Maze Runner – La Rivelazione

0
6.5 Awesome
  • voto 6.5

La resa dei conti

Queste saghe young adult andrebbero prese per quello che sono: schegge di cinema del passato rielaborate con spettacolarità, ma senza consapevolezza, dagli esecutori di turno. Non fa eccezione, ovviamente, questo Maze Runner – La Rivelazione, terzo – e chissà se ultimo: il finale non chiude del tutto ad ipotesi di sequel, così la parola passerà al botteghino – capitolo di una serie non di primissimo piano rispetto, ad esempio, alla consorella Hunger Games, anche per la mancanza di un’autentica star come protagonista.
Facciamo allora finta che 1997: Fuga da New York di John Carpenter non sia mai stato girato; che gli infetti modulati sull’onda lunga del serial The Walking Dead – non scomoderemmo, per lesa maestà, gli zombi di George A. Romero – non siano solo pallide fotocopie. Lasciamo da parte l’insipienza narrativa insita quasi di default in questo tipo di operazioni cinematografiche e cerchiamo, vestendo i panni del pubblico occasionale, di abbandonarci al ritmo dell’azione. Fattore quest’ultimo che, a dispetto di una durata cosmica di oltre 140 minuti, regge abbastanza bene per l’intero arco del film. Lo schema, dopo il mistero introdotto nel primo capitolo e lo svelamento del secondo, rimane quello usuale di gioventù non corrotta versus capitalismo egoista che pensa solo alla propria sopravvivenza – e relativo benessere – in un mondo che sta andando a rotoli causa il rapido diffondersi della misteriosa epidemia. Pochi giovani eletti risultano immuni; e su essi, trattati alla stregua di cavie da laboratorio, vengono eseguiti turpi esperimenti che possono comportare anche la perdita della loro vita. Come ovvio la controffensiva di Thomas (sempre generosa la performance fisica di Dylan O’Brien) e compagni, tra cui alcuni “evasi” dal test del labirinto nel primo episodio, non si farà attendere.
Nel frullatore di generi telecomandato a distanza dal regista Wes Ball, chiamato dalla produzione a dirigere i tre capitoli sinora girati, non poteva mancare nemmeno il western, con un prologo ben girato in cui i giovani ribelli assaltano un treno allo scopo di liberare un gruppo di coetanei prigionieri dei Cattivi (l’organizzazione si chiama proprio così, giusto per non dare adito a dubbi…). Da lì in poi l’escalation porta Maze Runner – La Rivelazione – ma il titolo originale, maggiormente esplicativo sulla tematica principale del film, recita Maze Runner: The Death Cure – a confrontarsi con l’assalto in carenza di tempo per salvare qualcuno (Carpenter, appunto), il thriller dai risvolti morali attraverso ragazzi trattati come cavie da laboratorio nonché risvolti sentimentali che vedono il confronto tra Thomas e la “traditrice” Teresa (sempre brava e bella Kaya Scodelario) svilupparsi tra telefonati colpi di scena degni di una soap opera. A sovrastare il tutto una spettacolarità action che il regista vorrebbe incessante alla maniera, tanto per fare un illustre esempio recente, del George Miller dell’incommensurabile Mad Max: Fury Road. Missione ovviamente fallita per differente caratura di talento; però lo spettatore neutro non si annoia ed è già molto. Grazie anche alle interpretazioni offerte da un cast ben allenato, usiamo questo termine non a caso in vece di scrivere di direzione registica, nonché ad una computer graphic adottata senza soverchi eccessi. Ed il messaggio di fondo, ammesso che ci sia, racconta che tra l’Inferno e il Paradiso la distanza può essere molto meno cospicua di quanto non sembri all’apparenza. Con l’inevitabile sacrificio di vittime destinate a creare quel dosaggio minimo di pathos indispensabile ad una, più o meno, discreta riuscita del tutto. Può essere considerato sufficiente? Probabilmente, in tempi grami come quelli che stiamo vivendo da un punto di vista cinematografico, la risposta è affermativa.

Daniele De Angelis