Os humores artificiais

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Umorismo robotico

Fantascienza buona, fantascienza sentimentale, fantascienza animista. Il cortometraggio Os humores artificiais di Gabriel Abrantes può essere declinato attraverso queste tre forme, a cui andrebbe aggiunta una quarta: fantascienza dolce. Uno short movie con un ritmo da commedia con striature di sci-fi meditativa, che si muove sospeso in un presente tanto concreto quanto immaginativo.
I grandi occhi cibernetici del robottino sferico Andy Coughman recepiscono la realtà del presente, inteso come momento e come quotidiano, meglio di un essere umano. I suoi bulbi oculari vedono, registrano e rielaborano quello che gli sta intorno; e nella sua ingenuità robotica e infantile, cerca di capire gli umani e i loro sentimenti. L’elemento futuristico di questa sfera robotica che fluttua nella realtà, si staglia contro un mondo ancora naturale, quasi “primitivo”. La prima parte del cortometraggio è ambientato in un accampamento indigeno situato nel Mato Grosso, però non vi è nessuno scontro tra i due mondi, cioè quello “arcaico” della tribù degli Yawalapiti e quello dello svolazzante bulbo cibernetico. Gli indigeni, abituati e assorbiti già a una certa tecnologia, quella del sopraggiunto capitalismo occidentale, non vedono questo fluttuante Andy Coughman come un Dio superiore e benevolo o come una terribile minaccia. Anche lui, estraneo alla creazione naturale, viene accettato come un normale – e disgraziato – essere vivente.
Os humores artificiais, nella sua breve durato di poco meno di trenta minuti, nasconde sotto il soave racconto di commedia sentimentale – fantascientifica – una favola allegorica sull’umorismo e le sue prodigiose funzioni nella società. La comicità è tanto funzionale (e necessaria) come metodo di brioso approccio amoroso (Andy con Jo), quanto utile mezzo per assoggettare le persone, distraendole dai problemi del mondo con sapidissime battute (Andy trasformato in stand-up commedia). Stilisticamente Os humores artificiais resta in equilibrio tra una fantasia hollywoodiana favolistica e una visione realistica herzoghiana che lambisce il documentario. L’idea di distruggere e ricreare la memoria di Andy, ricorda un poco quello che accadeva in Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Se mi lasci ti cancello) di Michel Gondry, in cui seppure la tecnologia permette la rimozione forzata della memoria, cioè dei ricordi e soprattutto dei sentimenti, il corpo-macchina di Andy ha dentro di se un’anima che gli permette di ricordare e recuperare quel profondo sentimento umano primigenio che serpeggiava nei suoi circuiti. E, altra reminiscenza cinematografica, in particolar modo in riferimento al brioso comportamento di Andy, questa pazzerella sfera rimembra un poco “Numero 5”, il robot protagonista di Short Circuit (Corto circuito) di John Badham.
Dolce e riflessivo, il cortometraggio Os humores artificiais, che Gabriel Abrantes ha anche ideato e scritto, non cerca arzigogolate vie fantascientifiche. Niente teoremi e/o speculazione scientifiche, ma una narrazione semplice, come l’animo di Andy Coughman. Un piglio narrativo che può sembrare, e qualche volta purtroppo vi scivola, in una di quelle storie che vengono narrate negli spot per presentare un nuovo prodotto tecnologico, fortunatamente però questo short movie riesce a dare sollievo e divertimento nel suo svolgersi.

Roberto Baldassarre