La morte legale

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Giuliano Montaldo racconta la genesi del film Sacco e Vanzetti

Giuliano Montaldo lo avevamo rivisto di recente sullo schermo nelle vesti che lui reputa meno congeniali: quelle di attore. Eppure, il personaggio così carico di umanità interpretato per l’intelligente ed empatica commedia di Francesco Bruni, Tutto quello che vuoi, ci aveva conquistato sin dal suo apparire in scena.
Questa grande figura del cinema italiano ci è apparsa poi nuovamente, di persona, mercoledì 3 ottobre, allorché il documentario La morte legale – Giuliano Montaldo racconta la genesi del film Sacco e Vanzetti è stato presentato alla stampa in una cornice d’eccezione, il Teatro dei Dioscuri al Quirinale, dove peraltro si sta ora tenendo un’interessantissima mostra fotografica sulla Guerra Civile Spagnola. Come a dire che la grande Storia in quegli spazi è di casa. Ed è stata quindi un’enorme soddisfazione veder rafforzati i già pregevoli contenuti del documentario dalle testimonianze dal vivo di un grande, generoso autore, che ha insistito più volte sul valore di inno alla tolleranza del suo cinema. Nei primissimi anni ’70 non soltanto il capolavoro Sacco e Vanzetti (1971), ma anche Gott mit uns (Dio è con noi) (1970) e Giordano Bruno (1973) sono state pietre miliari di questo percorso creativo, teso al risveglio delle coscienze. Accanto al regista, con punti di vista parimenti forti da proporre riguardo all’intera vicenda, si sono palesate la moglie Vera Pescarolo Montaldo, altra presenza di spicco su quei set; ed una Rosanna Fratello all’epoca star della musica leggera italiana, che proprio in Sacco e Vanzetti sfoderò una sorprendente interpretazione. La sua bellezza sembra inoltre essersi cristallizzata nel tempo.

Nel documentario diretto con fare consapevole e rispettoso da Silvia Giulietti e Giotto Barbieri, queste ed altre testimonianze (tra le quali segnaliamo almeno quella del critico Mario Sesti e l’altra, fondamentale, di Ennio Morricone sulle musiche) si intrecciano con una certa agilità, facendo emergere poco alla volta sia gli aspetti salienti del caso giudiziario, che costò la vita agli innocenti Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti svelando il lato più oscuro del “sogno americano”, sia la genesi e l’importanza storica del film che parecchi decenni dopo riportò alla ribalta l’infamia commessa. Proprio quest’ultimo aspetto è, a nostro avviso, quello che in un lavoro serio e documentato come La morte legale – Giuliano Montaldo racconta la genesi del film Sacco e Vanzetti rifulge di più: tanto le difficoltà iniziali nel trovare fondi per raccontare una storia così scomoda che la strepitosa accoglienza che ricevette in seguito la pellicola, ambendo con successo all’impresa di smuovere le acque e ricreare consapevolezza nella collettività di un’ingiustizia giudiziaria risalente a parecchi anni prima, rappresentano un esempio emblematico e tutto sommato raro di quanto il cinema di impegno civile, se realizzato con rigore e passione, possa poi rivelarsi utile interagendo con gli strati più sensibili della società.
Per il resto la ricerca documentaria funziona qui grazie all’aneddotica sapida, efficace e brillante di Montaldo stesso, come anche per quell’impronta registica che può apparire fin troppo didascalica, a tratti, ma che facilita così l’assorbimento in una traccia narrativamente solida dei diversi materiali impiegati, da quelli d’archivio alle interviste, passando poi per i bei disegni di Remo Fuiano ispirati naturalmente all’arresto e alla detenzione di Sacco e Vanzetti.

Stefano Coccia