(Re)Visioni Clandestine #2: Pensione Amore – serVizio completo

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Più che vizio… è amore

Rovistando tra le miriadi di cianfrusaglie filmiche che hanno impinguato il famigerato Cinema Bis italiano, sempre ci si può imbattere in qualche pellicola da recuperare e che ha dell’“interessante”. Attenzione, però, l’aggettivo scelto non va interpretato come sinonimo di affascinante, ma va colto come corrispondente di (s)oggetto che può stimolare una certa curiosità. Tale scritto (e nuovamente attenzione) non vuole essere un modo per riscoprirlo, togliergli la polvere del tempo e dargli nuova lucentezza (valore), perché sarebbe un’azione opinabile; oppure prenderlo e impallinarlo con critiche massacranti e sarcastiche, perché sarebbe troppo facile e già ampiamente fatto da diversi critici in passato. Semplicemente, con questo pezzullo, si cerca di fare un tentativo di disamina storico-critica partendo da un filmetto che può prestare il fianco a diverse discettazioni. La pellicola vagliata, da sottoporre al microscopio, è Pensione amore – serVizio completo, diretto da Luigi Russo e interpretato da Christian Borromeo, Loredana Del Santo, Clara Colosimo, Ajita Wilson e Giorgio Ardisson. Probabilmente per moltissimi un film-Carneade, ma scomponendola in argomenti, genera interessanti dissertazioni.

Pensione amore – serVizio completo si iscrive nella “commediaccia erotica”, genere che negli anni ’70 ebbe molta gloria, ed è una pellicola di pochissime pretese, se non quello di mostrare il più possibile le grazie fisiche denudate del variegato gineceo femminile, e suscitare qualche grassa risata con alcune battute di grana grossa. Questi due elementi erano, in pratica, gli ingredienti perfetti per un pubblico di adolescenti appena maggiorenni, soldati in libera uscita, nonnetti allupati, seri padri di famiglia in cerca di un breve assaggio di peccato. Al di là dei risultati qualitativi, queste pellicole riuscivano pienamente nell’intento bramato, perché a tutt’oggi si ricordano i nudi di alcune procaci stellette, oppure si riesce a citare qualche scurrile battuta; per non parlare di alcune “commediacce erotiche” che sono state successivamente riabilitate e onorate. Celebre la “riabilitazione” di Walter Veltroni vergata suo libro “Certi piccoli amori – Dizionario sentimentale dei film” che, parlando di Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda, ritenne che la celebre pellicola di Mariano Laurenti abbia: «aiutato a sconfiggere risorgenti integralismi bacchettoni e a dislocare verso equilibri più avanzati il comune senso del pudore». Nel 1979, però, questo genere già cominciava a patire un calo d’attrattiva, non tanto per una questione di reiterazione degli assunti, ma semplicemente perché stava prendendo piede in Italia il genere porno, in particolar modo quello di produzione nostrana. Benché l’hard fosse ancora (semi) clandestino, gli spettatori che volevano saggiare almeno con lo sguardo una penetrazione, optavano per questo tipo di produzioni più spinte, che ovviamente offrivano maggior sollazzo. Diverse pellicole erotiche, di caratura soft, avevano avuto in passato anche una versione hard, specialmente per il mercato estero. In pratica, o venivano aggiunte intere sequenze spinte spurie ad hoc, oppure nelle normali scene di sesso venivano inseriti particolari di penetrazioni girate da altri attori, molto più prestanti. Restando su tale argomento, non sarebbe da escludere che anche Pensione amore – serVizio completo possa avere una versione hard, valutando qualche copulazione timidamente spinta e la partecipazione della nota Ajita Wilson. Al momento, però, l’unica copia che circola ampiamente è quella televisiva, che con qualche sforbiciata censoria di una decina di minuti, concede solo qualche seno e un pochino di pelo pubico femminile. Mentre la versione spagnola, con dieci minuti in più, elargisce molti più close-up sugli irsuti pubi femminili. Ma il problema principale del film di Luigi Russo non è quanta “carne” viene mostrata, ma la mancanza degli ingredienti base per condire tale pietanza carnosa. Nello stesso anno, cioè il 1979, tra le diverse “commediacce erotiche” prodotte, vanno segnalate almeno tre opere divenute dei capisaldi di tale genere. Infatti uscirono L’infermiera di notte di Mariano Laurenti, con Gloria Guida, Lino Banfi e Alvaro Vitali; Dove vai se il vizietto non ce l’hai? di Franco Martinelli (Marino Girolami), e con Paola Senatore, Renzo Montagnani e Alvaro Vitali; L’infermiera nella corsia dei militari di Mariano Laurenti, con Nadia Cassini, Lino Banfi e Alvaro Vitali. Facendo un confronto tra queste tre pellicole e Pensione amore – serVizio completo, si nota palesemente che al film di Luigi Russo viene a mancare una valida sinergia tra grazie femminili e attori di pronta comicità. Nei film citati poc’anzi, non solo le attrici mostravano molto di più, ma il contorno buffo era molto più ficcante. La motivazione più plausibile è sicuramente che il regista Russo ha dovuto operare con un budget molto esiguo, ma ciò non toglie che il poco materiale non è stato ben gestito e organizzato. Però la piccola particolarità della pellicola di Luigi Russo è che al centro della vicenda non c’è, come oggetto del desiderio, una figura femminile, ma un semplice ragazzo. La peculiarità di questo imberbe ragazzetto non è tanto l’essere affascinante, ma di possedere un attributo consistente, e quando le donne lo scoprono, lo vogliono prontamente testare. E da qui una girandola di copulazioni che, come già scritto, mostrano ben poco, a dispetto dell’altisonante titolo e dell’ammiccante manifesto.

