzare un suo inserimento nelle classifiche di fine anno: i motivi della reazione recalcitrante nei confronti delle nuove avventure di Sidney Prescott alle prese con la furia omicida del terribile Ghostface risiedono con ogni probabilit&#224; nell'idea preconcetta che, una volta tornato sul &amp;#8220;luogo del delitto&amp;#8221; (nel vero senso della parola, in questo caso), Craven non avesse in realt&#224; granch&#233; da dire, riducendo il quarto capitolo della saga a una sequela blanda e gi&#224; vista di ammazzamenti plurimi. Nulla di pi&#249; distante della realt&#224;, invece, visto che proprio con Scream 4 il cineasta statunitense, coadiuvato in fase di sceneggiatura da Kevin Williamson (che quindici anni fa ide&#242; la saga), alle musiche da Marco Beltrami e alla fotografia da Peter Deming, dona nuova linfa al progetto horror pi&#249; metacinematografico che sia mai stato concepito. Si tratta di un nuovo inizio, sagace e crudele come non mai, in grado di spaventare e divertire allo stesso tempo, con un occhio sempre rivolto al contesto socio-culturale a stelle e strisce: uno sguardo disilluso sulla contemporaneit&#224;, teen-horror in cui sono gli adolescenti i primi a essere messi alla berlina.   
Per questa serie di motivi appare doveroso consigliare, a tutti coloro che non hanno avuto la voglia o l'occasione lo scorso aprile di recarsi in sala, il recupero in home video di uno dei titoli pi&#249; ingiustamente sottostimati della stagione cinematografica. Il film trova una propria collocazione negli scaffali delle videoteche grazie alla Mondo Home Entertainment, che lo ha editato sia in dvd che nel supporto blu-ray (di quest'ultimo ci si occuper&#224; in questa sede). Da un punto di vista prettamente qualitativo il blu-ray mantiene uno standard elevato sia per quel che concerne il video che sotto il profilo dell'audio: in particolare da notare la compattezza dei timbri e dei colori, quanto mai fondamentale per poter apprezzare fino in fondo un film che punta gran parte della sua efficacia sulle zone d'ombra delle inquadrature, immergendo e facendo fuoriuscire personaggi dal buio e dal nero. Anche l'audio si distingue, rispettando l'importanza rivestita dagli effetti sonori, in particolar modo nelle sequenze a pi&#249; alta tensione.  
Assai ricco anche il piatto offerto dai contenuti speciali: si parte con un buon &amp;#8220;dietro le quinte&amp;#8221;, nel quale vengono intervistate molte delle personalit&#224; presenti sul set, a partire ovviamente da Wes Craven per arrivare alla coppia di imbranati poliziotti composta da Adam Brody e Anthony Anderson. Un modo sia per studiare da vicino le motivazioni e le velleit&#224; di coloro che erano alle spalle del progetto, sia per assaporare l'atmosfera del set, vissuta con il divertimento tipico della &amp;#8220;reunion&amp;#8221; per i protagonisti della saga (Neve Campbell, Courteney Cox e David Arquette) e con un misto di ansia e trepidazione per la nuova generazione di attori &amp;#8211; il cast &#232; composto in stragrande maggioranza da ragazzi tra i diciannove e i ventidue anni. Molto interessante anche il reparto dedicato alle sequenze tagliate in fase di montaggio, in particolar modo l'incipit e il finale che erano stati studiati in alternativa a quelli poi realmente inseriti nel film: in entrambi i casi, a essere onesti, la soluzione scelta per il montato finale appare la pi&#249; convincente. A impreziosire ulteriormente il blu-ray ci pensano una galleria di errori e scherzi in fase di ripresa, in cui il ruolo di vittime ignare spetta soprattutto alle giovani attrici &amp;#8211; e il trailer originale e quello cinematografico pensato per il mercato italiano.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;uscite del mese&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;14/12/2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Raffaele Meale&lt;/strong&gt;</description>
			<category>uscite del mese</category>
			<pubDate>14/12/2011</pubDate>
		</item>
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			<title>[BD] 13 Assassini</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=66&amp;art=8719</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/8/Festival/Venezia%2067/Concorso/Thirteen%20Assassins/13-Assassins-cvr200.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;L'importanza assoluta della distribuzione in dvd e in blu-ray (supporto del quale ci occupiamo in questa occasione) di 13 Assassini di Takashi Miike &#232; ribadita dalla locandina che potete rintracciare anche all'interno della scheda tecnica, in fondo alla recensione: sotto il titolo &#232; possibile leggere con chiarezza la scritta &amp;#8220;dal regista di Audition Takashi Miike&amp;#8221;. Una prassi abbastanza comune, quella di sponsorizzare un film facendo riferimento al titolo pi&#249; noto tra quelli diretti precedentemente dal regista, ma che nel caso in questione assume contorni quasi grotteschi: tra Audition e 13 Assassini non corrono infatti solo undici anni, ma anche la bellezza di quaranta lungometraggi diretti da Miike, ai quali si aggiungono tre cortometraggi e otto lavori televisivi. L'iperproduzione del cineasta nipponico potrebbe mettere in difficolt&#224; anche il pi&#249; attento esegeta della sua arte, ma non v'&#232; dubbio che in Italia con troppa facilit&#224; si &#232; abbandonato al proprio destino uno dei massimi esponenti della Settima Arte degli ultimi due decenni: certo, c'&#232; stata la meritoria operazione di distribuzione home video curata dalla Dynit, ma si &#232; trattato di una serie di uscite prive del battage pubblicitario necessario per fare presa su una popolazione di homo videns sempre  pi&#249; distratti, abbagliati dalla luce del televisore e poco interessati a quel che accade nel mondo del cinema, soprattutto quello proveniente da territori ancora oggi considerati (non senza una punta di razzismo) &amp;#8220;esotici&amp;#8221;. 
&#200; dunque davvero da applaudire la scelta della 01 Distribution di editare il terz'ultimo parto creativo di Miike (nel 2011 hanno visto la luce l'ottimo Harakiri: Death of a Samurai, remake stereoscopico del classico jidai-geki diretto da Masaki Kobayashi, e il divertissement Ninja Kids!) dopo gli applausi convinti ricevuti durante la Mostra del Cinema di Venezia, dove rimase scandalosamente escluso dai premi assegnati tra mille polemiche dalla giuria presieduta da Quentin Tarantino, e la fugace apparizione in sala, dove &#232; stato distribuito dalla BIM lo scorso giugno. Un film che correva seriamente il rischio di attraversare come un ectoplasma i percorsi distributivi nazionali, finendo con troppa rapidit&#224; nel dimenticatoio, e che trova invece una propria meritoria collocazione sugli scaffali dei negozi, con un'uscita home video che potrebbe anche approfittare dell'approssimarsi delle feste. Sul valore artistico di 13 Assassini si &#232; gi&#224; avuto modo di disquisire in passato su CineClandestino, ma &#232; interessante approcciare nuovamente il discorso alla luce della visione del gi&#224; citato Harakiri durante l'ultimo Festival di Cannes: due film che sembrano quasi dei gemelli eterozigoti, con il primo a cercare di fondere il jidai-geki con squarci di chambara e il secondo a innervare la materia per eccellenza del cinema nipponico con le nuovissime tecnologia legate alla tridimensionalit&#224;. Nell'avvicinarsi a un genere quasi mai trattato in precedenza (a parte il pressoch&#233; invisibile Onna kunishuu ikki, anno domini 2002), Miike dimostra di non avere timori reverenziali e pur sfoderando una messa in scena raggelante nella sua eleganza, si permette digressioni personali ed eversioni di stile e di timbrica: una dimostrazione di poetica che rivendica la propria riottosit&#224;, la furia salvifica nell'affrontare il mondo. 
