Non sposate le mie figlie! 2

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4.5 Awesome
  • voto 4.5

Solo un seguito di una commedia fortunata

Come recita chiaramente il titolo, questo è un seguito. Sequel creato, senza giri di parole, per sfruttare l’enorme successo che baciò il primo capitolo, che stando ai calcoli forniti dalla casa di produzione, aveva incassato oltre 150 milioni di euro a livello mondiale. Un ottimo risultato, non c’è che dire. Per quanto riguarda la recensione di questo Non sposate le mie figlie! 2, non ci si vorrebbe dilungare tanto, proprio perché già è stata spiegata la vera natura di questa seconda avventura. Si, qualche volta questa commedia riesce anche dare un pochino di sorriso, è girata in modo pulito e gli attori riescono a girare nell’ingranaggio discretamente, però è una di quelle pellicole di cui si può far benissimo a meno. Alla fine della proiezione, già ci si dimentica di quello che è stato raccontato. Certamente il tocco francese (il noto French Touch) comico appare in qualche battutina a sfondo sociale, ma purtroppo viene annegato nella mediocrità e ripetitività della vicenda. Questa pellicola potrà piacere, o comunque non molestare, solamente i fans sfegatati di Non sposate le mie figlie!, oppure ai fans di Christian Clavier.

Già, il famoso commediante Clavier. Volto noto anche in Italia per pellicole come quelle della serie de I visitatori (1995-2001), dei blockbusters Asterix & Obelix contro Cesare (1999) e Asterix & Obelix missione Cleopatra (2002) o del già citato Non sposate le mie figlie! (2014), anche in questa commedia presta di nuovo le sue espressioni, facciali ma soprattutto sotto forma di battute salaci, però ormai sembra essere solamente un orpello nella scena, che dovrebbe rappresentare (in chiave comica, si intende) il cittadino – borghese – francese tipico. Tra l’altro, con questo Qu’est-ce qu’on a encore fait au bon Dieu? l’attore è alla sua terza collaborazione con il regista Philippe de Chauveron, dopo il primo capitolo di detta storia e Benvenuti a casa mia (per inciso, commedia una spanna migliore di questa). Aprendo un attimo una parentesi, o creando un ponte con À bras ouverts, l’entrata in scena (anzi in casa) del personaggio islamico che non piace a Verneuil, sembra quasi una citazione al contrario del personaggio di Jean-Etienne Fougerole (Clavier) dell’opera antecedente. Comunque fulcro di questa pellicola sono soprattutto i quattro mariti stranieri, che non devono più compiacere i suoceri, ma riuscire a farsi accettare dalla Francia (loro credono che la società non li accetti). I quattro personaggi rappresentano nuovamente quattro tipologie etniche differenti, che tra l’altro sono quelle fra le più presenti in Francia (algerina, africana, cinese ed ebrea).
Le ironiche battute non mancano, anzi sono molto presenti e ognuno dei personaggi ha le sue. Molte sono a sfondo politico/sociale, però alla fine non si comprende se la pellicola voglia essere una scudisciata verso la Francia, tanto decantata dai coniugi Verneuil, tipici francesi lontani dalla realtà, oppure, nel momento attuale in cui la Francia è sotto i riflettori mondiali (la politica deludente di Macrón), sbeffeggiare questa visione sedimentatasi per tanto tempo di paese ospitale. Va sottolineato che anche i quattro giovani mariti hanno dato il loro voto a Macrón, quindi l’ambiguità permane. In aggiunta a questa comicità di battute, ritorna e si allarga il personaggio di André Koffi (Pascal N’Zonzi), che duetta/battibecca maggiormente con Claude Verneuil. L’allargamento del personaggio, che nel finale si ritrova ad affrontare un altro matrimonio… particolare, fa sorgere il dubbio che se si ci sarà un “terzo episodio”, potrebbe essere uno spin-off. Detto questo, Non sposate le mie figlie! 2 è una commedia mediocre. Commedia corretta nella messa in scena, ma proprio questa limatura, che toglie le asperità, la trasforma in un’operina insipida, fruibile a tutti le tipologie di spettatori (non ci sono volgarità 2.0).

Roberto Baldassarre