Ecco, il titolo… Pensione amore – serVizio completo coglie bene uno dei principali escamotage per raccogliere pubblico. I produttori e/o i distributori, come faceva già Roger Corman con ben altri risultati, sanno che il manifesto e/o il titolo sono fondamentali per stuzzicare uno spettatore voglioso a vedere il film. La pellicola di Luigi Russo, con un titolo super ammiccante, pone subito l’accento sul peccaminoso, con quel Vizio che fa capolino nella parola servizio, proponendo sicuri momenti di spassoso erotismo. Ma a film terminato, ci si accorge che le promesse non sono state mantenute appieno, perché di vizioso completo c’è ben poco, e alla fine rimane solo l’amore, come mostra la scena finale. In questo caso, molto più oculati, seppure sguaiati, i titoli di alcune edizioni straniere, che si focalizzano su quella… particolarità. Nella Germania dell’Ovest il film uscì come Der sexbomber (Il bomber del sesso), mentre nel Regno Unito come Ups and Downs of a Super Stud (Alti e bassi di un super stallone). Mentre il titolo spagnolo rimarca quello italiano, seppure più incentrato sull’iniziativa della nonna: Pensión de amor, sexo incluido (Pensione d’amore, sesso incluso).

Ma si prende in esame questa pellicola anche per omaggiare una figura femminile italiana che, a suo modo, ha dato fiotti di speme agli spettatori, ma alla fine senza concedere cinematograficamente poi molto nella sua carriera. Lory Del Santo, ancora appellata come Loredana, che in questo Anno Domini 2018 compirà 60 anni, è più nota per la cronaca rosa (ad esempio la relazione con Eric Clapton) che per la sua carriera d’attrice. Stellina femminina dal viso dolce e casto, aveva il suo punto di forza nel suo provocante B-side, come mostreranno le scopofile inquadrature nella trasmissione televisiva di Drive In negli anni Ottanta. Si potrà sicuramente obiettare che la Del Santo andrebbe omaggiata con le ben più note pellicole W la foca di Nando Cicero, oppure con La gorilla di Romolo Guerrieri, in ambedue protagonista indiscussa, però in Pensione amore serVizio completo l’attrice risulta essere per la prima volta co-protagonista, e quindi avere un ruolo più consistente. Il 1979 fu un anno molto fruttuoso per lei, comparendo in ben sette pellicole, tra cui in una piccola parte, come cameriera, nel già citato Dove vai se il vizietto non ce l’hai?. A dispetto dei credits, che la pongono come secondo nome, la Del Santo nella pellicola di Russo compare brevemente, concedendo al massimo i suoi piccoli e graziosi seni. Ultimamente la Del Santo era ritornata in auge, a livello artistico, con il webserial The Lady, un prodotto ideato, scritto e diretto da lei. Tre stagioni che hanno generato, diciamo, più risate che applausi.

Roberto Baldassarre