La vita cronica

0
7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

Una polifonia di personaggi crea un’armonia teatrale

La vita cronica di Chiara Crupi è, nella finalità e nella sua riuscita, molto più di un semplice documentario sull’omonimo spettacolo dell’Odin Teatret diretto da Eugenio Barba: è un filmato che rimane nelle regole del teatro. La regista ha cercato infatti, con pieno successo, di ricreare alcuni effetti dello spettacolo in un altro linguaggio, costruendo un film che è esso stesso spettacolo, in linea con quello dell’Odin Teatret. Siamo in una zona di confine: partendo dal paradosso che il teatro non si può filmare, la Crupi riesce invece perfettamente nell’impresa, filmando lo spettacolo direttamente durante le repliche, lasciando ‘sporcature’ audio per mantenere una qualità teatrale e ricreare la sensazione di essere in scena. Nel montaggio si è cercato di mantenere l’attacco sul sats; il sats, l’impulso dell’azione, è il linguaggio tipico dell’Odin Teatret, un impulso che sta sul momento, un modo di comunicare per gli attori in scena; unendolo all’attacco sul movimento, usato nel montaggio per congiungere due inquadrature, nasce l’attacco sul sats, che crea una struttura ritmica e dinamica sulle azioni mantenendo la globalità dell’azione stessa.

Lo spettacolo è ambientato in un ipotetico futuro dopo la 3a guerra civile in Europa, in contemporanea in diversi paesi, e intreccia le storie di altrettanti personaggi: la vedova di un combattente basco, una rifugiata cecena, un avvocato danese, una casalinga rumena, un musicista rock delle isole Faröe, un ragazzo colombiano alla ricerca del padre scomparso in Europa, quest’ultimo trait d’union tra i vari personaggi. È uno spettacolo corale, con la particolarità di articolarsi nello spazio-fiume: il palco scorre tra due sponde di spettatori che guardano lo spettacolo ma nel contempo si fronteggiano e si guardano tra loro.
Il leitmotiv è ‘il paese deve essere ricostruito’; si celebra la vittoria, si lavano i morti, la casalinga tenta il suicidio, tra monete e case di vetro è tempo di pregare, per arrivare all’assolo di violino finale, all’armonia che è la chiave della polifonia musicale e il fulcro di questo spettacolo: se nella vita reale è difficile parlare tutti insieme contemporaneamente senza scadere nella cacofonia, non è così nella Vita cronica, che risulta invece, nella sua complessa polifonia di personaggi, armonica come una composizione musicale.

Michela Aloisi