Un film da gustare tutto d'un fiato, suddiviso quasi perfettamente in due tronconi apparentemente in contrasto tra loro (la prima met&#224; &#232; riflessiva e parlata, nella seconda deflagra in pieno la barbarie sanguinolenta della battaglia) ma in realt&#224; indispensabili per donare completezza alla pellicola. Il blu-ray approntato dalla 01 Distribution si fa apprezzare per la qualit&#224; video e audio, con un ottimo lavoro sulle tonalit&#224; del colore e sul contrasto, che permette di godere fino in fondo anche delle sequenze pi&#249; concitate. Il film &#232; presentato sia nella versione doppiata che in quella originale giapponese: quest'ultima &#232; altamente consigliata, anche se i sottotitoli reperibili sono solo quelli pensati per gli spettatori non udenti. Purtroppo, se si esclude il trailer cinematografico, non c'&#232; traccia di contenuti speciali, fattore che ci spinge ad abbassare sensibilmente il voto all'insieme rispetto a quello che assegnammo al film a ridosso della proiezione veneziana. Resta comunque l'importanza dell'evento: anche solo dieci anni fa un'uscita del genere sarebbe stata praticamente inimmaginabile. E non &#232; cosa da poco...&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;uscite del mese&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;08/12/2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Raffaele Meale&lt;/strong&gt;</description>
			<category>uscite del mese</category>
			<pubDate>08/12/2011</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>[BD] The Tree of Life</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=69&amp;art=8632</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2011/2011/11/Dvd%20e%20co_/the-tree-of-life-200x150(1).jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;L'uscita per il mercato home video dell'ultima discussa fatica di Terrence Malick ci permette di tornare a parlare di una pellicola che riteniamo tra le pi&#249; significative, nonch&#233; ambiziose, della storia del cinema. Insomma, in estrema sintesi, un capolavoro. Rimandandovi alla recensione redatta in occasione dell'anteprima mondiale sulla Croisette, approfittiamo del blu-ray targato 01 Distribution per ricordare alcune bizzarre reazioni di una parte della critica e della stampa nazionale e internazionale. Difficile dimenticare le bordate di fischi, di grida sguaiate e di insulti che si sovrapponevano agli scroscianti applausi alla fine della proiezione per la stampa al Festival di Cannes: con occhi spiritati e vene oltre i limiti della pressione sanguigna, un buon numero di giornalisti/critici riversarono la loro rabbia sul film di Malick. 
Nel giro di poche ore o di pochi giorni, si moltiplicarono le stroncature cartacee e online: film incomprensibile, privo di una struttura narrativa, presuntuoso e via discorrendo. Le sequenze sulla spiaggia e con i dinosauri erano (e restano), ovviamente, le pi&#249; bersagliate. Ma pi&#249; dei contenuti delle sonore bocciature, che ovviamente non condividiamo, ci interessano le spropositate reazioni, quella sorta di crociata contro il malcapitato Malick, reo di aver cercato di mettere in scena micro e macrocosmi, nascita e creazione, vita umana e vita universale, natura e grazia, finito e infinito. 
Le grida e gli insulti, evidentemente fuori posto, ci sembrano nascondere un senso di inadeguatezza di fronte a un'opera estremamente complessa, stratificata e slegata dalle normali dinamiche narrative. La stessa polemica sulla presunta incomprensibilit&#224; della trama appaiono pretestuose: The Tree of Life rinuncia in buona parte alla linearit&#224; narrativa, ma prende per mano lo spettatore e lo accompagna lungo un percorso diverso, emozionale e sensoriale, in cui immagine e montaggio riescono a ricomporre lampi di vita reale. L'opera di Malick, indubbiamente ambiziosa ma mai presuntuosa, intreccia infatti la storia di una famiglia e la storia dell'universo, amplificando il consueto dialogo interiore dei personaggi del cineasta statunitense. Rabbia e stroncature, in fin dei conti, finiscono per avallare il prodigioso lavoro di Malick e dei suoi collaboratori: The Tree of Life, che non nasce per dividere o provocare, possiede una straordinaria forza dirompente, uno spessore umano persino doloroso, che pu&#242; commuovere o irritare. E il rifiuto appare aprioristico, legato a schemi culturali rispettabili ma un po' rigidi. Ma ancora una volta: il lungometraggio di Malick (1) percorre strade poco battute dal cinema normalmente distribuito nelle sale, accostandosi alla video arte e alle pellicole sperimentali, pur cercando costantemente di non perdere il contatto visivo/narrativo/emotivo con lo spettatore. E se ci si pu&#242; smarrire tra le pieghe della poesia malickiana, si ha sempre la possibilit&#224; di una seconda visione...&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;ultimi articoli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;24/11/2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Enrico Azzano&lt;/strong&gt;</description>
			<category>ultimi articoli</category>
			<pubDate>24/11/2011</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>[BD] Harry Potter - Collezione completa</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=67&amp;art=8639</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2011/2011/11/Dvd%20e%20co_/harry-potter-80x110.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Il volto di Voldemort che appare, deformato in maniera grottesca, sulla nuca del professor Raptor; il mostro di Serpeverde che si aggira per i corridoi di Hogwarts, pietrificando con il solo sguardo i malcapitati che incontra sulla strada; la classe di Grifondoro impegnata a disorientare a suon di risate un molliccio nascosto nell'armadio; il ballo del ceppo, con Ron imbronciato nel vedere Hermione darsi alle danze con il campione di Quidditch Viktor Krum; le lezioni di autodifesa dell'Esercito di Silente, pronto all'azione sovversiva contro la presidenza della melliflua Dolores Umbridge; Harry alle prese con le gesta del giovane Tom Riddle, destinato a divenire il mago oscuro pi&#249; potente di ogni tempo; Harry, Ron e Hermione alla stancante e dolorosa ricerca degli Horcrux; la furibonda battaglia di Hogwarts. E poi i dissennatori, i folletti, Dobby l'elfo domestico, giganti, lupi mannari, acromantule, l'ippogrifo Fierobecco, draghi, centauri, animagus, lupi mannari, troll, fantasmi, inferi, thestral.
