Judgement

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Processo senza appello

La violenza sulle donne e i minori, nello specifico tra le mura domestiche, è un tema sempre più attuale. La Settima Arte, in particolare negli ultimi anni, si è fatta carico di questa piaga imperante e dilagante a tutte le latitudine, portando sullo schermo testimonianze e storie di denuncia. L’ultima in ordine di tempo che ci è capitato di incrociare è quella al centro di Judgement, dove Joy, madre di una bimba di 4 anni, viene quotidianamente picchiata dal marito Dante Santos. Una sera l’uomo, su di giri per la droga, le spacca la faccia contro il lavandino mentre sta lavando i piatti, ferendo anche la piccola Angel alla testa. L’episodio spinge Joy a rivolgersi alle autorità, aprendo così un’inchiesta per maltrattamenti che trascinerà la famiglia in un baratro di violenza e disperazione.
La pellicola diretta da Raymund Ribay Gutierrez, presentata nelle competizioni delle ultime edizioni dei festival di Cannes, Toronto e Milano, racconta senza pregiudizi e spettacolarizzazioni, attraverso corpi ammaccati, sirene spiegate e ferite permanenti, storie di emarginazione e brutalità quotidiana in quel di Manila. Una storia di amore criminale, l’ennesima ad approdare sullo schermo, che si consuma tra le mura amiche e che, seguendo altre dinamiche, riporta alla mente il recente L’affido, folgorante esordio di Xavier Legrand premiato alla Mostra di Venezia 2017 con un meritatissimo Leone d’Argento.
Pur muovendosi e sviluppandosi sulla breve distanza, lo short del venticinquenne regista filippino è un pugno ben assestato alla bocca dello stomaco dello spettatore di turno, lasciato inerme al cospetto di una narrazione secca e diretta, a tratti cruda e senza filtri censori, che accompagna personaggi e chi guarda nei luoghi dell’orrore. Tra stazioni di polizia, aule di tribunale e le strade di una metropoli spietata, l’odissea della protagonista riporta alla mente quella altrettanto drammatica della Miriam de La bella e le bestie. Il fruitore viene scaraventato senza se e senza ma al seguito di una donna in un pedinamento costante e senza sosta all’insegna del realismo, quasi documentaristico, che ci conduce verso un epilogo assolutamente imprevedibile che stravolge ogni tentativo di pronostico.
Judgement conferma il talento del giovane Gutierrez, intravisto già in maniera cristallina nel precedente e pluridecorato Imago, che a suo tempo aveva attirato l’attenzione di Brillante Mendoza che lo ha preso subito sotto la propria ala protettrice producendo il suo nuovo lavoro. Qui l’allievo non raggiunge il maestro, ma vi si avvicina dando alla luce un’altra pregevole pietra grezza dalla quale, in futuro, siamo sicuri nascerà qualcosa di ancora più prezioso. Non abbiamo dubbi in merito, come non ne abbiamo sulla bravura di Max Eigenmann, chiamata a regalare alla macchina da presa un’altra intensa e sofferta interpretazione nel ruolo di Joy dopo quella di Leonor in Historiographika errata di Richard Somes.

Francesco Del Grosso