Keeper

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

L’attimo che cambia la vita

L’amore tra Maxime (Kacey Mottet Klein) e Mélanie (Galatéa Bellugi) si respira sin dai primissimi fotogrammi. Keeper di Guillaume Senez si apre proprio sui baci e le effusioni tra due adolescenti conquistati l’uno dall’altro. Sono nel momento della cotta, dei sogni e di uno sguardo ancora molto incantato verso il futuro, ma qualcosa – o meglio – qualcuno interromperà quella leggerezza propria di quegli anni per porli di fronte a una scelta e alle responsabilità.
Dopo esser stato premiato all’ultimo Festival di Locarno (il regista ha ricevuto l’Europa Cinemas Label), l’esordio dietro la macchina da presa di Senez arriva in concorso alla 33esima edizione del Torino Film Festival colpendo per la freschezza e il tocco con cui tratta l’adolescenza e il tema del diventare genitori. Potremmo affermare che inizialmente i due sguardi sono bilanciati, anche se si avverte soprattutto quello maschile e sarà proprio questo a emergere cercando di fare i conti con l’idea e col fatto concreto di diventare padre. Cosa vuol dire? Può un ragazzo di quindici anni avere già la risposta? In realtà, forse, neanche i cosiddetti adulti lo sanno e questo Keeper lo mostra con limpidezza e spontaneità, senza giri di parole. L’opera, scritta a quattro mani con David Lambert (regista e autore di Je suis à toi, vincitore del Festival Mix Milano 2015), racconta le diverse reazioni anche dei genitori dei due ragazzi, facendole ora intravedere, ora esplodere. Si resta, talvolta, anche sconcertati davanti all’atteggiamento della madre di Mélanie (Laetitia Dosch), ma lo spettatore di turno ha la consapevolezza che ogni modo di agire è dovuto a qualcosa di irrisolto, senza che questa percezione venga comunicata con toni lugubri e pesanti. In tal senso è, infatti, molto forte lo scambio tra la ragazza e la madre, la quale ha avuto sua figlia in giovane età e probabilmente proprio per questa ragione è scossa. In più Senez, a nostro parere, fa anche passare quella sensazione che può provare il genitore nel rendersi conto di non poter controllare il proprio figlio e di non poter avere più “potere”… ci sono scelte che, anche se si è adolescenti, si è in grado di prendere e Keeper ci fa proprio pensare su questo.
Come un buon coming of age che si rispetti, tutti si evolvono, soprattutto Maxime che, tra bravate e paure per la ragazza che ama, prova a capire cosa voglia davvero al di là del calcio. Quando il ragazzo scopre la dolce attesa di Mélanie, dopo una prima reazione istintiva, prima con parole quasi sussurrate, poi con gesti e determinazione, afferma di voler tenere questo piccolo. Come afferma lo stesso regista, «sebbene Maxime possa influenzare il percorso di Mélanie, egli, però, non può avanzare diritti e appare completamente impotente di fronte a ciò che accade». Effettivamente in Keeper più volte viene sottolineato come una decisione che dovrebbe essere di coppia, in realtà, spetti a lei.
Grazie al lavoro col direttore della fotografia (Denis Jutzeler), il regista franco-belga è riuscito a confezionare una messa in quadro discreta, in grado di rimanere sui protagonisti seguendoli discretamente. Resta impressa l’inquadratura di Mélanie al pub poco prima di partorire: non proferisce parola, eppure è così loquace. Si passa da primi piani a totali, quasi a voler mostrare l’amore innocente e come questo si inserisca nella complessità della realtà. Una funzione di respiro per la platea l’assume la colonna sonora, tra i brani che subito ci fa viaggiare arriva la cover di “Wonderful life”.
Ci piace lasciarvi con le parole di Senez che con sensibilità e in linea col cinema belga, rivela il significato di questo titolo. «Keeper in Belgio, così come in vari stati anglofoni, significa “portiere”. Ho pensato che potesse essere interessante il confronto tra Maxime e questa posizione ingrata, che, in termini di impotenza, fa da eco all’impossibilità di Maxime di agire di fronte alla gravidanza di Mélanie. Un portiere non può vincere una partita. Può solo salvarla. Per concludere, visto che parte da una posizione di assoluta impotenza, Keeper è un film su ciò che ognuno desidera».

Maria Lucia Tangorra