Reset – Storia di una creazione

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Mille note, mille colori

Quattro parole: clear, loud, bright, forward. Questo è il titolo di una coreografia di soli trentatré minuti. La coreografia che il giovane a talentuoso Benjamin Millepied (probabilmente noto al grande pubblico in quanto marito dell’attrice Natalie Portman) ha a suo tempo scelto come spettacolo d’apertura della sua prima stagione teatrale in qualità di direttore del balletto dell’Opéra National di Parigi. Una carriera lampo, la sua, che, tuttavia, ha visto anche una brevissima permanenza all’interno della celebre Opéra. Saranno solo due, infatti, gli anni in cui il ballerino e coreografo ricoprirà l’incarico di direttore all’Opéra. Due anni di intenso lavoro e di importanti sperimentazioni, in cui non sono mancate opportunità di crescita e di maturazione artistica sia per tutte le maestranze coinvolte, sia per lo stesso Millepied. È, dunque, l’estenuante preparazione della coreografia che ha sancito l’apertura della stagione teatrale del 2014 che i cineasti Thierry Demaziére e Alban Teurlai hanno voluto mettere in scena nell’interessante documentario Reset – Storia di una creazione, presentato in anteprima al Biografilm Festival 2017.
Dapprima sono le note della musica composta dal giovane musicista statunitense Nico Muhly che, attraverso gli auricolari, arrivano alle orecchie di Millepied e sul grande schermo, poi, pian piano, vediamo lo stesso coreografo improvvisare i primi passi, prendere appunti su di un quaderno pieno zeppo di segni ed annotazioni varie e, man mano che il giorno della prima si avvicina, vediamo un nutrito gruppo di ballerini provare e provare, fino allo sfinimento. Ed ecco che danza, luci e musica creano qualcosa di nuovo ed unico, fino a coinvolgere lo spettatore ed a farlo sentire parte del mondo che viene raccontato.
I registi, Demaziére e Teurlai, dal canto loro, si sono rifatti al pedinamento zavattiniano, prendendo la decisione di restare invisibili agli occhi dello spettatore e lasciando “semplicemente” che la realtà si manifestasse così com’è davanti alla macchina da presa. Ciò che conta è la messa in scena, o meglio, la costruzione di una messa in scena, in tutte le sue fasi e con tutti gli imprevisti del caso. Il resto non conta. Non vediamo come Benjamin Millepied viene accolto all’Opéra. Non siamo a conoscenza dei motivi per cui, appena pochi mesi dopo, abbandonerà il proprio incarico presso la stessa. l’unica cosa su cui ci è dato concentrarci e la creazione di un balletto, di un’opera d’arte che, malgrado la sua breve durata, risulta molto più laboriosa di quanto inizialmente possa sembrare.
Merito anche di un montaggio a tratti serrato – oltre che di una regia volutamente pulita e priva di fronzoli – se un prodotto come Reset – Storia di una creazione riesce ad arrivare al pubblico, coinvolgendolo ed emozionandolo come raramente accade. L’unica pecca del lavoro potrebbe essere, forse, un climax troppo debole, rispetto alle aspettative di ognuno e rispetto a ciò che ci hanno preannunciato le scene immediatamente precedenti. Ma tant’è. Sono ben tre arti – la musica, la danza e, non per ultimo, il cinema – ad intrattenerci per quasi due ore e a darci ulteriore conferma del fatto che, per poter sognare ad occhi aperti, anche la stessa realtà, se letta nella chiave giusta, può essere un’ottima fonte di ispirazione.

Marina Pavido