Les Misérables

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8.0 Awesome
  • voto 8

Al di là del confine del bene e del male

Con un’arma alla cintura ed un manganello in mano Pento raggiunge la squadra anti crimine di Seine-Saint-Denis. Con i colleghi sviluppa una strategia particolare, ma per scoprirla dovrete fare di tutto per riuscire a recuperare quanto prima Les Misérables di Ladj Ly, già insignito del Canal + Award al Festival di Clermont-Ferrand 2017 e fresco vincitore del premio per il miglior film della sezione “Mondo Corto” alla 15esima edizione del Sa.Fi.Ter.
Ovviamente, come avrete avuto modo di leggere dalla sinossi, quella firmata dal regista e attore malese è un’opera breve che nulla a che fare con l’omonimo romanzo di Victor Hugo, che nel passato è approdato sullo schermo cinematografico grazie alla trasposizione del 2012 di Tom Hooper. Eppure un link con le pagine della celebre matrice letteraria del 1862 é possibile rintracciarlo, ma anche in questo caso il cosa va scovato sulla timeline.
Al di là del titolo e dei riferimenti in questione, il cortometraggio di Ladj Ly si fa efficacissimo compendio del poliziesco metropolitano contemporaneo, che ha nel proprio DNA gli elementi base del suddetto genere e quelli più complessi del dramma sociologico. I due caratteri qui si mescolano senza soluzione di continuità, senza che l’uno schiacci mai l’altro con il rispettivo peso specifico. In tal senso, Ly usa i codici del cinema di genere per dare forma e sostanza a un film politico e di denuncia che, nonostante la ristrettezza della durata, non ha peli sulla lingua e non ha nessuna paura di puntare il dito contro quella fetta di rappresentanti delle forze dell’ordine (e sottolineiamo una fetta) che sporcano il proprio operato con nefandezze, abusi di potere e violenze. Nel guardare quello dei protagonisti di Les Misérables, restituito sul grande schermo senza filtri e con un fortissimo realismo, riporta la mente dello spettatore ai fatti di cronaca di ieri e di oggi, che giorno dopo giorno hanno e continuano a occupare le pagine dei quotidiani e i servizi dei TG di tutte le latitudini. Il cineasta malese mette la propria firma su una pellicola che racconta l’ennesimo capitolo dell’eterna lotta tra il bene il male, tra il disordine e l’ordine; una lotta, questa, che si consuma senza sosta fra le strade e i vicoli di una metropoli, dove chi dovrebbe riportare e rappresentare la legge si trova a oltrepassare il confine della legalità. In tal senso, Les Misérables è una riflessione a voce alta su come questo confine invisibile può essere facilmente oltrepassato, ma anche sulle conseguenze che tale sconfinamento può provocare.
Un approccio alla materia e una messa in quadro che nel corto di Ly generano sullo schermo una serie di detonazioni emozionali e di momenti di alta tensione (vedi la perquisizione delle minorenni alla fermata dell’autobus o l’irruzione nella casa del ragazzo ricercato). Dinamiche e intrecci, one lines dei personaggi e costruzione della tensione, riportano la mente delle spettatore a Training Day di Fuqua o ad A.C.A.B. di Sollima, ma le affinità elettive più evidenti sono con le pellicole di Olivier Marchal (in particolare con 36 Quai des Orfèvres e L’ultima missione) e con la crudezza di Polisse di Maïwenn.
Una nota di merito per il cast, dove spicca una grandissima performance di Damien Bonnard nei panni di Pento, ma anche per il pregevole lavoro dietro la macchina da presa di Ladj Ly, sia dal punto di vista formale che della direzione degli attori.

Francesco Del Grosso