Nella tana dei lupi

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6.5 Awesome
  • VOTO 6.5

E la banda (armata) passò…

Spunti narrativi interessanti, scene d’azione di una crudezza estrema, qualche soluzione di sceneggiatura un po’telefonata o comunque riciclata da altri lidi senza particolare mordente, interpreti tosti quanto basta e anche di più, tutto ciò è destinato a convergere nella resa finale di un action movie vibrante dalla cui visione, però, resta appiccicata addosso l’impressione che l’intreccio avrebbe funzionato meglio se si fosse provveduto ad asciugare le trame secondarie e ad accorciare un po’ il minutaggio, dando ad esempio qualche sforbiciata alla più prolissa parte centrale. Insomma, al suo esordio nel lungometraggio quel Christian Gudegast che finora, ad Hollywood e dintorni, si era limitato a operare come regista di videoclip e come sceneggiatore, qualche buona intuizione l’ha messa in mostra; senza riuscire, però, a bilanciare del tutto un racconto cinematografico a tratti incalzante, ammettiamolo pure, per quanto appesantito in talune circostanze da parentesi poco incisive, quasi accessorie.

In questo, oltre a guardare a modelli di provenienza interna (e di diverso spessore) quali possono essere i film di Antoine Fuqua o di Michael Mann, il cineasta californiano di origini tedesche pare aver preso contemporaneamente il meglio e il peggio di certi thriller hongkonghesi; sfilacciando per esempio il finale, laddove si fa strada persino una rilettura poco convinta della conclusione, ben più ingegnosa ed emozionante, che aveva contraddistinto a suo tempo I soliti sospetti; ma riuscendo al contempo a vivacizzare il plot facendo interagire prima dell’ultimo colpo il gruppo dei rapinatori coi poliziotti che danno loro la caccia, attraverso visite reciproche e ad elevato tasso di testosterone in qualche localetto notturno equiparato, per l’occasione, a “territorio neutrale”.
Niente di nuovo sotto il sole della West Coast, in fin dei conti. Eppure, Nella tana dei lupi può risultare anche assai godibile, nei suoi momenti migliori, grazie al susseguirsi di feroci rapine, inseguimenti decisamente movimentati e sparatorie come quella, magnifica, che ci ha ricordato tantissimo Sicario di Denis Villeneuve, vista la forza cosi materica scatenatasi da una lunga fila di auto bloccate nel traffico.

Il carattere innegabilmente “maschio” delle situazioni che si sviluppano in entrambi i campi, quello della polizia e quello dei rapinatori professionisti, descritti qui in modo particolarmente spietato visto il loro background militare, deve parecchio a scelte di casting quanto mai aderenti alla tipologia di personaggi prescelta. La durezza di certe espressioni facciali già dice molto. E a chiudere il cerchio è sufficiente la presenza, tra i protagonisti, di interpreti come 50 Cent e Gerard Butler. Quest’ultimo, soprattutto, ben rende la figura del poliziotto dai metodi spicci e brutali, determinato a giocarsi tutto (compresa la famiglia) pur di sconfiggere i criminali di turno, sicché la sua è una delle performance più convincenti tra quelle che il massiccio attore scozzese ci ha regalato negli ultimi anni.

Stefano Coccia