Ravenna Nightmare – Concorso Cortometraggi

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In Romagna una selezione sopra la media

Bravi. L’elogio stavolta non è rivolto direttamente a registi, produttori, interpreti, ma a chi ne ha selezionato i lavori. Sì, perché troppe volte in quei festival dedicati specificamente all’horror e al cinema fantastico ci eravamo dovuti arrendere all’evidenza che nei blocchi di cortometraggi, assemblati alla meno peggio, vi fosse un buon numero di lavori raffazzonati, inconcludenti, talvolta persino amatoriali. Al contrario, il Concorso Cortometraggi del Ravenna Nightmare Film Fest, alla cui selezione ha collaborato il Circolo Sogni “Antonio Ricci”, ha messo in mostra un campionario di progetti cinematografici capaci di sorprendere, per qualità media e per varietà di approcci al genere. In circostanze del genere capita poi spesso che il rappresentante o i rappresentanti italiani non siano all’altezza di quanto arrivato dall’estero. Anche un simile pregiudizio stavolta è stato smentito: Twinky Doo’s Magic World, realizzato dai Licaoni che a loro volta sono un nome una garanzia, è fonte di grande godimento cinefilo e di invenzioni decisamente sfiziose, tant’è che del loro lavoro parleremo a parte.
Qui invece noialtri di CineClandestino, ovvero gli inviati Michela Aloisi e Stefano Coccia, abbiamo voluto proporre una rapida carrellata dei corti che a ciascun inviato sono piaciuti di più, tra i dieci inseriti in concorso. Tre mini-recensioni per ognuno di noi, giusto per suggerire l’insolita creatività, brillantezza e capacità di generare inquietudine, che abbiamo potuto riscontrare a Ravenna.

Post Mortem Mary
(VOTO 9)

Il vincitore del concorso cortometraggi al Ravenna Nightmare, l’australiano Post Mortem Mary, diretto da Joshua Long, strizza l’occhio a L’esorcista. Protagoniste, una donna e sua figlia, fotografe ‘post mortem’ nell’Australia di metà ottocento. Mentre la madre si preoccupa di due genitori sconvolti per l’improvvisa e prematura morte della figlia, la piccola fotografa Mary si occupa del corpo della piccola, sua omonima, per farle una foto che la faccia sembrare ancora viva… fin troppo. Bravissime le due piccole protagoniste a trascinare lo spettatore sull’altalena thriller-horror-parodia, instillando il dubbio, e lasciandolo fino all’ultimo… la bimba è morta veramente? Un corto intrigante che ha ben meritato la vittoria e che rivela tutte le potenzialità di un vero classico degli horror: nella storia, nel ritmo, nell’interpretazione. Una menzione speciale merita inoltre l’accuratezza dei costumi.

Who’s that at the back of the bus
(VOTO 9)

Quello del britannico Phillip Hardy è un sorprendente corto ai confini della realtà in perfetto british humour: surreale, ironico, con un finale degno di un film hitckockiano. Una gentile signora prende un bus notturno e sale al piano superiore. Ha da subito la sensazione che ci sia qualcuno sul fondo del bus, ma non vede nessuno. All’improvviso sbuca un enorme Pinguino. La donna, nel tentativo di farsi un selfie con lui, viene interrotta da un ubriaco. Che viene subitamente aggredito a morte dal Pinguino. La donna assiste alla scena spaventata ma impassibile, nel tipico aplomb anglosassone; poi…

Bitten
(VOTO 8.5)

Il corto americano di Sarah K. Reuters è una piccola perla ironica sul mito dei lupi mannari, una sorta di favola horror ribaltata e rivisitata in chiave comica. Al suo debutto alla regia, la Reuters ha lavorato per 10 anni alla Pixar Animation Studios e questo traspare sia dalla trama che dal ritmo del suo delizioso cortometraggio. Un cane, morso da una bestia misteriosa in una notte di luna piena, si trasforma in uomo. Un uomo-cane, capace di soddisfare la sua padrona single, che, senza un istante di paura o di sorpresa, è felicissima di trovare quest’uomo sconosciuto nudo sul divano… e nell’enfasi dell’amplesso si lascia mordere. E il finale è quasi una favola a lieto fine alla lady Hawke: sarà la donna a trasformarsi in cagnetta mentre il suo cane è in veste umana…

Michela Aloisi

Selfies
(VOTO 9)

Da un selfie all’altro, senza soluzione di continuità. Lo svizzero Claudius Gentinetta, di formazione grafico e animatore, dà voce qui a uno dei fenomeni più subdoli della modernità, pennellando sullo schermo una sequenza di osceni autoritratti dell’umanità che danza sull’orlo del baratro, tra un sorriso artefatto e l’horror vacui in rapida espansione dentro ognuno. Iper-realismo e squarci di surrealtà pura. Tra malati terminali e gente ignara di fronte al pericolo, nessuno sembra voler rinunciare a spalancare le mascelle e a vomitare qualche risata di fronte alla fotocamera del cellulare. Si arriva così al geniale paradosso del feto che si fotografa all’uscita dal ventre materno. E a un finale decisamente macabro. Ottimo esempio di come l’animazione possa prestarsi a un ritratto folgorante e spietato del genere umano, Selfies fa idealmente il paio con The Box dello sloveno Dušan Kastelic , altro incubo kafkiano in versione animata.

The Beast
(VOTO 8)

Gli spagnoli possono vantare un’ottima tradizione relativamente al cinema di genere come anche in tema di cortometraggi. A volte queste due specificità si uniscono pure. Ed è una sintesi perfetta quella raggiunta dal cineasta catalano David Casademunt, giovane talento che in The Beast è partito da un assunto semplicissimo per giocare su paure ancestrali.
Un gioco tipo telefono senza fili. Il bambino protagonista si accorge che qualcuno sta tirando la cordicella. Ma sarà veramente sua madre? La mamma compare sorridente da un’altra parte. E la cordicella tesa è indirizzata invece verso un armadio semi-aperto, nella cui oscurità potrebbe celarsi qualsiasi cosa… horror puro tessuto intorno a una trama semplicissima dall’ennesimo talento iberico, che si diverte a prendere in contropiede lo spettatore, alterando a suo piacimento la tempistica di un avvicinamento inesorabile a quel buio che da sempre ci incute timore.

Caronte
(VOTO 7.5)

Miscela potenzialmente esplosiva, anche se non del tutto calibrata, di space opera e dramma intimo-famigliare, Caronte ci svela come due rette parallele possano rompere le regole e incontrarsi, se relegate all’universo così autonomo della fantasia cinematografica.
Altro autore spagnolo, quel Luis Tinoco che per la sua competenza in tema di effetti speciali ha già collaborato a produzioni importanti come Interstellar. Qui non a caso lavora su due tracce, una delle quali è di fantascienza pura: la rocambolesca fuga nello Spazio di una donna combattiva, il Tenente Arsys, che nel tentativo di mettersi in salvo sfrutta il suo enorme talento alla guida di un caccia stellare. Parallelamente ci viene narrata la storia di Debbie, una semplice teenager ricoverata in ospedale, sulla Terra, dopo uno shock tremendo. Ma quale sarà, ammesso che ci sia, il collegamento tra le due storie? Tutto ciò ci viene spiegato tramite un raccordo che, stando alla reazione di ciascun spettatore, può essere considerato sbilenco vezzo autoriale o legame la cui profonda natura emozionale un segno alla fine lo lascia. Nella circostanza noialtri abbiamo scelto la via dell’emozione.

Stefano Coccia