L'avvento di Harry Potter nell'universo cinematografico contemporaneo non pu&#242; essere ridotto alla &amp;#8220;semplice&amp;#8221; creazione di otto blockbuster tratti dall'eptalogia letteraria di J.K. Rowling, n&#233; si pu&#242; pensare di inquadrare la saga nell'ottica del fantasy in celluloide, perch&#233; si correrebbe seriamente il rischio di semplificare un fenomeno di assai pi&#249; ampia portata: come gi&#224; la luccicante trilogia tolkeniana di Peter Jackson, in cui l'epica cavalleresca irrompeva a Hollywood mescolando riflessi del cinema d'avventure del tempo che fu a una poetica della messa in scena dell'effetto speciale in grado di rinnovare dalle fondamenta l'apparato visionario della Settima Arte, anche la storia del giovane mago Harry Potter, catapultato a undici anni in una realt&#224; di cui non era minimamente a conoscenza, ha significato una profonda mutazione per quel che concerne la macchina produttiva. Per quanto gli otto capitoli &amp;#8211; l'ultimo romanzo &#232; stato programmaticamente suddiviso in due parti distinte, in modo da sfruttare fino in fondo le potenzialit&#224; commerciali dell'opera &amp;#8211; abbiano vissuto su una serie di altalene qualitative, modificandosi a seconda del regista scelto per la bisogna (Chris Columbus, Alfonso Cuar&#243;n, Mike Newell, David Yates), il delicato filo dell'immaginario che li ha tessuti gli uni con gli altri non si &#232; mai completamente spezzato. Tuffarsi nell'annosa lotta di Harry Potter contro Lord Voldemort, al quale lo lega un passato tragico e profetico allo stesso tempo, equivale ad aprire gli occhi su un mondo fantastico, che ha la forza di ricreare la realt&#224;, plasmandola a propria immagine e somiglianza, piuttosto che di negarla. Gli otto film, prodotti nel corso di un decennio, non rappresentano solo un gioco di prestigio, puro e semplice inganno ottico, ma possiedono la capacit&#224; di  mescolare la deflagrante potenza visionaria con un'umanit&#224; sofferta, ridente, amorevole e rabbiosa. Qui &#232; la reale magia sprigionata dalla penna della Rowling, e preservata (pur con qualche riserva, si vedano Harry Potter e l'Ordine della Fenice, massacrato da tagli e riletture, e la prima parte di Harry Potter e i doni della Morte, a sua volta trasposizione clamorosamente fallace) nel suo approdo sul grande schermo: lo stupore con cui Harry si avvicina al mondo della magia, dopo dieci lunghi anni passati a dormire nello sgabuzzino sotto le scale di casa Dursley, &#232; lo stesso che si stampa sui volti degli spettatori, tremanti dall'emozione all'idea di intraprendere un viaggio misterioso e affascinante, in cui le regole del nostro mondo non sono sovvertite, ma accuratamente riviste e corrette. L'anima pi&#249; profonda del fantasy, genere troppo spesso bistrattato da un mondo del cinema che non riesce a compenetrarlo, comprendendolo solo in miserabile superficie e destinandolo, suo malgrado, a intrattenere i pi&#249; piccoli, come se fate, maghi, avventure, draghi e folletti fossero materia su cui scherzare, alla quale non dare in fin dei conti troppa importanza.
L'importanza che invece le ha restituito, nel complesso, l'operazione mastodontica portata avanti dalla Warner Bros.: otto film dal budget elevatissimo, una squadra di tecnici di prim'ordine, e una cura per il casting che ha visto da un lato la ricerca di volti sconosciuti che potessero interpretare i giovani protagonisti (e l'affiatamento del trio composto da Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint e davvero fuori discussione), dall'altro la voglia di affidare i ruoli secondari a mostri sacri della recitazione britannica. Nomi come Alan Rickman, Helena Bonham-Carter, Kenneth Branagh, Emma Thompson, Maggie Smith, il compianto Richard Harris (Albus Silente nei primi due capitoli), Robbie Coltrane, Ian Hart, John Hurt, John Cleese, Julie Christie, Michael Gambon, David Thewlis e Gary Oldman, tra i massimi esponenti dell'arte attoriale a Hollywood e dintorni. 
Impossibile, dunque, non considerare fondamentale il cofanetto edito dalla fratelli Warner, nel quale &#232; possibile rintracciare l'intera saga nel supporto blu-ray. Il lavoro sull'immagine, quanto mai indispensabile nel mettere mano a film di questo tipo, lascia davvero a bocca aperta: vedere per credere la sequenza d'apertura di Harry Potter e il Principe Mezzosangue, con l'irruzione dei mangiamorte a Londra e la rovinosa caduta del ponte, nella quale &#232; condensata una tale qualit&#224; video e audio da stordire anche lo spettatore pi&#249; disattento. Anche chi ha avuto il piacere di gustarsi in sala tutti i film di Harry Potter, dal primo all'ultimo, trover&#224; nuovi stimoli nel trovarsi a tu per tu con l'edizione blu-ray, al punto che la definizione di &amp;#8220;visione casalinga&amp;#8221; appare persino riduttiva rispetto allo splendore visivo e sonoro approntato per l'occasione. I singoli dischi, per di pi&#249;, presentano un buon numero di contenuti extra, variabili da film a film e concentrati soprattutto sui primi capitoli della saga, quelli maggiormente storicizzati: tra gallerie fotografiche, interviste, viaggi all'interno della saga, conversazioni con la Rowling, clip, trailer e scene inedite o estese, ce n'&#232; davvero per soddisfare i gusti persino del cinefilo pi&#249; esigente. Ovviamente alcuni degli extra non sono presentati in alta definizione: se lo scarto rispetto alle immagini dei film non fa che confermare in maniera incontrovertibile l'eccellente lavoro di masterizzazione portato a termine, &#232; da segnalare come proprio alcuni di questi contenuti speciali risultino, a conti fatti, tra i pi&#249; interessanti dell'intero lotto. Un compromesso senza dubbio accettabile, dunque. Anche in virt&#249; del discorso intrapreso dianzi sul superbo lavoro di casting, la visione dei film &#232; ampiamente caldeggiata nella versione originale inglese, in modo da poter gustare anche la pi&#249; piccola sfumatura della voce di questi maestri della recitazione. Resta, semmai, il rammarico per alcune scelte produttive e di messa in scena che, anche a distanza di anni, continuano a convincere davvero poco: il passaggio di Harry e dei suoi amici dall'infanzia all'adolescenza e infine all'et&#224; adulta &#232; stato assai meno fluido e coerente rispetto alle pagine dei romanzi, subendo strappi e dolorose lacerazioni soprattutto al momento dell'avvento in cabina di regia di David Yates, a partire dal quinto capitolo. E questo, anche nel pi&#249; mirabolante dei blu-ray, non pu&#242; non essere notato. 
Ma la collezione completa degli otto film dedicati all'occhialuto, testardo e coraggioso Harry &#232; il regalo per eccellenza del Natale cinefago e cinefilo: adatto sia per maratone infinite sia per chi volesse passare una emozionante settimana (e un giorno), magari dalla Vigilia fino a Capodanno. Perch&#233; c'&#232; sempre modo e tempo per lasciarsi rubare il cuore dalla magia.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;cofanetti&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;22/11/2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Raffaele Meale&lt;/strong&gt;</description>
			<category>cofanetti</category>
			<pubDate>22/11/2011</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>[DVD] Troppo bella!</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=69&amp;art=8640</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2011/2011/11/Dvd%20e%20co_/Troppo-bella!-cvr160.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Due piccoli pennellini da fard introducono danzando sui titoli di testa il film Comme t'y es belle! di Lisa Azuelos, 2006, distribuito da noi in DVD per Rai Cinema 01 a nome: Troppo bella!
Il tema dell'accessorio pervade interamente la commedia dando al termine una valenza pi&#249; ampia nell'investire la storia di quattro donne ebree nella moderna Parigi: Isa, L&#233;a, Alice e Nina; tutte sorelle tranne l'ultima, pur accolta come tale. Siamo infatti in piena contemporaneit&#224;, all'oggi della bellezza imperante ad ogni costo e all'inseguimento del mito dell'eterna giovinezza, nell'era post-divorzio (condizione quasi ovvia) e col fardello della nuovissima generazione (i figli) che non riusciamo ad educare, demandando il compito a terzi (i preziosissimi extracomunitari).
