Justice League

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Uniti nella lotta

La vera impresa cinematografica, nel caso di Justice League, parrebbe proprio essere stata quella di aver realizzato il film. Già non era facile riunire in un unico lungometraggio supereroi di spessore variabile come Superman, Batman, Wonder Woman, Aquaman, The Flash e Cyborg; figuriamoci poi cucirgli addosso una sceneggiatura che riuscisse ad accontentare gli esigenti appassionati. Difatti le vicissitudini produttive non sono affatto mancate, complice un grave lutto che ha colpito il regista Zack Snyder e il conseguente coinvolgimento di Joss Whedon – nei crediti ufficiali solo cosceneggiatore assieme a Chris Terrio ma inevitabilmente portatore di affinità con l’universo concorrenziale della Marvel – per aggiungere nuove sequenze e occuparsi della postproduzione. A conti fatti, comunque, il risultato può considerarsi sopra la linea di un ordinario galleggiamento: ognuno dei protagonisti può contare sul suo bravo spazio, la trama trova nella sua elementarità un rimedio agli strafalcioni del passato – presenti in quantità industriale, ad esempio, in Batman v Superman: Dawn of Justice – e i momenti d’azione, girati da Snyder con la consueta grevità, trovano respiro in un messaggio di unità condivisibile a livello universale, senza mai nemmeno sfiorare quell’afflato epico peraltro mai rincorso, almeno nelle premesse.
Punti deboli. Si poteva escogitare forse uno sviluppo diverso della solita invasione aliena con tanto di cattivo monodimensionale chiamato Steppenwolf, a capitanare una squadra di pseudo-pipistrelli stimolati all’aggressione dalle umanissime paure. Un villain ben descritto, notoriamente, porta beneficio all’empatizzazione della platea verso le forze del bene. Anche il momento topico, teoricamente di grande presa emotiva, della “resurrezione” di Superman risulta inserito narrativamente in modo abbastanza anonimo, non riuscendo a suscitare quel pathos che il percorso cristologico del supereroe più popolare della D.C. Comics, iniziato con il suo sacrificio nel finale del già menzionato Batman v Superman: Dawn of Justice, avrebbe pienamente meritato. Per il resto, in questo Justice League che tradisce abbastanza consapevolmente lo spirito del fumetto ideato nel 1960 da Gardner Fox, si racconta con una certa intelligenza una parabola sull’America di oggi, quella afflitta dalle troppe divisioni dell’era Trump. Inizialmente i nostri eroi viaggiano in ordine sparso, con Batman sempre convinto di poter gestire in maniera autonoma qualsiasi minaccia si presenti all’orizzonte. Mentre gli altri sono impelagati nei loro guai, The Flash e Cyborg, oppure impegnati a coltivare il proprio orticello, come Aquaman e la regina delle amazzoni Wonder Woman. Ovviamente sarà lo stesso Batman ad operare, come già accaduto in passato, la classica conversione ad U per provare a far fronte comune, ivi compresa la rinascita di Superman grazia ad una scatola dai poteri inestimabili che rischia di finire, assieme alle altre due, in mani sbagliate. La cosiddetta lezione morale di Justice League si riduce a questo: cioè meglio poco che niente, detto in estrema sintesi.
Se fossimo ipoteticamente avvolti dal lazo di Wonder Woman – arnese che costringe chiunque a dire la verità, elemento da cui scaturiscono alcuni dei momenti più divertenti del film – diremmo che Gal Gadot (per l’appunto ad interpretare l’unica eroina al femminile del gruppo) è di una bellezza abbagliante e le sequenze di combattimento che la vedono coinvolta provocano un certo sommovimento ormonale persino in misura maggiore del film di Patty Jenkins che l’ha vista unica mattatrice; che Ben Affleck nei panni di Batman conferma per l’ennesima volta di possedere l’espressività di un armadio a due ante. Mentre i momenti più gustosi, anche in virtù di una descrizione non banale del personaggio, vanno senz’altro all’Ezra Miller di The Flash, simpatico mix di paure adolescenziali con poca voglia di misurarsi in un mondo spietato e spinte eroiche che agiscono sottotraccia. In qualche modo è con lui che lo spettatore medio dovrebbe identificarsi, nel contesto di un’operazione che garantisce comunque quel minimo sindacale di riflessione prima di abbandonarsi senza remore all’azione coreografica.
Anche solo per questo Justice League, con tutti i suoi difetti, vale una visita al cinema nell’inverno ormai incombente.

Daniele De Angelis