Road of the Dead – Wyrmwood

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

Mamma dammi la benzombie

“Su internet il modo per scegliere un film è che fanno un trailer, il trailer chiamato crowdfunding trailer. Poi mostrano quel trailer alla gente che sceglie i trailer e, sul valore di quel trailer, decidono se vogliono che diventi un film. Alcuni vengono scelti e diventano film, invece altri no e diventano niente. Lei era in uno di quelli che è diventato niente.”

Se Jules dovesse spiegare a Vincent in un Pulp Fiction contemporaneo (già, perché sono passati 23 anni ma i riferimenti del mondo della Palma d’Oro tarantiniana sembrano appartenere a quello che in effetti è: un altro millennio) come funziona la produzione di una parte sempre più nutrita di cinema, per fortuna non dovrebbe parlare di insuccessi: lei è in uno di quelli che è diventato qualcosa!

La storia è questa: dopo anni di corti amatoriali, sperimentazioni spudoratamente lo-fi a saziare la loro fame di cinema creato, i fratelli australiani Kiah e Tristan Roache-Turner hanno deciso di compiere il grande passo, quello della realizzazione di un lungometraggio il più possibile professionale. Horror, naturalmente. Hanno così fatto ciò che i registi indipendenti fanno da decenni, prosciugando i risparmi propri e di familiari e amici, imbastendo un crowdfunding oculatissimo, coadiuvato da una massiccia presenza social e lavorando nei weekend anche 17 ore al giorno, chiedendo all’intera troupe quello che viene spesso detto ai lavoratori d’oggigiorno: di metterci la passione, poiché di pecunia ce n’è pochina.

La suddivisione di ruoli e compiti tra i due fratelli è chiara: Kiah è il regista, l’autore del film, mentre Tristan è il produttore. E proprio un’intuizione filmica e una marketing sono riuscite nell’impresa di fare un film altrimenti come tanti altri (chi ha ancora bisogno di un film di zombie? E di un mondo post-apocalittico?) in un piccolo cult. Il colpo di genio marketing è stato quello di promuovere il crowdfunding con lo slogan più semplice immaginabile: cosa c’è di più facile del coniugare il regista per eccellenza del sottogenere che si va a omaggiare con il film più famoso del proprio Paese? Et voilà, Dawn of the Dead meets Mad Max. Romero su una macchina corazzata a sparare a morti decerebrati. Uno spot pubblicitario degno di Don Draper.

L’intuizione prettamente cinematografica è invece giunta da un episodio fortuito e di per sé degno di un film: la visione di un filmato che parlava di come le azioni meno nobili delle mucche producano metano. Da lì il passo è stato breve: e se le velocissime auto andassero a lentissimi zombie, o meglio al gas che producono?

Un’idea grottesca ma anche dalle squisite riflessioni sociologiche, che non solo ricorda da molto vicino uno degli horror politici più grandi – nella sua estrema modestia low budget – dello scorso decennio, Blood Car, ma che ci fa pensare anche all’attualità a noi più stretta, quella dell’immigrazione (pensare anche al laboratorio dello scienziato che più pazzo non si può, sperimentatore del corpo e della dignità umane al ritmo di Get Down Tonight dei KC & The Sunshine Band).

Se poi il film ha rimandi più o meno espliciti ai fuoriclasse dell’horror anni ‘80 (Raimi, Henenlotter, Stuart) e ai videogiochi anni ‘90 (come non vedere Lara Croft nelle fattezze di Brooke?), trova un aggancio in un altra gemma dell’horror recente, Stake Land, da cui riprende l’idea (con minor brillantezza) di zombie notturni velocissimi, vampiri assetati di carne, se ci è consentito l’ossimoro. A smentire parzialmente il Verbo romeriano, con Roache-Turner che ha inoltre affermato come l’interesse per lui fosse tutto puramente registico, poiché la loro andatura permette concezione dello spazio e posizionamenti di camera molto intriganti.

Alla fine del film, è ben chiaro che dietro il sangue, il divertimento e le scorrazzate in auto c’è una pellicola che è arrivata dov’è arrivata per meriti innegabili.

Nota: il titolo dell’articolo è un omaggio alla canzone più famosa dei Gaznevada, Mamma dammi la benza.

COMMENTO ALL’EDIZIONE BLU RAY MIDNIGHT FACTORY

L’abbondanza dell’edizione che Midnight dedica al film è suo malgrado una lama a doppio taglio: da una parte infatti è impossibile non gioire per un reparto extra che si estende a quasi due ore, con scene tagliate, backstage, interviste e quant’altro; dall’altra è doveroso segnalare che si tratta del materiale prodotto dalla troupe del film per il finanziamento dello stesso. Si tratta quindi in larga percentuale di materiale ripetitivo, di scarso interesse e sin troppo “friendly” nell’approccio al potenziale finanziatore. Qualche guizzo c’è, come la scena tagliata che omaggia il problema del carrello ferroviario, uno dei più grandi e insolvibili dilemmi di filosofia etica della seconda metà del Novecento (a conferma che il film non è stato girato da sprovveduti), ma nel complesso le quasi due ore passano con qualche difficoltà di concentrazione. Inoltre è assente il commento al film dei fratelli Roache-Turner. Pazienza.

Impeccabile come al solito la resa tecnica: siamo davvero ancora costretti a dirlo, considerato il livello a cui ci ha ormai da tempo abituati Midnight? Appuntamento alla prossima mezzanotte.

Road of the Dead – Wyrmwood
Australia, 2014
Regia di Kiah Roache-Turner
Con Jay Gallagher, Bianca Bradey, Leon Burchill
Aspect Ratio: 1.78:1
BD-50
Durata: 98 minuti
Audio: Italiano 5.1 DTS-HD MA; Inglese 5.1 DTS-HD MA
Sottotitoli: Italiano

Extra:
– Backstage (4’31”)
– Scene tagliate (19’06”)
– Interviste (34’49”)
– Post-produzione (4’12”)
– Produzione (5’57”)
– I diari di “Wyrmwood” (47’22”)
– Trailer

Booklet con commento critico di Manlio Gomarasca e Davide Pulici, fondatori di Nocturno

Riccardo Nuziale