Miss Sloane – Giochi di potere

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Oltre il confine

Nel mondo dei power-broker, i mediatori politici, dove le poste in gioco sono altissime, Elizabeth Sloane è una lobbista straordinaria, la più ricercata a Washington. Famosa per la sua astuzia e una lunga storia di successi, ha sempre fatto qualsiasi cosa per vincere, ma quando deve affrontare l’avversario più potente della sua carriera, scopre che la vittoria può costare un prezzo troppo alto.
Letta la sinossi di Miss Sloane – Giochi di potere, presentato tra le Anteprime Internazionali dell’ottava edizione del Bif&st a poca distanza dall’uscita nelle sale nostrane con 01 Distribution il 4 maggio, non può non tornare alla mente un film come Le idi di marzo. In un certo senso, l’ultima fatica dietro la macchina da presa di John Madden, per gli intrighi di potere e le dinamiche machiavelliche che racconta e mostra nel corso del suo arco narrativo, lo riporta alla mente, quanto basta per promuovere Miss Sloane come una sorta di versione al femminile. La diversità sta ovviamente nella trama, che non ha nulla a che vedere con elezioni presidenziali, che sappiamo essere sempre stato uno snodo cruciale per la Storia a stelle e strisce e non solo, ma con qualcosa di altrettanto importante e scomodo da trattare come avremo modo di scoprire da qui a una manciata di righe. In tal senso, osservare come la protagonista del film di Madden è costretta a “nuotare” nella vasca piena di squali nella quale è stata gettata per evitare di essere divorata è pressoché lo stesso del giovane e brillante addetto stampa Stephen Meyers della pellicola diretta da George Clooney. Lì c’era un sorprendente Ryan Gosling, qui una altrettanto superlativa Jessica Chastain nei panni della già citata Elizabeth Sloane, una veterana lobbista che, insieme a una piccola squadra di politici, cerca di far passare un importante atto legislativo all’interno della legge federale scontrandosi con i membri senza scrupolo e meglio finanziati della lobby delle armi da fuoco. La nuova proposta di legge, che richiede controlli più rigorosi sul possesso delle armi, sta guadagnando terreno al Congresso e Sloane comincia a credere che le cose possano andare finalmente a buon fine. Ma per farlo dovrà compromettere il rapporto con le persone a lei care.
Chi conosce, anche non approfonditamente, le dinamiche non cristalline e i tanti interessi economici e politici che ruotano vorticosamente intorno alle lobby statunitensi e non solo, saprà benissimo quanto pericoloso sia scontrarcisi. Ieri come oggi, la Settima Arte non ha avuto paura di portarle sul grande schermo e Miss Sloane è un nuovo capitolo cinematografico di questa eterna lotta tra Davide e Golia. Il Davide di turno è il personaggio interpretato con straordinaria efficacia dall’inarrestabile attrice di Sacramento, che regala l’ennesima prova maiuscola della sua carriera (da Miss Julie di Liv Ullmann a The Tree of Life di Terrence Malick, passando per Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow e The Disappearance of Eleanor Rigby di Ned Benson, tanto per fare qualche titolo), mentre il Golia è come avrete letto la lobby delle armi da fuoco.
Miss Sloane è una “guerra” senza esclusioni di colpi (bassi), strategie e doppi giochi, che non lascia mai allo spettatore il tempo per rifiatare. È una battaglia serrata portata avanti con dialoghi sparati sullo schermo con la stesso ritmo di una scarica di mitragliatrice: poche azioni ma moltissime parole per portare avanti il flusso non lineare degli eventi, che si alternano tra presente (il processo alla Sloane) e passato (i fatti che hanno portato al processo), sino al colpo di scena finale davvero inaspettato e ben assestato. Ma come spesso accade non è tutto oro ciò che luccica, con quella virgola che finisce con il rompere l’incantesimo. Quella virgola è l’eccessiva durata del film, ben 132 minuti che potevano essere molti di meno.

Francesco Del Grosso