Prospect

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6.0 Awesome
  • voto 6

Caccia al tesoro

Chi ha confidenza con la produzione breve e frequenta abitualmente il circuito festivaliero dedicato al variegato mondo del cortometraggio avrà sicuramente sentito parlare di Prospect, lo short firmato a quattro mani da Christopher Caldwell e Zeek Earl che nel 2014 catturò l’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori, tanto da convincere la coppia americana a riprendere temi e stilemi, plot e personaggi, per trasformare il tutto nel loro lungometraggio d’esordio.
L’omonimo film che ne è nato, presentato di recente sugli schermi nostrani della Festa del Cinema di Roma 2018 nella sezione “Alice nella Città” e nel fuori concorso del 18° Trieste Science + Fiction Festival, amplifica la gettata e il respiro della matrice originale dilatando il racconto e gli sviluppi delle one lines. Il tutto stando ben attenti a preservarne l’essenza e lo scheletro portante che ieri come oggi fanno di Prospect un inusuale coming-of-age galattico. Protagonista è Cee, una ragazzina in viaggio col padre verso una luna aliena alla ricerca di fortuna: i due hanno infatti ottenuto un contratto per estrarre da un enorme deposito delle gemme particolarmente sfuggenti, nascoste in una foresta tossica sulla luna stessa. Ma ci sono anche altri che percorrono quella landa desolata, sì che il lavoro si trasforma presto in una lotta per la sopravvivenza. Costretta a combattere non solo contro gli altri spietati abitanti della foresta, ma contro il suo stesso padre, accecato dall’avidità, la ragazza dovrà contare solo sulle proprie forze per riuscire a tornare a casa.
Effettivamente non capita spesso, o almeno a memoria non se ne contano abbastanza di casi, di trovarsi al cospetto di un’operazione analoga, nella quale il classico romanzo di formazione va a intrecciare il proprio DNA con quello della space opera. Da questo punto di vista la pellicola di Caldwell ed Earl ha il merito di riuscire a combinare filoni, immaginari, temi e generi che sulla carta appaiono distanti, ma che a quanto pare possono coesistere. Prima di Prospect, la fantascienza ha più volte visto adolescenti e bambini affrontare sullo schermo avventure in futuri dispotici o scenari apocalittici (vedi The Road tanto per fare un esempio), ma addirittura partecipare alle manovre di un modulo nell’ignoto spazio profondo non è cosa che capita spesso. Questo carattere alquanto inedito è a conti fatti un punto di forza e di originalità, da tenere in considerazione in fase analitica. Lo è stato a suo tempo per il cortometraggio e continua ad esserlo anche ora che il tutto si è andato a riversare nel lungometraggio.
Detto questo, Prospect è un’odissea umana consumata in un ambiente ostile, quello di un pianeta alieno dall’altissimo livello di tossicità, ma che per caratteristiche sembra una delle tante giungle impenetrabili presenti sulla Terra. Il pianeta in questione farà per gran parte della timeline da cornice alla lotta per la sopravvivenza della giovane protagonista, costretta a doversela vedere tanto con i nemici di turni quanto con le persone a lei più vicine. Il potenziale è altissimo, ma purtroppo nel final cut risulta in parte inespresso. Si assiste a un sali e scendi tanto di tensione quanto di ritmo che non aiuta la messa in quadro a raggiungere la continuità e la consistenza necessaria. Scene dinamiche come la sparatoria e l’inseguimento con gli altri cacciatori di tesori servono a smuovere le acque ma non a dare la scossa decisiva a un film che non riesce a tenere un passo costante per l’intero tragitto. Da segnalare la performance davanti la macchina da presa di Sophie Thatcher, altra piacevole sorpresa nei panni non facili di Cee, ma non è comunque sufficiente a tirare ulteriormente su l’asticella.

Francesco Del Grosso