Recherche

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Afraid of…

Esistono ancora, per nostra fortuna, lavori cinematografici che non sentono il dovere di spiegare se stessi ma quello, assai più stimolante, di essere interpretati. Qualcuno, usando una scorciatoia di comodo, li definirebbe criptici. A questa categoria appartiene il cortometraggio Recherche, scritto, diretto, montato e fotografato dal giovane Andrea Belcastro.
Come già intuibile dal titolo – il riferimento proustiano è piuttosto “tangenziale”, sebbene perfettamente pertinente – Recherche non è tanto un viaggio nel caos dell’inconscio quanto piuttosto un excursus all’interno rimosso atavico dell’essere umano. Sulle paure che lo hanno sempre afflitto ma anche sul desiderio supremo di superare le cosiddette Colonne d’Ercole del Sapere per approdare a mete inaspettate. Interrogativi tutt’altro che secondari i quali trovano forma (in)compiuta in una narrazione frammentata, composta da personaggi e situazioni legati da più o meno visibili ragnatele comuni. E tuttavia sono l’angoscia e l’inquietudine, unite all’ansia di conoscenza, le percezioni che appartengono ad ogni figura che compare nel film. Schegge affilate che si conficcano nell’occhio e nella mente dello spettatore, costretto (anche) suo malgrado ad una decodifica immediata di ciò a cui sta assistendo. La Morte che aleggia come un’ombra dalla quale è impossibile staccarsi; tuttavia momento terminale ma necessario ad una comprensione definitiva sul funzionamento (imperfetto?) delle cose.
Un uomo dagli abiti antichi inserisce un messaggio cartaceo in bottiglia, abbandonando quest’ultima nella vastità del mare. Quindi si uccide. Memorabile il sogno ansiogeno raccontato da un personaggio che insegue un bambino lungo una stretta scalinata in salita del tutto somigliante ad una fuoriuscita dall’utero materno. Nascita. Oppure Fine. Una porta che si apre su un bellissimo cielo stellato. Ogni istanza ha il suo rovescio, come è giusto che sia. Nuova vita e nuova morte, nell’astrazione dei rispettivi concetti, si mescolano in modo indissolubile. Infatti ogni sequenza del cortometraggio si muove sul filo di una stimolante ambiguità. I vari personaggi continuano nella ricerca. Un filo rosso – forse l’unica concessione eccessivamente simbolica fatta dal regista – ad un certo momento li unisce. Una richiesta continua di conoscenza, disperata e ossessiva tra fede religiosa e laicismo assoluto. Lo sbocco, ancora una volta, è il mare. L’immersione ultima e definitiva nell’oceano depositario di ogni segreto, con un obbligato sorriso beffardo stampato sul viso.
Il percorso sarebbe forse finito ma l’Uomo non potrà mai essere sazio. Quindi punta un’arma verso Eva, suo complemento ma pure “dannazione” poiché destinata, inevitabilmente, a perpetuare il ciclo vitale. Niente di più facile, dunque, che Recherche continui molto oltre i titoli di coda, in un’eterna coazione a ripetere destinata a non avere fine. Esattamente al pari di un cortometraggio della durata di diciassette minuti con molteplici aspetti da scandagliare con accuratezza ben oltre la visione. E del quale si può intanto apprezzare, ad un primo impatto, una notevole padronanza dei mezzi visivi utile a consentire una messa in scena di rimarchevole professionalità. Tutto il resto del discorso è affidato, come è giusto che sia, alla sensibilità del singolo fruitore.

Daniele De Angelis