Pizza Marconi

0
7.0 Awesome
  • voto 7

Rimpianti notturni

Sembrerebbe un epigono di altre opere incentrate sul variegato mondo delle corse clandestine romane, il cortometraggio diretto dal figlio d’arte Maurizio M. Merli. Titoli come ad esempio l’ottimo Velocità massima (2002) di Daniele Vicari potrebbero costituire senz’altro una fonte d’ispirazione nei confronti di un lavoro che però cela un suo lato oscuro, in parte afferrabile solamente al termine della visione. Perché Pizza Marconi – il titolo deriva dal lavoro svolto dai due giovani protagonisti, impiegati senza troppo entusiasmo nella pizzeria del padre di uno dei due – è in realtà la cronaca di un rimpianto sospeso tra passato e presente, con il primo a simbolizzare una stagione falsamente eroica come appunto quella delle corse in auto sulle strade del quartiere EUR nella Capitale ed un oggi che racconta ben altro, cioè un’esistenza fatta di conclamata precarietà e rassegnazione al dolore.
Come sempre accade, il punto di forza per la riuscita di un cortometraggio deve essere una robusta idea a monte. Nel caso di Pizza Marconi, oltre ai numerosi twist densi di amarezza sparsi attraverso un montaggio ben congegnato nonché alla più che volenterosa recitazione di un cast molto credibile, a colpire è un ritratto giovanile ormai privo di speranza, giunto alla consapevolezza che il meglio è già stato vissuto e irrimediabilmente bruciato alla velocità di un’automobile dal motore truccato. Una percezione palpabile di amarezza che permea ogni fotogramma di un cortometraggio diretto sia con attenzione alla spettacolarità del genere – del resto Maurizio Matteo Merli, che si ritaglia un incisivo ruolo da coprotagonista nel lavoro da lui diretto, è figlio di Maurizio Merli, autentica icona della feconda stagione del poliziottesco all’italiana – ma anche e soprattutto con una particolare sensibilità nel ritrarre il rimpianto di una generazione ormai smarrita in un paese che offre ben poche alternative al classico motto “o la va o la spacca”. Ecco dunque che pure un corto in apparenza senza troppe pretese, se non quella comunque importante di raccontare una storia di buon spessore morale, è in grado di trasformarsi in un piccolo manifesto sociale e politico dove è la “legge del vuoto” a dettare le proprie regole. Una mancanza di senso che in qualche modo deve essere riempita, troppo spesso compiendo la scelta sbagliata nel modo di farlo. Resta allora, a parziale consolazione, solamente una pulsione di solidarietà verso lo sconfitto, il perdente che ha visto dissolversi molto o addirittura tutto sul simbolico campo di battaglia. Non è ovviamente sufficiente a rendere Pizza Marconi un inno alla speranza di un futuro migliore per la generazione in esso descritta, anzi nelle intenzioni il film vuole veicolare il messaggio contrario; tuttavia basta a rendere l’idea che al termine della notte possa esserci qualcosa di differente e forse migliore.

Daniele De Angelis