Stando allo story concept che informa la sceneggiatura &amp;#8211; della stessa Azuelos (LOL), in collaborazione con Herv&#233; Mimran e Michael Lellouche &amp;#8211; partecipiamo alla vicenda di Isa/Mich&#232;le Laroque (Il marito della parrucchiera; Tango) la quale aspira, come tutti, si dir&#224;, al raggiungimento della felicit&#224;; per farlo dovr&#224; ottenere un nuovo permesso di soggiorno per Latifa, la sua 'governante' tuttofare, e conquistare il bell'inglese Paul/Andrew Lincoln (Love Actually-l'amore davvero; Gangster No.1). A questa impresa, in una modalit&#224; ampiamente collaudata, fanno da controcanto le storie delle sorelle e di Nina; tutte impegnate alla ricerca dell'uomo giusto.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;ultimi articoli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;22/11/2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Giorgio Ferri&lt;/strong&gt;</description>
			<category>ultimi articoli</category>
			<pubDate>22/11/2011</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>[DVD] Poetry</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=69&amp;art=8617</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2010/2010/5/Festival/Cannes/Concorso/Poetry/Poetry-cvr200.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Lee Chang-dong nel corso degli anni ha saputo affermarsi come una delle voci pi&#249; interessanti fra quelle che si sono dedicate alla lettura dell&amp;#8217;individuo e al suo inserimento nella contemporaneit&#224; e nella storia: con sguardo elegante e originale, l&amp;#8217;ispirato regista di Peppermint Candy (noto in Europa soprattutto per i suoi successi festivalieri &amp;#8211; Oasis alla Mostra di Venezia e Secret Sunshine al Festival di Cannes) si &#232; ritagliato un importante spazio nel ricco bacino cinematografico dell&amp;#8217;estremo oriente.
Il suo ultimo lavoro &amp;#8211; vincitore nel 2010 del Premio per la migliore sceneggiatura nella gi&#224; citata kermesse francese &amp;#8211; dopo essere approdato nelle sale italiane grazie alla distribuzione della Tucker Film raggiunge il mercato dell&amp;#8217;home-video con l&amp;#8217;ausilio della CGHV: si tratta di Poetry, struggente dramma che coniuga una narrazione essenziale a un&amp;#8217;incredibile molteplicit&#224; di spunti, che d&#224; vita a una riflessione dalle stratificazioni multiple che affronta la modernit&#224; e i suoi valori rinunciando alla retorica.
Mija &#232; una sessantaseienne attiva alle cui cure &#232; stato affidato dalla figlia lo svogliato nipote adolescente che alterna l&amp;#8217;apatia alla pigrizia: quando nel corso di alcuni accertamenti medici le viene diagnosticata una forma iniziale di alzheimer non si perde d&amp;#8217;animo e continua a dedicare le proprie giornate al suo lavoro di badante part-time, ritagliandosi per&#242; uno spazio per un corso di poesia. Quello che la donna non sa &#232; che ben presto verr&#224; coinvolta nel dramma del suicidio di una sedicenne che vede implicato proprio suo nipote.
Sarebbe incredibilmente errato liquidare Poetry come riflessione estetizzata sul ruolo della poesia nella cristallizzazione della realt&#224; e del ricordo: per Lee Chang-dong il pensiero poetico &#232; semplicemente la chiave di lettura attraverso la quale schiudere le porte della valutazione personale sul tema della morte, del disagio, del senso di colpa, della vergogna, del perdono e della speranza.
Il progressivo disgregamento della memoria dovuto al progredire dell&amp;#8217;alzheimer &#232; il punto di partenza dal quale prende il largo il film, che accompagna la protagonista nel suo viaggio alla ricerca dell&amp;#8217;ispirazione poetica che non tarder&#224; a trasformarsi in un&amp;#8217;indagine spaurita sulla perdita dei valori: Mija desidera ardentemente riuscire a scrivere il proprio componimento poetico e si dedica con concentrazione alla pratica della &amp;#8220;visione&amp;#8221;, per cercare di trarre dalla realt&#224; i riferimenti che possano aiutarla a mettere su carta le proprie sensazioni, cos&#236; da condividerle con gli altri ma soprattutto in modo da non dimenticarle in prima persona. La finestra sul mondo che la donna spalanca dinanzi a s&#233; &#232; per&#242; profondamente segnata dalla sofferenza che con irruenza sconquassa la sua vita, tanto che la sua riscoperta del mondo che la circonda finir&#224; per tingersi delle brucianti sfumature dell&amp;#8217;espiazione.
Il senso di colpa nei confronti della scellerata condotta del nipote lascia spazio solo all&amp;#8217;umiliazione cui si sottopone la protagonista, luttuosamente coinvolta in una degenerazione che non sente propria ma dalla quale non pu&#242; sottrarsi: &#232; dall&amp;#8217;urlo afono di una poetessa che fatica a tradurre in parole le proprie suggestioni che Poetry tratteggia il ritratto della crisi dei valori, senza moralismi ed evitando accuratamente ogni dicotomico riferimento al concetto di bene/male, giusto/sbagliato. Nel suo pedinamento emotivo il regista assorbe dalla protagonista &amp;#8211; un&amp;#8217;eroina del dolore tragicamente umana, lacerata da dubbi e interrogativi &amp;#8211; il suo carattere estroso e avverso ai compromessi, e ne ricava non solo una coerente lettura del gap generazionale che interessa ogni fase della Storia, ma soprattutto una vivida fotografia umana, l&#224; dove la durezza spaesata degli sguardi di disapprovazione si scontra con l&amp;#8217;imbarazzo di chi vive con difficolt&#224; la propria posizione controversa.
Non &#232; la prima volta che Lee Chang-dong si dedica agli imprevedibili esiti della violenza o al confronto degli individui con traumi personali (basti pensare alla parabola sentimentale di Oasis o al drammatico excursus emotivo di Secret Sunshine) e stavolta il cineasta coreano non si sottrae a una declinazione del dolore tutta al femminile (alle figure maschili principali &#232; riservato uno spazio decisamente poco gratificante, basti pensare non solo al nipote di Mija ma anche al vecchio presso il quale lavora la donna), spogliata di ogni sovrastruttura per lasciare spazio alla placida malinconia minimalista che ingloba con compostezza ogni lacrima non versata.
L&amp;#8217;approccio &amp;#8220;calligrafico&amp;#8221; della pellicola alla rappresentazione e alla narrazione pare essere la firma pi&#249; opportuna per un progetto curato fin nei dettagli e sviluppato con evidente consapevolezza della proprie potenzialit&#224;: punta di diamante dell&amp;#8217;intera operazione &#232; per&#242; il ritorno sullo schermo dopo ben sedici anni di assenza di Yoon Jeong-hee &amp;#8211; attrice attiva dalla met&#224; degli anni Sessanta e dal curriculum sterminato. &#200; sul suo volto delicatamente segnato dalle rughe che Lee Chang-dong punta i riflettori per raccontare una tragedia familiare dove il pudore e la vergogna finiscono per condurre la donna a un disturbante pellegrinaggio emotivo che la porta a ripercorrere le tappe dell&amp;#8217;incubo della ragazzina liceale &amp;#8211; vittima prima delle violenze di un branco e poi del suo conseguente disagio &amp;#8211; e a proiettare su di s&#233; il malessere che le procura la consapevolezza della sua impotenza, scegliendo gradualmente di straniarsi da ci&#242; che la circonda mentalmente e fisicamente.
