Pertini il combattente

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C’era una volta un Presidente

L’intento del documentario Pertini il combattente, diretto a quattro mani da Graziano Diana e Giancarlo De Cataldo – due personalità molto a loro agio con la scrittura: cinematografica per il primo, giornalistica per il secondo – è innegabilmente didattico; non a caso il lungometraggio (breve, 76 minuti) prevede diverse sequenze in cui De Cataldo stesso, in veste di presenza narrante del film, illustra alcuni particolari dell’esistenza dell’ex Presidente della Repubblica ad alcuni giovani studenti, nel tentativo evidente di preservare la memoria di una figura storica in assoluto di grandissima importanza, anche tra le nuove generazioni. Ne è scaturito un lavoro di grande onestà di fondo, nel quale Sandro Pertini esce sì come una delle figure istituzionali maggiormente amate dal popolo italiano, ma con altrettanta certezza non da tutte; almeno non da quelle che, ancor oggi rievocano con malcelata nostalgia il ventennio fascista. E forse è proprio questo il punto di maggior fascinazione di un documentario che, con tutta probabilità, insiste troppo sulle presenze pubbliche di Pertini, come ad esempio il suo entrare a viva forza nell’immaginario italico per merito della sua apparizione alla finale della Coppa del Mondo 1982 e in molto di ciò che seguì quella entusiasmante vittoria calcistica. Come ricordare allora Sandro Pertini oggi? Glorioso partigiano orgogliosamente antifascista – nel documentario viene anche rievocato il mancato attentato all’allora teatro Adriano (oggi cinema) il 16 novembre 1943, che avrebbe provocato centinaia di morti tra gerarchi fascisti e nazisti e fallì per il mancato innesco dell’esplosivo – oppure uomo equivoco le cui mani si sono macchiate del sangue di altri italiani?
Al netto di alcuni aspetti caratteriali indubitabilmente portati alla ricezione della simpatia popolare, il lavoro di Diana e De Cataldo riesce comunque a tenersi distante dalla banale agiografia. Attraverso interviste a vari personaggi quali Emma Bonino, Eugenio Scalfari, Gad Lerner, Dino Zoff, Antonello Venditti fuoriesce un’immagine di Pertini in chiaroscuro, alla cui fortissima personalità da autentico “maschio-alfa” corrisponde un’integrità morale che pochissimi politici italiani hanno potuto vantare dal dopoguerra in poi. Indirettamente, Pertini il combattente, pone poi sul tavolo una questione di portata affatto indifferente, in un paese come l’Italia che fa della contraddizione il proprio pane quotidiano. Con il parlamento appena eletto il 4 marzo 2018 sarebbe da ritenere praticamente impossibile un’eventuale elezione di Pertini, facendo tornare ipoteticamente indietro le lancette del tempo. Ulteriore testimonianza che uno dei principali mali che affliggono il nostro paese, proteso in un’assurda e surreale corsa all’indietro, è senza dubbio quello della mancata creazione di una coscienza politica, causata in buona misura dalla totale assenza di memoria storica, che induca alla possibilità di ragionare su cosa sia stato giusto e cosa sbagliato nel nostro passato.
A Pertini il combattente, pur nella sua messa in scena molto tradizionale, va riconosciuto il merito di aver provato a fare chiarezza su una figura umana in primis, con la Storia a fare da preponderante sfondo ad un’esistenza unica. Non fosse altro che per tali motivazioni, sarebbe bene che tutti – a cominciare dai giovani che non hanno vissuto l’epoca Pertini – dessero al documentario uno sguardo non distratto. Poiché la vera formazione del singolo individuo risiede proprio nel comprendere i come ed i perché della Storia, sia essa remota o recente. Aspetto quest’ultimo utilissimo al fine di analizzare un presente, non solamente politico, che appare sempre più indecifrabile.

Daniele De Angelis