Odio l’estate

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Capirsi al volo

A quanto pare ci sono film che arrivano al pubblico persino con le condizioni climatiche giuste. Ed un titolo come Odio l’estate, nel clima afoso di queste giornate, non poteva certo passare inosservato.
Calura estiva. Umidità. Difficoltà a prendere sonno. Risvegliarsi in un letto (o magari un divano) madido di sudore. Decidere poi se prendere o meno l’auto, per andare a incolonnarsi con altri disperati su qualche strada rovente, direzione mare… tali sono le premesse del corto diretto da Ciro De Caro, regista emergente che dopo il successo del lungometraggio d’esordio Spaghetti Story (2013) e la realizzazione del successivo, sottostimato Acqua di marzo (2016), ha voluto così ribadire la rotta tracciata dal suo cinema, sempre più orientato a esplorare certe precarie relazioni sentimentali e con esse le possibilità espressive di una commedia dai toni amarognoli; una commedia ove spiccano quei dialoghi talvolta caustici, corrosivi, per quanto rivelatori, in qualche frangente, di uno sguardo profondamente empatico nei confronti dei personaggi.

A Roma Odio l’estate è stato proiettato domenica 29 luglio a Piazza S. Cosimato, nel corso di una bella serata cinefila dedicata ai classici di Woody Allen. Gustoso anche l’accostamento. Ora però il corto è visibile on line, su Youtube. E lo è, per la precisione, da giovedì 2 agosto. Oltre a invitarvi alla visione vogliamo perciò evidenziare, in breve, cosa ci ha maggiormente colpito di questo nuovo parto cinematografico, così intimo ed essenziale.
Nello spazio/tempo alquanto concentrato di quel risveglio in una soffocante giornata estiva, cui si accennava in apertura, Ciro De Caro è riuscito a comprimere, con la mordace ironia che avevamo constatato nei precedenti lavori, il senso di una giovane coppia moderna che fa enorme fatica a dialogare, a trovare la giusta lunghezza d’onda. Forse perché le pretese di lei sono eccessive. Forse perché lui si è abituato a leggere la loro realazione secondo una prospettiva troppo distaccata, egoistica. Forse perché a lei in quello sfigatissimo giorno stanno per venire le mestruazioni. Forse perché lui, come si presume gli accada spesso, s’appresta a dimostrare ancora una volta di non sapersi proprio regolare, in una di quelle “giornate particolari”.
Fatto sta che anche situazioni potenzialmente belle, piacevoli, come il compleanno di lei e l’ipotesi di un viaggio in Islanda, si trasformano ben presto nell’ennesima riprova di come il rapporto uomo/donna, ai giorni nostri, possa andare incontro a una quasi fantozziana serie di incomprensioni, fraintendimenti, piccole e grandi Caporetto. Il tutto, però, espresso, con quella lieve e umbratile ironia cara all’autore; un cineasta accorto, De Caro, che conferma pure qui la sua padronanza del linguaggio cinematografico, soprattutto al momento di frammentare un plot tanto semplice intervallando due brevi sequenze, ripetizione solo apparente, da cui in realtà prendono forma attraverso dettagli e sfumature minimali i punti di vista dei due fidanzati, destinati entro breve a entrare in rotta di collisione. Fondamentali anche gli attori, ovviamente, dato che l’interpretazione a fior di pelle di Daniele Parisi (ovvero Primo) e Rosa Palasciano (che qui, oltre a risultare co-autrice dello script, è una Emma orgogliosamente pugliese) sa offrire, a sua volta, ottimo appiglio all’immedesimazione da parte dello spettatore.

Stefano Coccia