Pipì. Pupù e Rosmarina in Il Mistero delle note rapite

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7.0 Awesome
  • voto 7

Chi fermerà la musica?

Se c’è un nome in Italia che tra tutti sembra distinguersi nel campo del cinema di animazione, quel nome è Enzo D’Alò. Regista, sceneggiatore, musicista (spesso è lui stesso a firmare le musiche dei suoi lungometraggi), il poliedrico artista partenopeo ha avuto modo di farsi conoscere anche all’estero con lungometraggi del calibro di La Gabbianella e il Gatto (tratto dal romanzo “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sépulveda) ed Opopomoz (ambientato in un’affascinante Napoli). Poco stupisce, dunque, il fatto che l’uscita in sala di un suo lungometraggio riesca a suscitare la curiosità di molti, grandi o piccini che siano. Così è stato, ad esempio, anche per Pipì, Pupù e Rosmarina in Il Mistero delle note rapite, presentato in anteprima alla dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma e tratto dalla fortunata serie televisiva, dedicata ai tre piccoli protagonisti.
La vicenda prende il via su una soleggiata spiaggia livornese, dove, in vista dell’imminente Grande Concerto di Ferragosto, i tre amici, Pipì, Pupù e Rosmarina appunto, sono impegnati nelle prove generali. Qualcuno, però, ha rubato le note musicali della partitura composta da Mapà proprio in occasione del concerto. Sarà compito dei tre scoprire il colpevole del furto e recuperare la refurtiva. Unico indizio: le note hanno vita propria e sono attratte dalla musica. Quale soluzione migliore, dunque, di quella di organizzare la rappresentazione di tre grandi opere classiche come L’Italiana in Algeri di Rossini, Don Quichotte di Massenet e Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky?
Come si può ben intuire dalla sinossi, lo script da cui prende vita questo lavoro di D’Alò è di una semplicità estrema. Particolarmente adatto, appunto, ad un pubblico di giovanissimi, a cui il regista si rivolge. Se, infatti, per quanto riguarda altri lungometraggi come La Gabbianella e il Gatto, Opopomoz o il recente Pinocchio, il cineasta ha creato dei prodotti fruibili per il pubblico di tutte le età, in questo caso, proprio per adattare per il grande schermo la serie TV sopra menzionata, sono proprio i bambini gli spettatori ideali per un lungometraggio come Pipì Pupù e Rosmarina. E lo stesso lungometraggio, nella sua semplicità, funziona eccome.
Particolarmente d’effetto, a tal proposito, sono i riferimenti alle opere liriche – con tanto di arie adattate ad un prodotto per l’infanzia e rese, pertanto, particolarmente ironiche e giocose – presenti all’interno del racconto. Ed ecco che il film non è solo un semplice divertissement, ma anche una buona occasione per introdurre i più piccoli nel mondo della musica e, in particolare, della musica classica.
Ciò che, però, perfettamente in linea con le opere di D’Alò, contraddistingue il presente lavoro è soprattutto la raffinata grafica – con fondali che a tratti ricordano disegni di bambini, a tratti presentano elementi in live action – e personaggi che, nella loro semplicità, riescono facilmente, anche per la loro singolare fisicità, ad entrare ben presto nell’immaginario collettivo. In poche parole, un ottimo prodotto per educare i piccini al piacere della Settima Arte e della musica. Quale modo migliore, dunque, per trasmettere il concetto di bellezza?

Marina Pavido