Rimetti a noi i nostri debiti

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6.0 Awesome
  • voto 6

Ricordati di pagare chi devi!

Ora che Netflix è sbarcato anche in Italia, sono iniziate anche le prime produzioni italiane legate alla piattaforma streaming. Dopo il successo della serie tv Suburra, prequel dell’omonimo film, Netflix ha prodotto ufficialmente il primo film in Italia. Rimetti a noi i nostri debiti è una storia tanto attuale quanto assurda. Guido (Claudio Santamaria) è un ex tecnico informatico e ora lavoratore precario che viene licenziato dal suo lavoro. A causa degli scarsi introiti, Guido è costretto a vivere chiedendo prestiti a strozzo. I suoi debitori però pretendono di riavere indietro i soldi prestati. Guido ha un unico amico, il Professore (Jerzy Stuhr), il quale è sempre pronto a dargli consigli pur riempendogli la testa di teorie complottiste sull’Europa delle banche. Ed è questo il collegamento con l’ottima sceneggiatura scritta dal regista Antonio Morabito e da Amedeo Pagani, co-produttore del film. Guido, pur di cancellare i debiti, è disposto ad andare dal fondo recupero prestiti per lavorare gratuitamente ed estinguere le pendenze. Lì, farà la conoscenza di Franco (Marco Giallini), uno dei migliori nel suo lavoro di recupero crediti che insegnerà anche al protagonista i segreti del mestiere. Nonostante Guido impari in fretta ciò che deve dare, egli è costantemente perseguitato dai sensi di colpa che Franco, ormai, ha imparato ad estraniare. Tra i due nascerà comunque una sincera amicizia; Franco vede in Guido un possibile figlioccio ed erede una volta egli sarà andato in pensione. Guido si sente onorato della proposta, tanto da continuare a lavorare nel fondo recupero crediti nonostante prosegua nei suoi dubbi interiori se è nel giusto o sbagliato. Franco ha imparato a scrollarsi i dubbi di dosso confessandosi in chiesa e liberandosi dei suoi peccati. A causa però di un grave evento durante un’operazione di recupero crediti, i due entreranno in un aspro conflitto che li porterà all’inevitabile separazione. Il film lascia aperte molte prospettive su come si possa sviluppare la vicenda, ma è un finale privo di giustizia. Non lascia neanche la sensazione di poter dire se sia valsa la pena o meno assistere ad un finale così.
Morabito è al suo quinto lungometraggio da regista. Egli ci racconta un storia di attualità, visto che viviamo in un periodo storico in cui le banche e l’economia la fanno da padrone. Il regista cerca anche di darci una prospettiva di come funzionino le cose quando una persona, o un’azienda, deve dei soldi indietro a persone o fondi di fiducia. Siamo abituati a sentire al telegiornale o a leggere sui giornali di immensi debiti di grandi o piccole aziende. Rimetti a noi i nostri debiti ci offre uno spunto per comprendere come funzionino certi stratagemmi; vale anche per gli evasori. La sceneggiatura è molto buona ma il finale è da rivedere. Si tratta di un film che non ha un vero e proprio epilogo ma è come se tornasse all’inizio, come se non fosse successo nulla nelle quasi due ore di film. Claudio Santamaria e Marco Giallini sono una coppia di garanzia per il cinema italiano. Santamaria forse sembra un po’ fuori ruolo, ma la sua interpretazione vale comunque la candela. Giallini dimostra ancora di essere un attore fenomenale esploso tardi ma finalmente esploso. Il personaggio di Franco è perfetto per un attore del suo calibro; c’è anche un po’ di Rocco Schiavone in questo personaggio. Il film è stato girato tra centro e periferia nord ovest di Roma, per la precisione, nel quartiere popolare di Primavalle dove risiede il personaggio di Santamaria e alcuni debitori incalliti vittime di Franco. Luoghi che sono stati toccati anche dalle riprese di Come un gatto in tangenziale. Rimetti a noi i nostri debiti avrebbe forse dovuto avere più spunti drammatici, invece siamo davanti all’ennesima commedia all’italiana pur se c’è molto poco da ridere. Un tema come quello descritto nel film, è un tema che coinvolge molti italiani e non credo che reagiscano come alcuni soggetti compiono all’interno del film. Esteticamente il film è fatto molto bene con una storia interessante, ma si poteva puntare su qualche elemento in più per renderlo più appetibile. Si tratta però della prima produzione esclusiva Netflix italiana che quindi ha testato il terreno. L’Italia potrebbe essere un’altra terra di opportunità per l’azienda americana che detiene il monopolio dello streaming.

Stefano Berardo