Mamma Mia! Ci risiamo

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5.0 Awesome
  • voto 5

A spasso nel tempo

Con un incasso che si aggira più o meno intorno ai 600 milioni di dollari raccolti in tutto il mondo è inevitabile – per non dire scontato – che prima o poi si finisca con il mettere in cantiere un’operazione improntata per dare continuità al fortunato franchise e al capostipite cinematografico che l’ha generato. Quest’ultimo a sua volta beneficiario della popolarità e del successo planetario ottenuto in precedenza dalla matrice originale. Del resto, se la gallina fa buon brodo perché non continuare a spremerla sino a quando questa lo consente. Ed è quanto è accaduto anche a Mamma Mia!, adattamento per il grande schermo dell’omonimo musical, basato sulle musiche del gruppo svedese ABBA, firmato nel 2008 da Phyllida Lloyd.
Eppure di anni ce ne sono voluti la bellezza di dieci per rivedere nelle sale Sophie e la sua celeberrima famiglia allargata, con tutta l’allegra brigata di amici e conoscenti al seguito. La morte di Donna e l’inaugurazione di un nuovo hotel che avrà il suo nome riporterà sulla piccola e incantevole isola greca di Kalokairi tutti i protagonisti del primo capitolo, per una reunion che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto fare scintille e che per quanto ci riguarda, al contrario, rappresenta almeno un paio di passi indietro rispetto a quanto visto anni or sono. Il passaggio di testimone dietro la macchina da presa a Ol Parker non ha garantito all’operazione quella spinta necessaria a sorpassare e nemmeno a tenere il passo del primo atto, nonostante la conferma dell’intero cast e di una serie di innesti pensati per rinvigorirlo e potenziarlo.
Per il suo Mamma mia! Ci risiamo, il cineasta britannico trova un buon escamotage narrativo per dare un senso al secondo capitolo, andando avanti e indietro nel tempo per mostrare come le relazioni forgiate nel passato risuonano nel presente. Con un racconto le cui lancette scorrono continuamente in senso orario e antiorario, il pubblico si ritrova, infatti, catapultato dall’oggi negli anni 70, quando una giovane Donna prende il largo per sbarcare in Grecia, alla ricerca di un sogno da coltivare. Nel tragitto incontra tre aitanti ragazzotti, Sam, Bill e Harry, finendo a letto con tutti e tre. Il resto lo conosciamo ampiamente perché a mostrarcelo è stato il film del 2008 e ancora prima l’opera teatrale, ma per scoprire gli sviluppi futuri bisognerà andare al cinema a partire dal 6 settembre.
Tecnicamente, dunque, ci troviamo al cospetto di uno script che è al tempo stesso un prequel non particolarmente originale e un sequel che si adagia sulle fondamenta del primo capitolo. I déjà-vu e gli incroci spazio-temporali rappresentano l’esile tappeto narrativo sul quale Ol Parker mette insieme i tradizionali e immancabili siparietti musicali, che da un punto di vista canoro funzionano ma solo grazie al soundtrack di repertorio griffato ABBA che richiama in causa gli indimenticabili successi dell’originale (come “Waterloo”, “Thank You For The Music”, “Angeleyes”, “I Have a Dream”, “Kisses of Fire”, “When I Kissed The Teacher”, “Dancing Queen” e ovviamente “Mamma Mia”), al contrario di quelli danzereschi che salvo alcune coreografie e una manciata di soluzioni visive degne di nota non brillano certo per spettacolarità e coinvolgimento nella loro interezza.

Francesco Del Grosso