Il dvd non presenta contributi extra a eccezione del trailer cinematografico del film e le consuete multi traccia audio (caldamente raccomandata la versione in lingua originale che permette di fruire al meglio della musicalit&#224; linguistica che fa da sottotraccia alla pellicola): un supporto senza dubbio un po&amp;#8217; scarno, ma la pregevolezza di un prodotto come Poetry non tradisce le aspettative e sembra valere l&amp;#8217;investimento anche se non affiancato da ulteriori contenuti.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;ultimi articoli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;20/11/2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Priscilla Caporro&lt;/strong&gt;</description>
			<category>ultimi articoli</category>
			<pubDate>20/11/2011</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>[DVD] Duello a Berlino</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=69&amp;art=8581</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2011/2011/11/Dvd%20e%20co_/duello-a-berlino-200x150.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;&amp;#8220;Written, produced and directed by...&amp;#8221;. &#200; difficile immaginare una collaborazione pi&#249; fortunata e fruttuosa di quella tra Michael Powell ed Emeric Pressburger, uniti da una comune visione del cinema e dall'intuizione del vulcanico Alexander Korda (1). Perfettamente a loro agio coi vividi cromatismi del Technicolor, visionari e sognatori, eppure cos&#236; attenti alla realt&#224;, P&amp;P diventarono immediatamente protagonisti del cinema inglese e internazionale, realizzando il nostalgico e sagace Duello a Berlino (The Life and Death of Colonel Blimp, 1943)(2). Un'opera che con toni leggiadri affonda ripetutamente il coltello, che mette in scena l'impensabile amicizia tra un ufficiale inglese e un ufficiale tedesco, demolendo l'anacronistico spirito di casta dei militari in carriera britannici. Lo sguardo di P&amp;P smaschera l'inadeguatezza degli uomini di potere, di una generazione che non sa adeguarsi alle dinamiche e alle crudezze del secolo breve: non hanno pi&#249; senso, oramai, i cerimoniali, i duelli, la cavalleria fine a se stessa, mentre al di l&#224; della Manica il Male si sta diffondendo a macchia d'olio. I colori vivaci della pellicola sembrano catturare i rimasugli della Belle &#201;poque, l'illusione di una guerra signorile, di una guerra-gioco. 
Duello a Berlino riesce a raccontare il senso di smarrimento e di inadeguatezza dei valorosi Clive Candy (Roger Livesey) e Theo Kretschmar-Schuldorff (Anton Walbrook), uniti da un improbabile duello e dall'amore per la stessa donna (Deborah Kerr): un viaggio che attraversa tre guerre e quarant'anni di storia europea, intrecciato di memorabili soluzioni registiche. P&amp;P, infatti, disseminano la pellicola di maestose sequenze, come il celebre flashback iniziale (3), introdotto da un rocambolesco tuffo nella vasca di un bagno turco, o l'altrettanto celebrata sequenza del duello, che un ampio movimento di macchina relega fuori campo, librandosi verso l'alto, tra la neve che fiocca copiosa. O, ancora, la sottile e graffiante ironia del primo piano del codice cavalleresco, accompagnato da un pomposo commento musicale: il libro, svelato l'inganno ottico, si riveler&#224; un libretto.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;ultimi articoli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;17/11/2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Enrico Azzano&lt;/strong&gt;</description>
			<category>ultimi articoli</category>
			<pubDate>17/11/2011</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>[DVD] L'odio</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=69&amp;art=8574</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2011/2011/11/Dvd%20e%20co_/l-odio-200x150(1).jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Dopo sedici lunghi anni, possiamo osservare il film e la filmografia di Mathieu Kassovitz dalla giusta distanza, soppesando la folgorante opera seconda e i successivi lungometraggi, le suggestioni documentarie e la sfortunata trasferta hollywoodiana, i cortometraggi giovanili e il tracollo estetico e narrativo di Gothika &amp; co. Tenendo per&#242; bene a mente che il cineasta transalpino &#232; tornato finalmente in patria per scrivere, dirigere e interpretare L'ordre et la morale (1). Un nuovo inizio? Speriamo.
Lasciatecelo dire, anche se &#232; scontato e inflazionato: jusqu'ici tout va bien. L'odio (La Haine, 1995) &#232; un film di contrasti, a suo modo circolare, claustrofobico, angosciante eppure divertente, ambizioso ma anche avvinghiato alla realt&#224; che vuole raccontare. Gi&#224; apprezzato per M&#233;tisse (1993), esordio ben pi&#249; leggero, Kassovitz mette in scena le banlieue parigine (2), la tensione sociale che altri occhi volevano negare, il nuovo linguaggio metropolitano, la rabbia del rap, il rapporto impossibile con la polizia, gli sbirri. L'odio fotografa le zone periferiche che sembrano distanti anni luce dalla Tour Eiffel, dalla bella vita parigina, dalle mille luci della capitale. Le monde est &#224; nous? No, non lo sar&#224; mai. Non lo era ieri, ancor prima del film di Kassovitz, con l'uccisione dello studente Malik Oussekine (3), con le ghettizzazioni nei nuovi sobborghi popolari degli anni Sessanta/Settanta, con lo sfruttamento della ex-colonie. Non lo &#232; oggi e non lo sar&#224; domani.  Jusqu'ici tout va bien &#232; la frase che anticipa l'atterrissage, l'atterraggio che sar&#224; schianto: Jusqu'ici tout va bien &#232; una dichiarazione di consapevolezza, &#232; un manifesto politico. Ecco, L'odio &#232; un film politico, lucidamente politico, ma privo di qualsiasi mediazione diplomatica: lo scontro/caduta era inevitabile, perch&#233; si ripeteva ogni dannato giorno, ieri come domani.
Kassovitz trova tre interpreti ideali &amp;#8211; Vincent Cassel (Vinz), Hubert Kound&#233; (Hubert) e Sa&#239;d Taghmaoui (Sa&#239;d, co-sceneggiatore) &amp;#8211; e, immergendoli in un bianco e nero che acuisce qualsiasi contrasto, ci racconta una giornata qualsiasi, ma con una pistola in pi&#249;: il nulla che avvolge la periferia, la noia, la tensione costante, la rabbia dietro ogni cosa. E il film &#232; in continuo bilico tra attesa ed esplosione, tra realismo e artificio della messa in scena, tra ambizioni artistiche e senso di partecipazione. L'odio, come dicevamo, &#232; un film di contrasti: le immagini di repertorio che accompagnano i titoli di testa, con gli scontri tra manifestanti e polizia; i due primi piani di Sa&#239;d, in apertura e chiusura della pellicola, con il controcampo dei poliziotti; il bianco Vinz e il nero Hubert, l'isterico Vinz e il riflessivo Hubert; il mix &amp;#8220;impossibile&amp;#8221; di Non, je ne regrette rien, Sound of da Police e Nique la Police.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;ultimi articoli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;15/11/2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Enrico Azzano&lt;/strong&gt;</description>
			<category>ultimi articoli</category>
			<pubDate>15/11/2011</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>[BD] Habemus Papam</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=69&amp;art=8540</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2011/2011/11/Dvd%20e%20co_/Habemus-Papam-160.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Anche visti a distanza di tempo certi grandi film mantengono intatta la loro principale peculiarit&#224;, che &#232; quella di celare un significato &quot;altro&quot; dietro quello della loro, diciamo cos&#236;, fruibilit&#224; immediata. Aspetto comune, del resto, a quasi tutto il cinema di Nanni Moretti, sempre perfettamente attuale anche quando non scava esplicitamente nella propria intimit&#224; personale come accaduto in Caro diario e Aprile. Non fa dunque eccezione il bellissimo Habemus Papam, lungometraggio in grado di svelare nuovi significativi risvolti ad ogni visione successiva alla prima. Osservata in questa prospettiva l'ultima fatica cinematografica di Moretti &#232; un'opera caratterizzata da un coraggio pressoch&#233; sperimentale, per come riesce a mescolare alla perfezione - sotto una chiave di lettura squisitamente estetica - ricerca di verit&#224; documentaristica e digressioni di puro cinema da intrattenimento. Dal iperrealismo cesellato del magnifico incipit sulla sfilata dei cardinali alla estrema libert&#224; linguistica espressa nelle surreali partite di pallavolo nell'ambito dell'infinito Conclave, Habemus Papam &#232; un film che disegna un nuovo profilo per un autore a clamoroso torto definito limitato (o comunque poco interessato) da un punto di vista tecnico. In realt&#224; Habemus Papam osa sia sotto il profilo del linguaggio che sotto quello del contenuto, facendo convivere con grande spontaneit&#224; momenti di irresistibile ilarit&#224; abbinati a picchi di dramma assoluto, come a voler ridere di gusto della deriva di (urticante?) follia presente nel mondo di fuori (la societ&#224;, italiana e non) contrapposta impietosamente al tormento morale, cosi degno di rispetto ed empatia, di un singolo essere umano alle prese con una responsabilit&#224; in tutta evidenza troppo pi&#249; grande di lui.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;ultimi articoli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;09/11/2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Daniele De Angelis&lt;/strong&gt;</description>
			<category>ultimi articoli</category>
			<pubDate>09/11/2011</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>[BD] Source Code</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=69&amp;art=8530</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2011/2011/4/In%20sala/Source%20Code/Source-Code-cvr160.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Vi sono tipologie di film per i quali lo schermo televisivo e la visione casalinga appaiono inevitabilmente delle frustranti limitazioni: opere che fanno della deflagrante potenza dell'immagine il nodo cruciale della messa in scena, sublimazione ultima della creativit&#224;. Non v'&#232; dubbio che la fantascienza &amp;#8211; cos&#236; come il fantasy &amp;#8211; rappresentino in tal senso due delle derive cinematografiche pi&#249; ardue da racchiudere nel &amp;#8220;piccolo schermo&amp;#8221;, per la ricchezza degli effetti speciali e il certosino lavoro post-produttivo al quale i suddetti generi vanno incontro. In virt&#249; di quanto appena affermato appare doveroso dunque salutare con particolare piacere le edizioni pensate per l'home video in grado di non produrre uno scarto sensibile nel passaggio dall'ampiezza e dalla magniloquenza della sala cinematografica al salotto di casa propria.
