Michele De Angelis al Fantafestival 2017

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Il vulcanico cineasta ci parla dei suoi ultimi progetti

Non è la prima volta che ci capita di intervistare Michele De Angelis, vulcanico film-maker che con noi condivide senz’altro l’amore per il cinema di genere, per la vecchia pellicola e per la magica Roma. Averlo incontrato qui nella capitale, in occasione del 37° Fantafestival, è stato quindi valido motivo per riallacciare i fili di determinati discorsi. A partire ovviamente dalla sua ultima fatica cinematografica, il cortometraggio L’uomo nella macchina da presa [Italia-Macedonia 2017], che verrà proiettato oggi 26 novembre al Cinema Savoy, intorno alle 20.15: un gioiellino che già conosciamo grazie a una visione privata per addetti ai lavori e del quale avremo modo di parlare più diffusamente in seguito. Ma con Michele De Angelis abbiamo affrontato tante altre questioni, compresa la sua attività di distributore che sta prendendo pieghe decisamente interessanti. Per cui bando ai preamboli ed entriamo subito nel vivo.

D: Ordunque cominciamo dalla tua ultima fatica come regista, Michele, ovvero il cortometraggio L’uomo nella macchina da presa che verrà presentato in anteprima italiana proprio oggi, nel corso del Fantafestival. Cosa puoi dirci della genesi di un lavoro senz’altro più complesso, di quanto la sua breve durata potrebbe far supporre?

Michele De Angelis: Ci sono voluti quasi quattro anni dalla genesi del progetto al completamento della post produzione. Ho dovuto innnanzi tutto assicurarmi I diritti delle clip dei film classici contenuti nell’opera. Un processo lungo e faticoso, però devo dire che ho riscontrato subito un grande entusiasmo da parte delle società coinvolte; si aveva la percezione sin dall’inizio che si stesse facendo qualcosa di speciale. Anche la complessità della storia e le numerose location hanno richiesto mesi di sopralluoghi e preparazione. Tutte le problematiche di un lungometraggio per realizzare in finale un medio.

D: Avendo avuto chi scrive il piccolo privilegio di vederlo già in privato, il tuo corto, ciò da cui lo sguardo è rimasto maggiormente suggestionato è quell’effervescente miscuglio di tracce metacinematografiche, omaggio ai generi, sperimentalismo e salutari sprazzi di ironia. Quanto ti ritrovi in questa descrizione e cosa aggiungeresti, semmai?

Michele De Angelis: Il film gioca con le regole del genere mischiando le carte. La storia apparentemente segue gli stilemi del cinema di matrice fantastica, per poi invece andare a fondo in un discorso che riguarda la percezione della realtà attraverso l’immagine cinematografica. Cosa vediamo, quando guardiamo un film e come ci riflettiamo dentro di esso. Godard scriveva che l’unica realtà possibile sia attraverso il cinema, io vado oltre e affermo che il cinema sia l’unica realtà possibile e che noi siamo solo una sua proiezione. Possiamo esistere solo in funzione di essere ripresi e messi in un contesto narrativo fatto di finzione e rovesciamento di prospettive. Praticamente, vengo ripreso quindi esisto. L’ironia invece nasce dal bisogno di salutare nostalgicamente un certo tipo di cinema che è stato e che non sarà mai più. Un cinema un po’ “cialtrone” e un po’ “Romano”. Quei set strampalati e scalcinati che però hanno portato ad opere immortali della nostra storia filmica.

D: Quanto è stato divertente coinvolgere sul set altri film-maker, scrittori, critici e saggisti amanti del cinema di genere, quali possono essere ad esempio Mariangela Sansone e Cristiana Astori?

Michele De Angelis: Non ne sapevano molto, li ho tenuti un po’ all’oscuro senza spiegare loro troppo quello che stavamo facendo. Credo si siano divertite, per una volta hanno avuto la possibilità di stare dall’altra parte della barricata.

D: Che effetto ti fa presentare il tuo lavoro al Fantafestival? E quanto ti senti legato alla sempre vivace kermesse capitolina?

Michele De Angelis: 37 anni fa al cinema Clodio, il primo giorno del primo Fantafestival io c’ero. Ci sono andato per anni, prima come spettatore, poi come collaboratore e programmatore. È il ritorno del figlio prodigo che se n’è andato di casa venti anni fa. Una festa più che una anteprima. Un’ occasione per tornare sui luoghi del misfatto. È un peccato che una manifestazione così prestigiosa abbia perso un po’ del suo smalto per colpa della cecità delle Istituzioni. Un triste specchio dei nostri tempi. Si favoriscono iniziative demenziali, dove ricchi bambocci figli di papà giocano coi videoproiettori e con I dvd del noleggio sotto casa. Poi si ignorano o si concedono solo “tozzi di pane” ad eventi storici come il Fantafestival.

D: Cambiando discorso, ma restando in tema di cinema indipendente, cosa puoi dirci della recente serata al cinema Trevi che ha avuto per protagonista Mariano Baino coi suoi lavori, da una selezione di corti vecchi e nuovi fino al lungometraggio di culto Dark Waters? E che ruolo hai avuto tu con la Shockproof in tutta questa vicenda?

Michele De Angelis: Shockproof nasce da una joint venture tra la mia società Kinoglazorama International e Penny Video di Simone Starace. Volevamo ridare vitalità ad un mercato Home Video dove ormai domina la pirateria organizzata da quattro banditi senza scrupoli. I primi dati e l’interesse che si sta creando intorno alla nostra label sono incoraggianti. Aspettatevi release di classici di culto di ogni genere.

D: Nella stessa giornata è stato proiettato anche un horror svedese, ugualmente legato a Shockproof, che ci è parso un po’ confusionario in certe fasi del racconto, specie verso la fine, ma originale e ricco di punti per tutto ciò che concerne i riferimenti alla wilderness e alla mitologia nordica. Cosa puoi dirci a riguardo?

Michele De Angelis: Si tratta del primo passo di Shockproof verso una linea che sarà chiamata New Wave. Distribuiremo in futuro anche film più recenti che abbiano attirato la nostra attenzione e che altrimenti avrebbero vita dura nel trovare una propria collocazione nelle sale..
Quello che avete visto è un primo montaggio del regista, quindi una versione provvisoria a cui si stanno apportando dei cambiamenti per rendere l’opera più interessante e fruibile da parte del pubblico.

D: Per finire, che impressioni hai tratto dall’ultimo Michele De Angelis’ Horror Picture Show in 35MM andato in scena a Testaccio?
Ormai abbiamo un pubblico consolidato che ci segue sempre.

Michele De Angelis: Sicuramente ci sarà una nuova edizione. Magari tornando verso l’inizio delle’estate come fatto in precedenza. Halloween ormai è una festività inflazionata e gli eventi in queste date negli anni si sono moltiplicati in modo esponenziale.

Stefano Coccia