La notte è piccola per noi

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7.0 Awesome
  • voto 7

Avanzi di balera

In una grande sala da ballo, durante un concerto, si incrociano le storie degli avventori: una donna sui cinquanta attende il suo uomo, dopo anni di separazione; un uomo e una donna si sono dati un appuntamento al buio dopo mesi di chat ma entrambi hanno mentito su molte cose; un padre di famiglia, intento a festeggiare l’anniversario di nozze rivede con poco piacere una sua vecchia conoscenza; quattro professoresse festeggiano il loro passaggio di ruolo; una coppia di ottantenni è alle prese con una crisi di gelosia.
Letta la sinossi dell’ultima fatica dietro la macchina da presa di Gianfrancesco Lazotti dal titolo La notte è piccola per noi, presentata nella sezione Nuove proposte alla settima edizione del Bif&st e prossimamente nelle sale con Microcinema, è praticamente impossibile impedire alla mente di riavvolgere le lancette del tempo sino al 1983, anno di produzione del pluri-premiato Ballando ballando, che valse a Ettore Scola una candidatura agli Oscar per il miglior film straniero (per l’Algeria), quattro David di Donatello, tre César e un premio per la migliore regia alla Berlinale. Ma ci ha pensato il regista stesso, durante l’incontro con il pubblico della kermesse pugliese, a escludere categoricamente qualsiasi tipo di parentela tra la sua pellicola e quella del compianto maestro della grande commedia nostrana. Insomma, nonostante qualche sottile e voluta analogia, più o meno confermate dalla visione, quella scritta e diretta dal regista romano, qui alla sua quinta prova cinematografica (l’ultima risale al 2010 con Dalla vita in poi), non va considerata in alcun modo una trasposizione della suddetta opera, tantomeno una sua libera, vicina o lontana rielaborazione. Si tratta piuttosto di un sentito omaggio a un film entrato a gamba tesa nella storia della cinematografia nazionale e internazionale, o ancora un’affidabile e illustre fonte d’ispirazione alla quale strizzare l’occhio per portare sullo schermo un intreccio senza soluzione di continuità di storie e personaggi, consumato totalmente all’interno di una sala da ballo. Per cui eccetto l’unità spaziale e la coralità del plot, oltre al fatto che Lazotti è stato aiuto regia di Scola proprio in Ballando ballando, gli elementi in comune tra i due film sono davvero pochi e vanno ricercati con la lente d’ingrandimento. Basta ricordare, infatti, che l’opera del 1983 (a sua volta adattamento di una fortunata piece francese del 1980, ossia Le Bal) era divisa in cinque tappe temporali, ambientata in una balera della periferia parigina e completamente priva di dialoghi, mentre in La notte è piccola per noi  l’azione si sposta in una balera (con un paio di sortite nel parcheggio) persa nella periferia romana nell’arco di una serata, con tutta una serie di personaggi ad animarla che sono il frutto dei giorni nostri; il tutto condito da un fiume di parole che riempie dal primo all’ultimo fotogramma utile i novanta minuti circa di timeline. Distanze abissali separano dunque gli esiti, con l’opera firmata da Scola che resta un miraggio in lontananza, eppure quella di Lazotti ha i suoi pregi, a cominciare dal ritmo, per finire con i fluidi e riusciti passaggi da una storia all’altra che danno origine a un mosaico di parole e gesti tutto da gustare.
Detto questo e chiarita ogni possibile male interpretazione legata alla natura drammaturgica dell’operazione, c’è da fare i complimenti al cineasta capitolino per l’aver portato sullo schermo una commedia leggera e divertente, dove per leggerezza si intende un “linguaggio comico” legato a un modo più soft ed easy di intrattenere la platea di turno. In questo, Lazotti ci riesce molto bene, mescolando le varie gradazioni e sfumature dello humour sino a raggiungere il retrogusto amaro tipico della tragicommedia old style. Di volgarità e comicità spiccia non vi è fortunatamente traccia, a differenza di tanta genuinità dialettale che trasuda dai dialoghi. Peccato per la discontinuità nel disegno dei personaggi e delle vicende narrate (alcune funzionano più di altre) e per alcune evidenti sbavature nella messa in quadro, che per coloro che capiscono di regia sono il frutto di una serie di difficoltà tecniche dovute all’onnipresenza della musica (3/4 della timeline è accompagnata da una variegata colonna sonora diegetica di successi di ieri e di oggi) e alla gestione dei tanti personaggi coinvolti in pista (mix pazzesco di volti della nuova e della vecchia guardia, con alcuni evergreen a fare la loro bella figura, come ad esempio Leroy o Gegia).

Francesco Del Grosso