Un paradigma piuttosto efficace da citare per confutare le pur comprensibili titubanze dei pi&#249; scettici potrebbe essere rappresentato in futuro dall'edizione in blu-ray di Source Code, opera seconda di Duncan 'Bowie' Jones, figlio del ben pi&#249; celebre David approdato nel mondo del cinema nel 2009 con il largamente apprezzato Moon. Dopo aver entusiasmato nei cinema, Source Code, bel thriller fantascientifico che gioca con lo spazio-tempo con la malinconica carica umanista degna di Philip K. Dick, approda dunque nell'universo dell'home-video, e per l'occasione la 01 Distribution porta sugli scaffali delle videoteche un blu-ray di notevole fattura. Bastano infatti le primissime immagini del film per rendersi conto di quanto sia alta la qualit&#224; audio e video del blu-ray: l'immagine &#232; curata fin nei minimi particolari, e oltre a risaltare per nitidezza rispetta alla perfezione la grana originale del film, mantenendosi su ottimi standard anche nei convulsi movimenti di macchina studiati da Jones e nelle scene pi&#249; spettacolari del film. Allo stesso modo l'audio, che &#232; possibile gustare sia in DTS-HD che in PCM (quest'ultima opzione valida solo per l'italiano), permette allo spettatore di calarsi pienamente nella folle corsa contro il tempo del capitano Colter Stevens, congelato nel tempo su un treno gi&#224; esploso per cercare di modificare ci&#242; che &#232; avvenuto ed evitare una catastrofe: se le sequenze dell'esplosione lasciano davvero a bocca aperta per il fragore sonoro che deborda dallo schermo casalingo, &#232; doveroso notare come il blu-ray permetta di godere appieno anche dei bei dialoghi scritti da Ben Ripley e che avrebbero rischiato di finire in secondo piano se fosse stata prediletta esclusivamente la parte spettacolare del film. Un equilibrio rispettoso, al contrario, delle diverse anime di cui &#232; abitato questo ottimo esempio di sci-fi contemporaneo.  
Di fronte a tanto ben di Dio il reparto dei contenuti speciali corre il rischio di passare in secondo piano, anche perch&#233; nonostante il buon numero di extra presenti nel blu-ray, non sembra esserci nulla di particolarmente imperdibile. Tolti il trailer internazionale e uno spot televisivo, per il resto l'attenzione &#232; catalizzata da un gruppo di interviste a Duncan Jones e al cast, che rispondono a domande abbastanza di routine per quel che concerne la riflessione sul film e per di pi&#249; non danno  neanche l'impressione di avere una particolare voglia di dilungarsi sull'esperienza vissuta. Al di l&#224; di questo si pu&#242; assistere a una breve incursione sul set, con un backstage abbastanza improvvisato. Era forse lecito attendersi uno sforzo maggiore, soprattutto perch&#233; il materiale rimanente nel lotto dei contenuti speciali non si distacca dalla mera suddivisione di estratti del film stesso, tesi a racchiudere le varie tematiche che Source Code affronta nel corso dello svolgimento della trama.
Nonostante questo &#232; impossibile non consigliare l'acquisto (o quantomeno la visione) di un blu-ray in grado di esaltare, una volta tanto, le potenzialit&#224; della visione casalinga. Soprattutto in vista di un inverno freddo freddo...&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;ultimi articoli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;06/11/2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Raffaele Meale&lt;/strong&gt;</description>
			<category>ultimi articoli</category>
			<pubDate>06/11/2011</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>[BD] Priest</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=69&amp;art=8496</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2011/2011/6/In%20sala/Priest/Priest-cvr200.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;&#200; un peccato che parte della critica italiana abbia salutato l'uscita in sala di Priest, lo scorso giugno, con sbandierata sufficienza. Il film di Scott Stewart, pur non riuscendo a mantenere sempre una struttura compatta, ed eccedendo in una seconda parte senza dubbio meno ispirata rispetto al bell'incipit, suddiviso in un'intro esplicativa delle atmosfere e delle dinamiche sociali che si svilupperanno di l&#236; a breve e soprattutto in un'affascinante sequenza animata, dimostra quantomeno la volont&#224; di prendere le distanze dall'ideale poetico romantico attraverso il quale si &#232; voluto leggere da venti anni a questa parte &amp;#8211; pi&#249; o meno in concomitanza con il Dracula diretto da Francis Ford Coppola &amp;#8211; il mito del vampiro. In un'epoca di vampiri vegetariani, diafani e bellocci, trovarsi a tu per tu con creature della notte dalle attitudini cos&#236; belluine, bestiali e imbastardite non pu&#242; che apparire come una salvifica ventata di aria fresca: e anche se la storia dell'infinita lotta tra esseri umani e vampiri pu&#242; apparire fin troppo vista e raccontata nel corso dell'ultimo secolo, l'approccio futuristico di Stewart, con tanto di digressione sulla chiesa e sul significato di fede, non pu&#242; non essere interpretato come un elemento positivo.
