Mr. Ove

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7.0 Awesome
  • voto 7

Cartoline dalla periferia svedese

Che la Svezia sia probabilmente il paese scandinavo più interessante dal punto di vista cinematografico, è opinione di molti. E non soltanto grazie alle opere di Viktor Sjöström, prima, e del suo “discepolo” Ingmar Bergman, poi. Volendo restare in ambito contemporaneo, infatti, non solo possiamo annoverare molti interessanti cineasti che hanno avuto modo di farsi notare sia in ambito nazionale che internazionale, ma ci accorgiamo anche che – nel giro di pochissimi anni – è stata proprio la Svezia ad aggiudicarsi i più importanti riconoscimenti nel corso delle manifestazioni più prestigiose del panorama cinematografico mondiale. Basti pensare al conferimento del Leone d’Oro, nel 2014, a Roy Andersson per il suo Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, o alla vittoria di Ruben Östlund alla 70° edizione del Festival di Cannes grazie al controverso The Square. Ma non finisce qui. Nel 2017, infatti, lo sconosciuto (almeno al di fuori dei confini svedesi) Hannes Holm ha visto il suo ultimo lavoro, Mr. Ove (trasposizione cinematografica del romanzo “L’uomo che metteva in ordine il mondo” di Fredrick Backman), ricevere una nomination agli Oscar come Miglior Film Straniero. Ed è proprio su questo ultimo lungometraggio che ci concentreremo.
Pur partendo con un incipit tipico della cinematografia scandinava, questo lavoro di Holm, di fatto, si differenzia non poco dalla maggior parte dei prodotti che hanno trovato una distribuzione anche al di fuori della Svezia stessa, fortemente in contrasto con il cinema estremamente anti narrativo di Roy Andersson, così come con quello crudelmente grottesco di Östlund o con la cinematografia dolorosa ed appassionata di Lukas Modysson.
Il signor Ove è un vedovo burbero e nazionalista che, dopo quarantatré anni di carriera, viene licenziato senza apparente motivo alcuno. Ancora sofferente per la perdita dell’amata moglie, l’uomo non vede altra soluzione che togliersi la vita. Una serie di inaspettati eventi, però, faranno saltare tutti i suoi tentativi. Che sia il caso, forse, di provare a rivedere il proprio modus vivendi anche, e soprattutto, in virtù di ciò che è accaduto in passato? Sarà compito di Ove, dunque, riacquistare pian piano fiducia nel prossimo ed amore nei confronti della vita.
Malgrado, appunto, il carattere burbero e scontroso, malgrado il suo modo di maltrattare il prossimo, non si può non affezionarsi a questa sorta di Ebenezer Scrooge made in Sweden (redento, in questo caso, dai fantasmi del passato) che fa da mattatore per le quasi due ore di durata del lungometraggio. Ed ecco che, dopo le scene iniziali – dove una regia volutamente essenziale ed una fotografia dai toni freddi si rivelano perfettamente in linea con il mood del protagonista – assistiamo ad un progressivo cambiamento interiore di quest’ultimo che va inevitabilmente a ad influire anche sulla messa in scena, rendendola molto più “occidentale”, man mano che ci si avvicina alla conclusione. Ed il risultato finale – malgrado uno script fortemente prevedibile – funziona anche. Molto ben riuscite, a tal proposito, le caratterizzazioni di ogni singolo personaggio – dallo stesso Ove alla giovane vicina di casa, dall’ex studente della moglie defunta, all’amico di quest’ultimo che deve fare i conti con la propria omosessualità. E poi, non per ultima, c’è la periferia. Come da tradizione del cinema underground statunitense, anche in questo caso la periferia viene trattata alla stregua di coprotagonista, teatro delle vicende del burbero Ove, nonché suo unico, possibile habitat.
Il principale problema di un lungometraggio come Mr.Ove è, in realtà, proprio questo suo voler avere a tutti i costi un respiro internazionale, il che può comportare, come in questo caso, quasi una perdita di “genuinità”. Il regista, dal canto suo, ha preso non pochi scivoloni, calcando eccessivamente la mano nel raccontare la storia d’amore tra Ove e sua moglie e rendendo, di conseguenza, tutto il film – soprattutto nel finale – eccessivamente e pericolosamente smielato.
Ma sta bene. Malgrado ciò, un prodotto come Mr. Ove sicuramente è destinato ad incontrare i gusti di molti, così come ha a suo tempo incontrato i gusti dell’Academy stessa, la quale ha già avuto modo di apprezzarlo. Merito, forse, anche del simpatico gattone che a metà film viene adottato dal protagonista? Ai posteri l’ardua sentenza.

Marina Pavido