L'uscita in blu-ray del film, distribuito sul mercato home video dalla Sony, porta dunque nelle case degli italiani un'ora e mezza (o poco meno) di puro e sano intrattenimento: sangue, combattimenti, inseguimenti, regge buie pronte a trasformarsi in trappole mortali, atmosfere catacombali dominate dal blu e dal nero, e in cui la luce fatica a trovare spazio, questo &#232; l'universo nel quale si verr&#224; ospitati durante la visione di Priest. Il blu-ray, tra l'altro, presenta il film sia nella versione 2D che in quella stereoscopica &amp;#8211; quest'ultima visibile per&#242; solo sui televisori studiati per supportare la tridimensionalit&#224; &amp;#8211;, dando dunque la possibilit&#224; di scelta allo spettatore. Il reparto destinato ai contenuti speciali &#232; quanto mai ricco, e anche qui sono previsti approfondimenti pensati su misura per il 3D, come Armi e mezzi: Esplorazione in 3D, in cui si viene letteralmente catapultati all'interno del film, con la possibilit&#224; di godere di ammalianti vedute a trecentosessanta gradi. Per quel che concerne invece gli extra pi&#249; &amp;#8220;canonici&amp;#8221;, si parte da un nutrito numero di scene eliminate o comunque ridotte in maniera sensibile in fase di montaggio e recuperate per l'occasione (nulla di indispensabile per la comprensione della trama, ma qua e l&#224; c'&#232; di che divertirsi), per arrivare poi agli approfondimenti veri e propri sulla lavorazione e sulla creazione mitopoietica alle spalle del progetto. Veniamo cos&#236; a conoscenza delle tecniche utilizzate per portare a termine la gi&#224; citata sequenza in animazione, fortemente voluta dallo stesso Stewart, e della scelta di tornare a mostrare i vampiri come esseri a met&#224; tra l'uomo e l'animale, per poi addentrarci con dovizia di particolari sulla creazione di un mondo che &#232; contemporaneamente western e noir, horror e cyberpunk, post-apocalittico e primitivo. Un pout-pourri che potr&#224; forse destabilizzare lo spettatore, e che senza dubbio finisce per tracimare al di l&#224; dell'orlo in pi&#249; di un'occasione, ma che &#232; anche l'ennesima (definitiva) dimostrazione di una volont&#224; ferrea di non accontentarsi del preesistente.
Elemento, quest'ultimo, che fa di Priest l'esempio perfetto di film da godersi nel proprio salotto, sprofondati nel divano, lasciandosi avvincere dal ritmo adrenalinico e dai colpi di scena a ripetizione che si susseguono sullo schermo. Anche perch&#233; la resa visiva e sonora del blu-ray &#232; ovviamente scintillante, e permette di godere appieno di un film che non rivoluzioner&#224; la storia del cinema e non pretende di affermare chiss&#224; quale verit&#224; incontestabile, ma si beve tutto d'un fiato e lascia senza respiro. Come l'apparizione di un vampiro.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;ultimi articoli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;27/10/2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Raffaele Meale&lt;/strong&gt;</description>
			<category>ultimi articoli</category>
			<pubDate>27/10/2011</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>[DVD] Legend of the Millennium Dragon</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=69&amp;art=8475</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2011/2011/10/Animazione/Legend-of-the-Millennium-Dragon-200.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Legend of the Millennium Dragon, terzo lungometraggio diretto da Hirotsugu Kawasaki dopo il popolare Spriggan (2001) e Naruto the Movie 2: Legend of the Stone of Gelel (2005), arriva in Italia direttamente per il mercato home video in versione DVD e Blu-ray, grazie alla Sony. La distribuzione di un anime (di qualit&#224;) &#232; sempre una buona notizia, un segnale di allargamento dei nostri confini, di uno sguardo che si sposta un po' pi&#249; in l&#224;. Rispetto al passato, fortunatamente, si sono fatti significativi passi in avanti, con l'uscita di titoli come 5 Centimeters per Second di Makoto Shinkai (Kaze), La ragazza che saltava nel tempo e Summer Wars di Mamoru Hosoda (Kaze), Sword of the Stranger di Masahiro Ando (Dynit) e Tekkonkinkreet &amp;#8211; Soli contro tutti di Michael Arias (Sony), senza scordare le preziose pellicole dello Studio Ghibli (Lucky Red).
Il film di Kawasaki, regista e animatore di vasta esperienza e dal curriculum invidiabile (1), &#232; un fantasy dagli intenti chiaramente didascalici: amicizia, giustizia, storia, religione (shintoismo e buddismo), cultura, ecologia e via discorrendo. In linea con il fantasy ecologista di matrice miyazakiana e chiaramente debitore della grandeur otomiana (2), Legend of the Millennium Dragon &#232; per&#242; altalenante sia a livello narrativo che grafico. L'animazione &#232; fluida anche nelle sequenze pi&#249; complesse e il lavoro sui fondali e sui colori &#232; ammirevole: si veda, ad esempio, la spettacolare sequenza d'apertura che riecheggia l'incipit di Mononoke Hime di Miyazaki e la meticolosa riproduzione delle foreste e delle montagne. Assai meno convincente, invece, l'eccessivo ricorso alla computer grafica, anche in sequenze non action, con movimenti di macchina spesso troppo meccanici: alla presunta spettacolarit&#224; generata dal computer preferiamo il fascino pittorico delle risaie e dei paesaggi. Anche dal punto di vista narrativo, non tutto fila liscio: il problema di fondo, come per buoni titoli come Origin: Spirits of the Past (2006) di Keiichi Sugiyama, &#232; il forte debito e l'inevitabile confronto con opere pi&#249; mature e complesse. La sceneggiatura di Kawasaki, autore anche dello storyboard, rimanda ripetutamente all'universo miyazakiano (la simpatica demone Mizuha, ad esempio, sembra un clone di San del suddetto Mononoke Hime) e si abbandona a un finale che sembra suggerito da Otomo, come gi&#224; era accaduto con Spriggan. La sensazione di d&#233;j&#224;-vu &#232; inevitabile. Ma non tutto il male viene per nuocere: Legend of the Millennium Dragon semplifica alcune tematiche, rivolgendosi con efficacia a un pubblico di adolescenti e intessendo un intreccio gradevole, seppur un po' scontato e frettoloso in alcuni snodi narrativi &amp;#8211; non stupisce, in questo senso, l'esistenza di una versione pi&#249; lunga di circa venti minuti. 
Il film di Kawasaki &#232; prodotto dallo Studio Pierrot (3), fondato nel 1979 da due ex-dipendenti della gloriosa Tatsunoko Production: ancora una volta, l'industria degli anime ci mostra l'elevatissima qualit&#224; artistica e tecnica delle sue opere e dei suoi interpreti. Legend of the Millennium Dragon &#232; un buon prodotto per il panorama nipponico, ma avrebbe i contorni del miracolo nella maggior parte delle industrie cinematografiche mondiali.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;ultimi articoli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;25/10/2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Enrico Azzano&lt;/strong&gt;</description>
			<category>ultimi articoli</category>
			<pubDate>25/10/2011</pubDate>
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			<title>La RaroVideo presenta il cofanetto di &quot;All'armi siam fascisti!&quot;</title>
			<link>http://www.cineclandestino.it/articolo.asp?sez=69&amp;art=8481</link>
			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2011/2011/10/Dvd%20and%20co_/all-armi-siam-fascisti-cover200.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;Mercoledi 26 Ottobre, ore 21.00, in occasione dell&amp;#8217;uscita in dvd per le edizioni Minerva/Rarovideo sar&#224; proiettato il film All&amp;#8217;armi siam fascisti!, realizzato nel 1961 da Lino Del Fra, Cecilia Mangini e Lino Miccich&#233;.
A 50 anni esatti dalla sua travagliata uscita, questo famoso film di montaggio che ricostruisce attraverso numerosi filmati d&amp;#8217;archivio allora inediti cosa &#232; stato il fascismo, viene riproposto al pubblico in un prezioso cofanetto, corredato da un booklet di 65 pagine e da numerosi extra.
Presentato per la prima volta alla Mostra del cinema di Venezia, All&amp;#8217;armi siam fascisti! fu congelato poi dalla censura, soprattutto perch&#233; mostrava in modo incontrovertibile la connivenza tra la Chiesa e il fascismo, arrivando nelle sale solo nella primavera del 1962, suscitando incidenti in numerose citt&#224;, ma diventando &amp;#8211; al contempo &amp;#8211; campione d&amp;#8217;incassi a dimostrazione che l&amp;#8217;interesse suscitato da questa pellicola dichiaratamente &amp;#8220;antifascista&amp;#8221; &amp;#8211; che evidentemente toccava un nervo ancora scoperto della societ&#224; italiana &amp;#8211; fu subito altissimo. La ricostruzione di ci&#242; che era stato il fascismo dalle origini fino alla sua caduta, con una coda non meno rilevante che documentava l&amp;#8217;attualit&#224;, utilizzando solo materiali di repertorio unificati dal commento spesso sarcastico  di Franco Fortini, ruotava non solo intorno all&amp;#8217;interrogativo su cosa era stato effettivamente il fascismo, ma soprattutto poneva un quesito scottante: esiste ancora il fascismo?
All&amp;#8217;armi siam fascisti! &#232; un film ancora oggi, purtroppo, di estrema attualit&#224; ed &#232; per questa ragione che Minerva/Rarovideo ha deciso di rieditarlo, corredandolo di numerosi apparati critici che inquadrano meglio storicamente quest&amp;#8217;opera che resta forse la pi&#249; importante nel suo genere nel panorama del cinema italiano.  
La proiezione del film e la presentazione del cofanetto &amp;#8211; curato da Bruno Di Marino &amp;#8211; avviene all&amp;#8217;interno della rassegna di documentari &amp;#8220;Contest&amp;#8221;. Oltre al curatore, interverranno la regista Cecilia Mangini, l&amp;#8217;editore Gianluca Curti, lo scrittore e regista Gianluca Sciannameo, autore di uno degli interventi del booklet, e saranno presenti in sala numerosi e prestigiosi ospiti del mondo del cinema e della politica, tra cui Vincenzo Vita, Citto Maselli, Umberto Croppi, Marco Leto, Mara Blasetti, Alessandro Portelli, Luciana Castellina, Mino Argentieri, Cecilia D'Elia.
Modera l&amp;#8217;incontro Massimo Vattani, curatore della rassegna. Il film sar&#224; riproiettato al Nuovo Cinema Aquila anche il giorno successivo, gioved&#236; 27, sempre alle 21.00.
 
Contest &amp;#8211; il cinema della Memoria.

La selezione filmica di &amp;#8220;Contest &amp;#8211; il documentario in sala&amp;#8221;, quest&amp;#8217;anno alla sua seconda edizione, propone un approfondimento del cinema come atto di testimonianza.
Memorie collettive e individuali, storiche, di genere che sappiano affidare alla parola scritta e alla narrazione orale la possibilit&#224; di ri/leggere le verit&#224; ufficiali, di aggiungere particolari importanti alla conoscenza comune, e che sappiano fornire gli strumenti necessari alla formazione di una memoria propria. Una rassegna di documentari che sia in grado di rappresentarsi come conversazione sui temi del ricordo e di quello che le immagini fisse o in movimento sono in grado di trasmettere e di lasciare impresso negli occhi e nella mente dello spettatore.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;ultimi articoli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;25/10/2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;</description>
			<category>ultimi articoli</category>
			<pubDate>25/10/2011</pubDate>
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			<title>[DVD] Contro tutte le bandiere</title>
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			<description>&lt;img src=&quot;http://www.cineclandestino.it/public/cover/2011/2011/9/Dvd%20e%20co/Contro-tutte-le-bandiere-Against-All-Flags-200.jpg&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;80&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;left&quot; hspace=&quot;4&quot; /&gt;La Koch Media, che pesca sempre con sagacia tra il cinema di genere d'antan, ci regala un'apprezzabile edizione dell'avventuroso Contro tutte le bandiere (Against All Flags, 1952) di George Sherman, pellicola piratesca impreziosita dalla presenza del gigionesco Errol Flynn, stella di Hollywood che pi&#249; di altri ha conosciuto gloria e sconfitte. Il film, diretto con mestiere da Sherman (Mentre la citt&#224; dorme, Il grande sperone), si avvale della magnetica bellezza di Maureen O'Hara, della fisicit&#224; di un Anthony Quinn ancora alle prese con ruoli da esotico villain (1) e di un'ambientazione pittoresca che si sposa perfettamente con gli eccessi cromatici del Technicolor. Ma il retrogusto dell'operazione commerciale, a ben vedere, contraddice i toni allegri e scanzonati di questa romantica avventura: l'epoca del genere piratesco &#232; agli sgoccioli, come la carriera un tempo gloriosa e travolgente di Flynn, star offuscata che non riuscir&#224; a rivivere i fasti degli anni Trenta (Capitan Blood, La carica dei 600, La leggenda di Robin Hood) e Quaranta (Carovana d'eroi, La storia del generale Custer, Il sentiero della gloria) e che presto tramonter&#224; drammaticamente. Flynn rivedr&#224; un po' di luce inaspettata con Il sole sorge ancora (1957) di Henry King, Furia d'amare (1958) di Art Napoleon e Le radici del cielo (1958) di John Huston, prima di  morire prematuramente nel 1959, minato dall'abuso di alcol e droghe. Contro tutte le bandiere, leggiadro e divertente, non &#232; altro che il tentativo fallito di replicare il successo di titoli come Lo sparviero del mare (1940) di Michael Curtiz: Flynn, come prima di lui molte stelle del cinema muto, non riesce a sopravvivere al passare del tempo, ai gusti mutevoli del pubblico, alla prova del vero talento. Hollywood matrigna.
Il film di Sherman si pone ovviamente a servizio delle due stelle, Flynn e  Maureen O'Hara, reduce dal successo di Un uomo tranquillo di John Ford, in cui vestiva i panni dell'indomabile e orgogliosa irlandese Mary Kate Danaher (2). E infatti Contro tutte le bandiere, che regala un paio di buone sequenze d'azione (soprattutto gli ultimi dieci minuti, in cui roteano parecchie sciabole), sconfina a pi&#249; riprese nella romantic comedy, con dialoghi frizzanti e suggestioni da vivace feuilleton: a parte la fulminante battuta finale (&amp;#8220;...ancora!&amp;#8221;), &#232; diverte il triangolo amoroso che vede l'atletico capitano Hawke conteso dalla piratessa &quot;Sprizzafuoco&quot; Stevens e dall'improbabile e pittoresca principessa Patma (Alice Kelley).
L'edizione DVD di Contro tutte le bandiere, nel formato originale 1.33:1, non offre purtroppo particolari contenuti extra, ma si limita al trailer in inglese e in tedesco e a una lunga galleria fotografica (ben sette minuti di immagini: fotogrammi, disegni, poster eccetera). Interessante, in ogni caso, la visione dei trailer: il baldanzoso Errol Flynn, dopo un inaspettato tonfo nel bel mezzo di un duello acrobatico, si rivolge direttamente agli spettatori per descrivere e promuovere la pellicola. Insomma, proprio un trailer d'altri tempi. 
Presenti le tracce audio in Dolby Digital 2.0 in italiano, inglese e tedesco, con sottotitoli in italiano e inglese. Buona la qualit&#224; video, che restituisce la vivacit&#224; del Techicolor e la consueta minuziosit&#224; dei fondali holywoodiani. Un DVD da buon cinefilo.&lt;br style=&quot;clear: left;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Sezione: &lt;strong&gt;ultimi articoli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Data di pubblicazione: &lt;strong&gt;22/09/2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Autore: &lt;strong&gt;Enrico Azzano&lt;/strong&gt;</description>
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			<pubDate>22/09/2011</pubDate>
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